in ,

2024 fra Olimpiadi e un futuro promettente nonostante il sistema nazionale

Sport 2024 come grande opportunità per i più piccoli fino ai più anziani, ma servono un sistema più idoneo e maggiore intraprendenza degli operatori ph freepik

L’Olimpiade di Parigi sarà l’evento sportivo dell’anno, ma le attese sono anche per risultati positivi di piscine, palestre e filiera collegata: nuove sfide da vincere e record storici da superare, sperando che il sistema in chiave fiscale e normativa dia le risposte necessarie

Lo spunto viene offerto dall’introduzione social ad un’intervista di ItaliaOggi a Mauro Berruto accessibile a chi riceve la newsletter settimanale: la riportiamo in coda al testo: Berruto, grande uomo di sport, competente e ferrato sullo sport system nazionale, politicamente impegnato e voce autorevole, è sicuramente fra i pochi parlamentari credibili e preparati relativamente ad un comparto considerato a singhiozzo e secondo convenienze elettorali e di consenso da partiti, classe dirigente ed istituzioni.

Le palestre nel 2023 in molti casi hanno superato i numeri del 2019: ora possono guardare con ottimismo al nuovo anno ph wavebreakmedia by freepik

Alla vigilia del 2024 sono tante le attese che gli operatori sportivi condividono. Usciamo definitivamente da una crisi storica senza precedenti per l’economia mondiale e ancor più per lo sport, che mai, prima della pandemia, aveva subito uno stop così destabilizzante, anche in ragione della sua vita relativamente breve, visto che lo sport è un riferimento da poco più di un secolo, con una posizione di rilievo conquistata meno di un quarantennio fa, quando ha cominciato ad essere praticato e considerato per i valori sociali, economici e sanitari che assicura. Anzi, circa salute, prevenzione e rilevanza sociale a livello planetario, la sua considerazione ha fatto un balzo significativo poco più di un decennio fa, rafforzandosi verticalmente proprio dopo l’inizio della triste e paralizzante parentesi Covid.

Usciamo definitivamente da una crisi storica senza precedenti per l’economia mondiale e ancor più per lo sport, che mai aveva subito uno stop così destabilizzante

Ed infatti oggi parlare di sport significa solo parzialmente considerare l’agonismo di vertice che, nell’ultimo decennio, vede sempre più mediatiche discipline un tempo seguite solo in occasione di grandi eventi come le Olimpiadi. Salute, longevità, prevenzione ormai sono strettamente legate a stili di vita e all’esercizio fisico, che con lo sport di vertice non hanno molto a che spartire, salvo certi fondamentali da cui attingere e figure iconiche di campioni che aiutano a diffondere l’attività fisico-sportiva come costume che fa bene alla vita, alla salute, al sistema inteso nella sua globalità.

Fa bene anche all’economia, come diversi nostri articoli pubblicati su wbox confermano. E nell’economia rientrano anche le attività che quotidianamente le società e i centri sportivi di ogni tipo offrono e quanto le imprese del settore producono e propongono alle realtà sportive, al popolo dello sport, ai consumatori.

Oggi l’esercizio e il benessere fisici sono sempre più collegati alla salute e al wellness mentali, aspetti non sottovalutabili dagli operatori

Ed oltre ad essere sempre più un asset fondamentale per le economie e per il PIL nazionali, è un pilastro non più disconosciuto per il sistema sanitario, per la prevenzione da patologie ed infortuni di ogni cittadino, per invecchiare in salute, magari riuscendo a rallentare le tappe biologiche che portano ad una longevità sempre più matura.

L’intervista che viene fatta a Berruto non si addentra in questi argomenti che hanno un peso fondamentale e positivo sui costi sanitari, sul welfare che soprattutto all’estero viene considerato per i dipendenti privati e pubblici, sul servizio che viene garantito al cittadino, ovviamente pagando perché lo sport è stato sì introdotto in costituzione, ma non come diritto, bensì per riconoscerne il valore educativo e formativo.

Lo sport è un pilastro non più disconosciuto per il sistema sanitario, per la prevenzione da patologie ed infortuni di ogni cittadino, per invecchiare in salute

A fini pratici, a parte l’impegno del governo e parlamento di introdurre istituzionalmente lo sport nelle scuole primarie e qualche aggiustamento rispetto ad arretratezze sistemiche e formative dei più piccoli, l’ingresso in costituzione, di cui si sono entusiasmati parlamentari, uomini di istituzioni e media con paroloni reboanti, a nulla più è valso per lo sport e per chi vi opera.

Direte “ma ora abbiamo la nuova legge dello sport finalmente in vigore” ed è verissimo; ma questa è stata varata a prescindere dal dettato costituzionale e, alla luce degli effetti, sta creando più di qualche problema ad ASD/SSD che devono muoversi fra nuovi ostacoli burocratici ed adempimenti gravosi, così come gravosi sono i nuovi oneri economico-finanziari – comunque necessari per dare dignità lavorativa ai “collaboratori” sportivi di ieri, oggi legittimamente lavoratori a tutti gli effetti.

Il 2024 è l’anno olimpico, l’anno delle rielezioni dei presidenti federali, per cui è stato cancellato il limite dei mandati, così come sembra accadrà anche per il presidente CONI. La politica fa e disfa senza un filo conduttore, ma nessuno può e deve dimenticare che se lo sport esprime risultati che il mondo invidia all’Italia, vera potenza mondiale in tantissime discipline – facciamo astrazione dal calcio nazionale, rovinosamente crollato negli ultimi quindici anni-, il merito non è della politica e lo è solo in parte di federazioni e CONI, ma è dei privati, delle ASD/SSD, dei centri sportivi che investono risorse destinabili ad altro (al sociale, alla formazione aggiornata dei profili professionali dedicabili ad altre attività, a servizi offerti a diverse categorie di popolazione che potrebbero beneficiare massivamente dell’esercizio fisico guidato da professionisti in ambienti idonei) per dare priorità ai tecnici migliori, ad attrezzature e strutture, a beneficio dello sport e dei migliori campioni.

In Italia lo sport e tutti i servizi collegati dipendono esageratamente dai privati, lasciati spesso a se stessi

Campioni che, solo al raggiungimento di risultati di alto livello, godono delle attenzioni che le federazioni più affermate (in questo la FIN ha pochi eguali) giustamente e con capacità e merito, riservano alle squadre nazionali, supportate dal CONI o, meglio, stortura tutta partitico-politica, da Sport e Salute che assegna i finanziamenti alle varie federazioni ed EPS.

Lo sport e tutti i servizi collegati in Italia dipendono esageratamente dai privati, lasciati spesso a se stessi. Forse il limite ascrivibile a chi da privato dà molto in chiave sportiva e sociale è che, come nel caso delle piscine, prevale la tendenza a propendere troppo per lo sport agonistico, troppo poco per la parte più commerciale che avrebbe la funzione di assicurare servizi più ampi ed inclusivi per la collettività e la salute, ma soprattutto profitti e risorse da investire meglio e di più sia nello sport che nell’innovazione e nell’ammodernamento di servizi, strutture e formazione del personale.

Over 65 e piscina, un binomio che sarebbe premiante per i primi in chiave salute e prevenzione e ancor più per la seconda; ma servono agevolazioni fiscali e un sistema più adeguato per avvicinare le nuove domanda e offerta ph wavebreakmedia-micro by freepik

Non diciamo nulla di nuovo, ma lo rimarchiamo. Perché il 2024 è sicuramente un anno fondamentale per proseguire nella crescita ben avviata durante l’anno che ci lasciamo alle spalle, con probabili acuti in chiave ricavi e profitti (o avanzi di bilancio per le no profit), numero di iscritti, diffusione dell’esercizio fisico e sicuramente anche dei tesserati alle diverse federazioni.

Nell’articolo di fine anno (link https://wbox.it/le-tendenze-del-fitness-delle-piscine-e-dello-sport-2024/) abbiamo sottolineato che palestre e piscine dovrebbero imparare a cogliere la grande opportunità rappresentata dall’idea di sport come servizio per la salute dei cittadini, per la prevenzione di patologie e infortuni, per garantire alla popolazione meno giovane soluzioni volte a rallentare il processo di invecchiamento e puntare, come persone sane, ad una maggiore longevità. Sarebbe un passaggio decisivo per portare in palestra o piscina, non il 9-10% degli italiani, ma il doppio e molto di più.

E’ vero che il comparto manca di imprenditorialità e intraprendenza con i limiti che a più riprese abbiamo sottolineato, ma è altrettanto vero che un comparto che esprime già risultati di grande valore nell’agonismo di vertice mondiale, che contribuisce sensibilmente al PIL nazionale, che, con la riforma del lavoro sportivo, acquisisce pienamente peso e dignità di settore economico fondamentale per il Paese, non può essere trascurato e dimenticato dalla politica e interpretato ad intermittenza e in modo miope, come è accaduto fieno a ieri, da istituzioni ed enti pubblici, in primis i Comuni.

È vero che il comparto manca di imprenditorialità e intraprendenza ma non può essere trascurato e dimenticato dalla politica o interpretato ad intermittenza e in modo miope da istituzioni ed enti pubblici

Il grande potenziale che può esprimere lo sport, con riferimento particolare a piscine e palestre, richiede un quadro normativo, fiscale e di contributi all’altezza delle sfide cui lo sport è chiamato a rispondere. E non fra un decennio, ma già dal 2024 per accompagnare il settore verso i grandi risultati, non solo agonistici di cui siamo certi e di cui le Olimpiadi saranno la cornice ideale, ma anche di servizio alla collettività e in risposta alle attese della popolazione e ai nuovi bisogni della stessa.

L’ Olimpiade di Parigi è l’evento sportivo del 2024 che regalerà allo sport italiano grandi soddisfazioni, come è aspicabile accada a tutto il sistema-sport nazionale se saprà avvicinare a palestre, piscine e centri sportivi nuove categorie di popolazione

Quindi non è più possibile tergiversare circa un’aliquota iva che deve essere zero o allineata a quella prevista per i servizi e i prodotti medici (o l’assioma sport-salute serve alla politica e alle varie istituzioni per riempirsi la bocca senza alcuna soluzione pratica coerente a beneficio della collettività e degli operatori sportivi?), la defiscalizzazione completa delle spese sostenute dal singolo o dalle famiglie per iscriversi e praticare lo sport o l’esercizio fisico guidati da professionisti, da contributi incentivanti a formare il personale e/o a modernizzare strutture ed attrezzature, a dare vita a gare d’appalto dove prevalgano parametri non fedeli all’idea di sport=agonismo, ma di sport=servizio sociale/sanitario per tutti, a campagne istituzionali di sensibilizzazione e informazione sui benefici dell’esercizio fisico.

L’elenco sarebbe lunghissimo, ma è impensabile che un settore possa cogliere appieno il potenziale che avrebbe, se il sistema non solo è penalizzante, ma non evolve parallelamente ai cambiamenti che vengono richiesti ad un intero comparto. Come è da sempre avvenuto per asset fondamentali per l’economia del Paese, lo sport non può continuare ad essere il figlio di un dio troppo inferiore rispetto a quelli di altri settori economici e sociali.

Il grande potenziale che può esprimere lo sport richiede un quadro normativo, fiscale e di contributi all’altezza delle sfide cui lo sport è chiamato a rispondere

Al di là dei condizionamenti frenanti e penalizzanti del Sistema Italia, il 2024 è sicuramente l’anno delle grandi opportunità da cogliere per chi è il motore del comparto sportivo: società sportive, dirigenti, centri sportivi che hanno già dimostrato, da realtà private, tutta la propria grandezza nell’agonismo di vertice ed internazionale. Sapremo anche essere in protagonisti convincenti per tutto il resto, capitalizzando le opportunità che la fase storica sta segnalando al settore. Dando spazio a quel pizzico di intraprendenza che forse ci ha fatto troppo difetto fino a ieri, disposti a metterci in discussione: tutti insieme potremo continuare a registrare ottimi risultati e ad essere all’unisono espressione di performace da record nel corso del nuovo anno appena iniziato. Che sia uno strepitoso 2024!

Nel 2024 dobbiamo andiamo oltre l’idea di sport tradizionale, per rendere l’esercizio fisico funzionale alla salute una conquista sociale che per palestre e piscine si traduce in maggiori risorse da poter investire in ammodernamenti e nello sport agonistico

Questa l’introduzione social del 16 dicembre scorso (LinkedIn) di ItaliaOggi all’intervista a Mauro Berruto pubblicata dall’autorevole testata economica: basta iscriversi alla newsletter per poterla leggere

Il 2024 sarà anno olimpico e, di conseguenza, anche l’anno delle elezioni dei vertici delle federazioni sportive
Tema quanto mai caldo: questa estate il dl 75/2023 ha abolito la cosiddetta legge Lotti, che fissava un limite massimo di tre mandati consecutivi per i presidenti delle federazioni. La legge è stata anche smontata dalla Corte costituzionale a fine settembre
E il Coni? Lo statuto recentemente approvato da giunta e consiglio, anche in questo caso, non vede vincoli al numero di mandati, che precedentemente era invece previsto
Per la prossima tornata elettorale, quindi, è possibile immaginarsi un alto numero di conferme degli attuali vertici; abbiamo già visto in settimana la ricandidatura alla Fip di Gianni Petrucci
A prescindere dal merito della questione, la vera domanda è: il meccanismo elettorale nello sport è sempre e realmente democratico?
Ne abbiamo parlato con Mauro Berruto, deputato del Partito democratico e ex ct di successo della pallavolo
L’intervista completa era all’interno della newsletter di Diritto e Sport, in particolare nel numero che inviato agli iscritti sabato 16 dicembre alle 10
Per poter vedere l’intervista comodamente dalla tua mail, oltre al meglio degli articoli e degli approfondimenti di Diritto e Sport, ti puoi iscrivere gratuitamente.

Scritto da Marco Tornatore