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Cosa scoprire ancora nel mondo dell’acquaticità?

Se un domani le nostre piscine dovessero presentarsi così per la crisi idrica, sarebbe un po' tardi per porre rimedio a questa crescente emergenza ph BSVillage.com

Un nuovo appello a considerare un’alta cultura dell’acquaticità che ci sensibilizzi e responsabilizzi sulla risorsa vitale che in futuro potrebbe scarseggiare, precludendo pure il domani delle piscine

gurnari@benaquam.com

Sicuramente la fiera Piscine Barcelona, tenutasi nella città catalana dal 17 al 20 novembre, è stato un successo. Ma che tipo di successo per una rassegna su un tema così complesso come quello delle vasche natatorie e per mille altre loro applicazioni?

Di certo commerciale, sicuramente di pubblico e di interesse; importante per l’opportunità di incontro e di crescita delle opportunità sia di business che per alcuni aspetti connessi alla innovazione tecnologica. Ma poco per la crescita tecnologica a 360° ed ancor meno per l’evoluzione culturale.

Quest’ultima affermazione, certamente non assoluta, attiene a gran parte dei rapporti tra struttura acquatica, territorio ed ambiente. L’acqua rimane in assoluto il mezzo di riferimento, la risorsa necessaria, indispensabile, ma in realtà è solo un corollario alle componenti architettoniche, strutturali, emozionali e sensazionali dell’offerta di qualità e sicurezza che invece le si dovrebbero attribuire.

In più riprese e nel corso degli anni, partecipando come relatore ai congressi specifici o come visitatore alla ricerca delle novità, ho sentito commenti e valutazioni su queste manifestazioni fieristiche che con il tempo sono divenute riferimento a livello mondiale sia per i produttori che per gli operatori che per gli stessi utenti delle piscine.

È indubbio che la piscina stia divenendo un must nelle società più ricche, un attrattore fondamentale per l’economia del turismo (sempre più ricca, intrusiva ed estensiva), uno strumento pressoché irrinunciabile per il benessere e per la salute (centri benessere e centri termali). Ma a quale prezzo per il nostro Pianeta Acqua e per l’ambiente in generale? In più, di questi tempi, è doveroso soffermarsi sul tema geopolitico e socio-economico generale.

La crisi idrica in Sicilia, non è un’ipotesi ma un problema che si fatica parecchio ad affrontare ph BlogSicilia

Ogni manifestazione per la piscina (sportiva, educativa, ludico ricreativa o sociosanitaria, o economico commerciale come le fiere di settore) rappresenta un’oasi positiva in un panorama mondiale assillato dalle incertezze e dalla povertà sempre più diffusa. E si tratta di povertà vera anche in senso culturale.

Forse solo tre persone su dieci nel mondo hanno la possibilità di utilizzare le piscine. Significa che tre individui su dieci utilizzano una risorsa naturale che appartiene anche agli altri sette. Ma di questi ultimi una buona percentuale non ha nemmeno accesso ad un’acqua commestibile per dissetarsi e curare la propria salute. Quella stessa acqua comincia a scarseggiare anche per un’agricoltura di sussistenza, creando le condizioni per i conflitti e le migrazioni forzate.

E comincia anche a scarseggiare in alcuni Paesi ricchi a causa del sovrasfruttamento e di un inquinamento difficile anche stabile in quantità e qualità. La situazione è divenuta in pochi anni tale per cui poche decine di uomini decidono per tutti gli altri, spesso in regimi autocratici in cui le regole con cui è cresciuta l’umanità, almeno negli ultimi secoli, non valgono più. E la necessità di salvaguardare le risorse naturale è divenuta solo una fake news…

Quindi è facile constatare come il settore delle piscine risenta di questa grave condizione generale per cui il contenuto è dato, quando va bene, per scontato. Dunque cosa serve leggere ed osservare il regolamento interno? E tutta quella burocrazia per la sicurezza e la prevenzione non è solo un centro di costo?

Tasse per consentire che le vasche natatorie semplicemente continuino ad esistere. Ma la cultura dell’acqua che queste vasche contengono come si esprime? Lasciamo questo argomento alle migliaia di scienziati che se ne occupano, agli ambientalisti, ed ai pochi operatori e professionisti che se ne interessano da anni; e che discutono tra loro nei convegni e congressi, che tanto non cambiano nulla…

Io sono stato invitato da alcuni operatori del comparto, e non sempre in modo benevolo, ad evitare di continuare a parlare e scrivere di cultura dell’acqua. Motivo? Quest’anno ha piovuto così tanto che sicuramente siamo in sovra abbondanza idrica!

A parte l’affermazione che non si basa sui numeri, e quindi è assolutamente contestabile, tutti capiscono che le alluvioni, i nubifragi sono solo sinonimo di un clima che cambia, ma dove si evidenzia che tra le vittime principali si annovera sempre più quello delle risorse idriche sotterranee, sempre in deficit e sempre più gravate da un uso del suolo indiscriminato. Con i ghiacciai che scompaiono e le dimensioni del volume e delle superfici lacustri in una rapida regressione, tali da supporre la similitudine con gli eventi biblici.

Mentre noi, quando ci tuffiamo in una vasca natatoria, pensiamo a tutto meno che quell’acqua che ci riempie di vita e di gioia, ma che potrebbe un domani prossimo non essere più disponibile

Vale la pena ricordare invece che la piscina potrebbe costituire il luogo ideale per affrontare concretamente il tema dell’acqua anche in termini culturali? Con una formazione (educazione) al rispetto ed al risparmio e con una maggiore sensibilizzazione verso la risorsa naturale più importante in assoluto per la nostra stessa vita e la sopravvivenza del Pianeta che ci ospita.

Ben vengano tutte quelle iniziative culturali in ogni contesto, quindi, che migliorino il senso di conoscenza e sostenibilità delle attività in acqua e non solo come esercizi commerciali mimetizzati, ma come motore di una nuova sensibilità e responsabilità verso una struttura complessa ed articolata in mille diverse componenti come la piscina.

Un giovane imprenditore molto attento alla qualità, espositore nelle fiere, mi diceva che da questi eventi espositivi non si impara più come una volta. Le novità emergono da un costante lavoro sul campo dove i bisogni dell’intelletto devono superare l’avidità del business. Io l’ho imparato attraverso un costante impegno senza limiti, prima di tutto non smettendo mai di studiare e poi verificando ogni dettaglio.

Auguri a tutti coloro che operano nel nostro comparto per poter vivere questa dimensione e questa attività di conoscenza.

Scritto da Gianni Gurnari