A parte quattro enti federali, i presidenti hanno sottoscritto un documento che sostiene le ragioni del presidente del CONI, mentre Abodi da tempo ritiene che il limite dei tre mandati non vada discusso
In Italia le leggi vengono fatte, magari ad personam anche per penalizzare precisi dirigenti, ma poi la sua applicazione diventa discrezionale o a interpretazione variabile. Un approccio frequente nello sport, come accaduto con le Federazioni dove il limite di mandati viene aggirato e si consolidano regni ultraventennali favoriti tuttavia da indiscutibili capacità e grandi risultati di diversi presidenti. Pure Malagò, che tanto ha fatto per le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina, vorrebbe fosse allungato il suo mandato per poter vivere l’evento da guida del CONI. A riguardo a più riprese si è pronunciato negativamente il Ministro dello Sport Andrea Abodi, considerando la norma attuale come riferimento imprescindibile. In tal senso il ministro non ha certo torto, ma il sistema sport sembra non gradire e si appella ad una deroga ritenuta evidentemente opportuna.
Sul tema è intervenuta Diritto e Sport (Italia Oggi) via social con questo comunicato richiamando un’agenzia Ansa:

EQUIPARARE LE NORME ELETTORALI DEL CONI A QUELLE DELLE FEDERAZIONI SPORTIVE
Lo chiedono in una lettera al Governo, di cui l’Ansa ha preso visione, 43 presidenti di federazione sportiva. Attualmente la legge preclude a Giovanni Malagò la possibilità di ricandidarsi perché giunto al terzo mandato, a differenza dei vertici federali.
Si apprende dall’agenzia Ansa che: “Su 50 federazioni del Coni – fanno presente fonti sportive – sono stati esclusi dal coinvolgimento nel documento indirizzato al governo i tre enti pubblici (Aci, Aeroclub d’Italia e Tiro a segno), non sono stati interpellati i rappresentanti del nuoto e dei medici sportivi (i cui presidenti, Barelli e Casasco sono parlamentari), il tennis (Binaghi è notoriamente in opposizione a Malagò), mentre il presidente del taekwondo, Angelo Cito, non ha voluto sottoscrivere la lettera”