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Aquatic Fitness & Training: il cambiamento, le nuove idee e le opinioni

Il vero nuovo trainer non è la star che vuole essere al centro, ma è il primo alleato di ogni cliente, l'unica vera priorità del tecnico modernamente professionale

Dal confronto fra nuovi trainer ed esperti di attività in acqua verticale emerge come il cambiamento per avvicinare nuovi clienti e rispondere ai bisogni mutati della popolazione richieda una riflessione che orienti verso le scelte più idonee

L’APPROFONDIMENTO DEL WEEKEND

Un trainer che, dopo le difficoltà della crisi pandemica, ritrova entusiasmo per tornare al suo ruolo in piscina, con nuove idee, forse opinabili, ma sicuramente linfa per alimentare il cambiamento ed interpretare in modo diverso il ruolo dell’aquatic trainer come veniva considerato in passato.

Intendiamoci, le figure che perseverano nell’approccio da “acqua-aerobica” o aquagym legate a schemi degli anni 90 sarebbero da sostituire in ogni piscina, per il bene della clientela, ancor più per quella parte di possibili utenti che ancora in vasca non vengono, ma pure per il bene dell’evoluzione del fitness e del training acquatici e, soprattutto, per le sorti gestionali dell’impianto e il futuro del gestore stesso. Chi non dovesse capire quanto oggi siano cambiate le attese della clientela e la professionalità (necessaria) in piscina, è meglio cambi mestiere e settore.

Aqua Trainng e potenziamento in acqua per ora sono poco considerati, tenendo così lontana la clientela maschile -ph Swimex

Invero le idee nuove sono fondamentali, purchè si parta da basi di conoscenza solide e con obiettivi coerenti con quanto sopra riportato.

Sull’onda della consapevolezza che il nuovo debba avanzare e il cambiamento professionale non sia eludibile, si sta districando Matteo Zenato, che, molto generosamente, ha mandato in redazione un interessante contributo, mentre lui autonomamente cerca di lanciare messaggi anche via social e online finanche via Radio Social.

Dall’altra parte, fa eco un vero depositario dell’alto sapere acquatico, Stefano Candidoni, direttore scientifico di EAA, che da tempo cerca di spiegare come l’attività in verticale in acqua sia il futuro delle piscine soprattutto per nuova clientela, purché ci si allontani decisamente dall’idea che il trainer debba essere la star autoreferenziale (si opera e agisce per il team, non per se stessi) che continua con lo schemamusica-movimenti approssimati-ritmo acquatico inadeguato” che ancora oggi connota troppi istruttori, rimasti ad un ventennio fa e imbeccati da sedicenti esperti formatori allineati a questo modello di insegnamento preistorico (e c’è pure chi li paga!). Fortunatamente non ci sono solo i formatori antichi, ma qualificati professionisti di diverse realtà che sono consapevoli del ruolo che hanno: trasmettono tutto il meglio per forgiare rinnovate professionisti o nuove figure professionali per le piscine.Dal confronto di idee di Matteo Zenato e Stefano Candidoni possiamo farci un’idea di come il nuovo possa muoversi e come sia bene seguire un percorso che non eluda passaggi fondamentali cui Candidoni richiama.

I trainer devono oggi esprimere una nuova professionalità, lontana dall’idea fi fitness acquatico di dieci anni fa e rivisitata per offrore il meglio a nuove categorie di clientela

RILANCIARE IL PROPRIO RUOLO DI AQUAFITNESS TRAINER, TRA SOCIAL ED ESPERIENZE A CONFRONTO

Rilanciare il proprio ruolo di Trainer di Aquafitness nell’epoca post covid? Come provare ad attrarre fasce alternative di clienti? Come usare i Social ed il Benchmarking per promuovere le attività di Aquafitness e vivere nuove esperienze? Provo a spiegarvelo in questo articolo

zenato_matteo@libero.it

Il 2023 per me è stato l’anno in cui sono tornato a fare l’Istruttore di Aquafitness. Dopo una pausa volontaria iniziata con l’arrivo del Covid, ho visto una mancanza di sprint ed energie nei corsi di Aquafitness (frequentati prevalentemente da utenza femminile over 30), poche proposte innovative e poca attenzione all’analisi del profilo del cliente.

Non dobbiamo mai dimenticarci di individuare i bisogni e gli obiettivi del cliente (quasi sempre in termini di miglioramento fisico), durante i momenti di interazione che abbiamo con loro. Sicuramente sono utili le informazioni raccolte dal personale di segreteria (front office) e le chiacchierate dell’Istruttore con i clienti in piano vasca, ma non sempre sono sufficienti

A volte è necessario approfondire l’analisi del cliente in modo più individuale, attraverso brevi colloqui in piano vasca, oppure sfruttando la messaggistica privata tramite le amicizie Social (raccogliere feedback sugli allenamenti svolti, risultati e benefici percepiti dal cliente, quali altri obiettivi questo si pone). È una modalità comunicativa alternativa da prendere in considerazione.

La popolazione acquatica che predilige l’attività verticale è ancora troppo femminile e di una precisa fascia d’età ph Glicini

Proporre nuovi training, ripresi dal mondo delle palestre o di altre discipline ginniche, può talvolta – ma attenzione che operiamo in ambiente acquatico! – essere un aiuto per rilanciare i tradizionali corsi di Aquafitness e attrarre nuovi potenziali clienti (nonché rimotivare quelli che abbiamo già).

Il Fast and Tone Training si posiziona a metà via tra gli allenamenti ad alta intensità e la definizione muscolare. Pensato e progettato tramite “business analysis e benchmarking”, cioè una ricerca dell’offerta fitness di piscine e palestre in più aree geografiche, propone due tipologie di training nella stessa lezione (durata 45 minuti): una parte ad alta intensità (con metodi Hiit, Tabata, Fartlek, Cardio, ecc) e una parte di tonificazione muscolare mirata (ad esempio solo braccia, oppure solo addominali, ecc).

Non richiede nessun investimento economico in attrezzatura, in quanto possono essere utilizzati piccoli e grandi attrezzi già a disposizione del proprio impianto (ad esempio Hiit + tonificazione gambe con cavigliera, oppure Hiit anche con l’uso dello step + definizione gambe con la bike). Non è un circuit e nemmeno un interval, prevede obbligatoriamente le due tipologie di allenamento presentate. Il cliente può trovare una risposta alternativa ai corsi già presenti, senza dover andare in palestra per poterli sperimentare.

Non è più sufficiente lanciare un nuovo training tramite locandine/siti web/comunicazione Whatsapp dal proprio impianto (la diffusione è parziale), meglio investire sui Social e sul loro contributo in termini di sensibilizzazione e contaminazione (maggior raggiungimento sociale). 

Le Story, i Reel ed i Post favoriscono la presentazione di contenuti Aquafitness ad un pubblico di massa, i Tag consentono di raggiungere persone (partendo dai clienti) e gli Hastag possono diventare parole chiave/terminologia che favorisce l’apprendimento sul Fitness e sul Wellness. È un metodo comunicativo molto usato nelle palestre che coinvolge i clienti rendendoli protagonisti, non solo ai corsi ma anche nella loro pubblicità sui social (le condivisioni, il postare nei profili personali), rendendoli parte attiva di quest’operazione di marketing.

Per appassionare i meno giovani all’acqua serve sicuramente una rivoluzione nell’idea antica di fitness acquatico

Anche la promozione tramite le Radio Social può essere un modo per presentare e pubblicizzare il ruolo dell’Istruttore e dei training che propone. Il loro operato prevede la diffusione dell’intervista ed il raggiungimento del contenuto proposto ad un pubblico esteso.

Sicuramente è importante la collaborazione nella condivisione dei contenuti da parte delle società sportive in cui opera l’Istruttore, affinché si raggiungano i clienti iscritti in primis, ed altri potenziali incuriositi da ciò che viene proposto.

Infine il “benchmarking” dell’Istruttore, o come lo chiamo io esperienze a confronto: frequentare corsi fitness di palestre per provare altre proposte di training, altri modi di coinvolgere e comunicare con il cliente, trarre spunti e idee per il rinnovo continuo del proprio lavoro.

Investire su questi fronti può aiutare l’Istrutture di Aquafitness a rilanciare periodicamente la propria attività, attrarre e coinvolgere nuovi clienti, far conoscere quello che fa e trovare nuovi ingaggi.

IL PARERE DEL DIRETTORE SCIENTIFICO DI EAA E DIRETTORE DELLA PISCINA DI SHOW CLUB DI PADOVA: STEFANO CANDIDONI

stefanocandidoni@gmail.com

Mi permetto di fare qualche riflessione sul pensiero espresso. E’ stata messa tanta carne sul fuoco, toccando molti aspetti differenti di questo mondo e alcuni di questi poco controllabili dai tecnici.

È certo che all’attività in verticale non abbia ancora appeal per alcuni target e che la categoria di clientela attuale è di sesso femminile e di una certa età.

Probabilmente, però, è proprio perchè, da sempre, questa attività si è nascosta dietro “nomi”, “mode”, che non avevano un costrutto, un obiettivo, senza misurazioni limitandosi a fare la lezione senza riuscire a modificare nulla cadendo nel ripetitivo e talvolta banale; sicuramente superato.

Sono stato gestore per 32 anni e ho pensato/fatto/visto/modificato/analizzato non so quanti planning di acquafitness impiegando centinaia di ore all’anno per la formazione interna di tecnici e l’unica cosa che ho sempre verificato è che ai clienti non importa nulla del nome della lezione, tantomeno ai nuovi.

I risultati che ottengono/dovrebbero ottenere/sono promessi effettivamente; e sovente restano solo una promessa. Di fatto i risultati o obiettivi sono il risultato di mille fattori in campo e il più delle volte non ci questi fattori vengono persi di vista.

Spesso poi è proprio la voglia di seguire quanto si fa a livello terrestre che porta a pensare di riportarlo in acqua, pur sapendo che l’ambiente acqua ha caratteristiche così particolari, che fa insorgere confusione: nei clienti, nei tecnici (molti hanno la presunzione che, essendo formati a livello terrestre, possono insegnare in acqua: questi in genere sono i peggiori interpreti dell’esercizio in acqua), e alla fine negli imprenditori che ascoltando mille campane non sanno che fare.

Parole sacrosante quelle di Matteo Zenato, quando afferma che dovremmo tutti andare incontro ai bisogni reali delle persone, che nulla hanno a che fare con i miglioramenti fisici e men che meno con la soddisfazione legata ad una attività strong: serve effettivamente modificare il percorso di servizio legato a questa come ad altre attività della piscina.

Non so però se e quanto possano essere i tecnici (mi guardo bene dall’etichettarli istruttori) a fare la differenza diventando artefici in prima persona del cambiamento: dovrebbero avere tutti mani libere nel poter lavorare nel modo corretto, nelle giuste condizioni, senza essere visti come “super ego schegge impazzite”, pronti a cavalcare la migliore offerta del mercato.

Sarebbe molto attuale il PT in acqua, ma mentre nella palestre è la regola, le piscine faticano ad offrire un servizio idoneo

Ed è anche perché ormai troppi sono diventati personal trainer online che c’è sospetto, che vengono allontanati i tecnici che promettono seguito di clienti pronti a pagare abbonamenti a caro prezzo, che molti di loro non sposano la causa dei club dove lavorano, che questo mondo è rimasto a venti anni fa, dove andava bene qualsiasi cosa.

I clienti Over 65 hanno bisogno di sentire che qualcuno li prenda per mano: nella loro normalità sono abili e arruolati (tanto per fare una similitudine con gergo militare) e hanno le loro potenzialità da esprimere…in acqua. Se poi riusciamo a far fare loro anche attività terrestre, abbiamo ottenuto il massimo.

Mi permetto queste considerazioni, pur forse non interpretando al meglio quanto ha inteso esprimere Matteo Zenato, soprattutto per inquadrare in generale come vada interpretato il nostro ruolo di tecnici che tanti non sanno capire. Ancora più problematico è che non lo comprendano nemmeno i datori di lavoro, con effetti modesti sul servizio, sul cambiamento vitale per il futuro di ogni piscina, sulle risposte che dovremmo dare alla clientela, in particolare a quella che ancora nelle piscine non viene.

Scritto da Matteo Zenato