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Ghedi, la piscina che non doveva riaprire (e invece è diventata un modello)

Modelli che fanno scuola in Italia ph Aquamore Ghedi

Come un partenariato pubblico-privato ha restituito a una comunità bresciana il suo centro natatorio. Uno spunto anche per altri comuni

Questo articolo è stato pubblicato su HA Wellbeing di luglio-agosto 2026. Se non ricevi gratuitamente la rivista specializzata su Fitness, Piscina, Benessere e sei interessato, richiedila a info@wbox.it

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Cinque anni di chiusura. Una struttura degradata, costi energetici alle stelle, fondi pubblici insufficienti e una comunità che, nel frattempo, aveva perso un polo sportivo e sociale che sembrava molto difficile da recuperare.

C’è, però, una dimensione di questa storia che sfugge sia ai report finanziari che ai dati tecnici. Una piscina comunale non è solo un impianto sportivo: è il posto dove i bambini imparano a nuotare, dove gli anziani fanno riabilitazione in acqua, dove le famiglie trascorrono il sabato pomeriggio. Cinque anni senza quella struttura significano cinque anni di un tessuto sociale più fragile.

Un percorso che ha saputo integrare risorse pubbliche e private in una logica di complementarità e condivisione degli obiettivi

A settembre 2025, finalmente la piscina comunale di Ghedi, in provincia di Brescia, è stata riaperta. Non per un miracolo amministrativo, ma grazie aun percorso che ha saputo integrare risorse pubbliche e private in una logica di complementarità e condivisione degli obiettivi. che merita attenzione ben oltre i confini lombardi.

Queste le parole di Paolo Calvi, guida e ideatore del modello Aquamore, a commento di questo rilancio impiantistico, impensabile fino a pochi mesi fa:

“L’operazione di Ghedi è un buon esempio di quanto possa essere potente lo strumento del PPP nella riqualificazione e nel recupero del patrimonio acquatico sul territorio. Attraverso il combinato disposto di una prima fase di finanza pubblica ed il completamento dell’intervento grazie alle leve permesse dal project financing, infatti, lavorando a stretto contatto con la Pubblica Amministrazione, siamo riusciti a restituire alla comunità un Centro chiuso da parecchi anni rifunzionalizzandolo e aggiornando i contenuti sia dal punto di vista tecnologico sia dal punto di vista dei servizi ai clienti. Poter contare su un contratto di lunga durata ci permette inoltre di mantenere alta la qualità e la sostenibilità del Centro nel tempo”.

LA SINERGIA PUBBLICO-PRIVATO

In Italia ci sono migliaia di impianti natatori pubblici costruiti tra gli anni Settanta e Novanta. Molti funzionano ancora, a fatica. Altri sono chiusi. Il motivo è quasi sempre lo stesso: costi di gestione insostenibili, strutture energeticamente inefficienti, manutenzioni rinviate da anni. E risorse pubbliche che non bastano mai.

Ghedi non era un caso eccezionale. Era, semmai, un caso emblematico. Dopo lo stop legato al Covid, la piscina non aveva più riaperto. Il Comune aveva avviato una riflessione seria: non si trattava solo di trovare i soldi per riaprire, ma di immaginare un modello gestionale sostenibile per i prossimi decenni.

La riapertura è avvenuta grazie ad un articolato progetto di riqualificazione fondato sul modello del Partenariato Pubblico Privato (PPP).

Il Comune di Ghedi ha utilizzato fondi PNRR, contributi GSE e risorse proprie per un investimento complessivo di oltre 4,5 milioni di euro, concentrato principalmente sulla riqualificazione energetica dell’involucro edilizio e degli impianti. Un intervento necessario, ma non sufficiente: le vasche, i sistemi di trattamento dell’acqua, le aree esterne richiedevano risorse aggiuntive che le casse comunali non potevano coprire.

La scelta di una concessione di lungo periodo rappresenta uno degli elementi qualificanti dell’operazione

Determinante è stata l’esperienza maturata da Myrtha Pools nel settore della progettazione e realizzazione di piscine pubbliche e di Aquamore nella gestione degli impianti natatori.

Due soggetti che negli ultimi anni hanno sviluppato numerose esperienze nell’ambito di PPP per la rigenerazione di strutture sportive.

L’approccio adottato a Ghedi è partito da un’analisi preliminare dell’impianto e delle prospettive di sostenibilità economica dell’intervento: con un’operazione di Partenariato Pubblico Privato del valore di 2,5 milioni di euro. La struttura finanziaria ha combinato contributo comunale a conto costruzione (550.000 euro), equity privato (400.000 euro) e finanziamento bancario (1.550.000 euro). In cambio: la gestione dell’impianto per trent’anni.

La scelta di una concessione di lungo periodo rappresenta uno degli elementi qualificanti dell’operazione.

La durata trentennale, infatti, permette a un concessionario altamente specializzato come Aquamore di sviluppare una programmazione manutentiva efficace, evitando il rischio di progressivo degrado che spesso caratterizza le strutture pubbliche prive di una visione gestionale di lungo periodo.

QUALITÀ ED EFFICIENZA

Sul fronte tecnico, il cuore dell’intervento è stato il completo rifacimento delle vasche con tecnologia Myrtha Pools: pannelli modulari in acciaio inossidabile, precisione millimetrica, manutenzione ridotta rispetto al cemento tradizionale e durata certificata nel lungo periodo. Una tecnologia made in Italy protagonista di sei edizioni dei Giochi Olimpici, ma soprattutto garantita da centinaia di installazioni in centri comunali in Italia e migliaia nel mondo.

Per un centro acquatico pubblico la qualità dell’acqua rappresenta uno dei fattori più importanti, da esso dipendono sia la salute degli utenti che una grossa fetta di costi energetici e di manutenzione.

Aquamore Ghedi rappresenta quindi un modello grazie all’adozione del sistema Myrtha Shark per il trattamento delle acque. Una piattaforma intelligente che ottimizza in tempo reale i processi di filtrazione e disinfezione, riducendo i consumi di acqua ed elettricità e abbassando i costi operativi di manutenzione.

Realizzato in soli sette mesi, il centro si propone come punto di riferimento per famiglie e sportivi grazie a tre vasche indoor

I lavori di riqualificazione, iniziati nel febbraio 2025, prevedevano un cronoprogramma particolarmente sfidante, finalizzato a restituire quanto prima alla cittadinanza un servizio atteso da anni.

Realizzato in soli sette mesi, il centro si propone come punto di riferimento per famiglie e sportivi grazie a tre vasche indoor: una piscina da 25 metri a 8 corsie, una vasca per l’apprendimento del nuoto e una dedicata alle attività terapeutiche. Completano l’offerta un parco estivo di 10.000 metri quadrati con laguna di 500 metri quadrati, area ristorazione e spazi pensati per il divertimento dei più piccoli

UN MODELLO DA REPLICARE

Il caso Ghedi dimostra come la combinazione tra investimenti pubblici e capitali privati possa consentire la rigenerazione di infrastrutture sportive che, diversamente, rischierebbero di rimanere inutilizzate per molti anni.

Uno degli aspetti più significativi dell’esperienza di Ghedi riguarda il contributo apportato dal partner privato in termini di competenze specialistiche.

Il rilancio della piscina di Ghedi è frutto dell’incontro tra un Comune disposto a ragionare in termini strategici e un operatore privato capace di portare competenze, capitali e tecnologia

La gestione di un moderno impianto natatorio richiede infatti conoscenze estremamente articolate che spaziano dall’ingegneria impiantistica all’organizzazione dei servizi, dalla manutenzione programmata alla gestione energetica, fino al marketing sportivo e alla customer experience.

Per molte amministrazioni locali alle prese con strutture acquatiche obsolete, la domanda non è più “troviamo i fondi per ristrutturare”, ma “costruiamo un modello che regga per i prossimi trent’anni”. La risposta, a Ghedi, è arrivata dall’incontro tra un Comune disposto a ragionare in termini strategici e un operatore privato capace di portare competenze, capitali e tecnologia.

Un equilibrio raro. Ma, come dimostra questa storia, non impossibile.

Scritto da redazione