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Effetti dell’esenzione retroattiva dall’Iva delle attività sportive di una SSD

La Corte di Giustizia Tributaria di Roma ha accolto il ricorso presentato da una SSD

La Corte di Giustizia Tributaria di Roma contro l’Agenzia delle Entrate sugli effetti dell’esenzione retroattiva dall’Iva

beatrice.masserini@studiocassinis.com

Con sentenza n. 4275/2024, depositata il 02/04/2024, la Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Roma – sez. 36 – si è espressa per la prima volta in merito all’applicabilità, anche per il passato, del secondo comma dell’art. 36-bis della Legge 112 del 10/08/2023, avente ad oggetto l’esenzione IVA delle attività sportive rese da SSD e ASD nei confronti di persone che praticano lo sport, riconoscendone l’efficacia retroattiva.

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La Corte di Giustizia Tributaria, infatti, era stata chiamata ad esprimersi sul ricorso presentato da una SSD contro avviso di accertamento notificato a settembre 2023, relativo all’anno 2017, che richiamava un Processo Verbale di Constatazione del dicembre 2019, con il quale l’Agenzia delle Entrate, in sintesi, contestava alla SSD ricorrente l’assoggettamento ad IVA dei corrispettivi incassati dai frequentatori, tesserati, dei corsi sportivi organizzati dalla stessa in quanto, ad avviso dei verificatori, la de-commercializzazione di tali corrispettivi non poteva essere utilizzata ai fini IVA, ai sensi dell’art. 4, commi 4 e 7, D.P.R. 633/1972, non tanto per carenza dei presupposti oggettivi/statutari richiesti dalla norma e/o della natura soggettiva dei fruitori dei corsi (regolarmente tesserati) ma esclusivamente per la natura di Società Sportiva Dilettantistica a Responsabilità Limitata la quale impedirebbe l’applicabilità della disciplina agevolativa, espressamente riservata dalla legge ai soli enti associativi (A.S.D.).

La SSD ha impostato la propria difesa su diversi ordini di motivazioni ed i giudici romani hanno accolto il ricorso allineandosi alla prima motivazione del ricorso (applicabilità, al caso di specie, della disposizione introdotta, con effetto retroattivo, dall’art. 36-bis del D.L. 75/2023), la quale assorbe le residue censure.

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In particolare, a giudizio della CGT, l’art. 36 bis della L. 112 del 10.08.2023, nel prevedere, al comma 1 che “Le prestazioni di servizi strettamente connessi con la pratica dello sport, compresi quelli didattici e formativi, rese nei confronti delle persone che esercitano lo sport o l’educazione fisica da parte di organismi senza fine di lucro, compresi gli enti sportivi dilettantistici di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 36, sono esenti dall’imposta sul valore aggiunto”,  e nel disporre,  al successivo comma 2, l’efficacia retroattiva dell’esenzione IVA appena citata (“Le prestazioni dei servizi didattici e formativi di cui al comma 1, rese prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, si intendono comprese nell’ambito di applicazione dell’articolo 10, primo comma, numero 20), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633”), si applica al caso di specie, considerando che nessun’altra censura era stata elevata dai verificatori in merito alle condizioni soggettive ed oggettive previste dalla legge per la fruizione delle agevolazioni.

Inoltre, ha posto a carico dell’Agenzia le spese processuali, considerando che la ricorrente aveva chiesto l’annullamento dell’atto – non concesso dall’Agenzia – sulla base delle medesime motivazioni illustrate in sede di ricorso.