Ci lasciamo alle spalle l’anno del disallineamento e i prossimi dodici mesi premieranno una progettazione migliore, considerando che sistemi, lavoro di gruppo e community saranno alcune delle soluzioni per evolvere
PERCHÉ QUESTO ARTICOLO (E PERCHÉ ADESSO)

Il 2025, per me, è stato un anno particolare. Non tanto per quello che ho fatto, ma per come ho scelto di raccontarlo.
È stato un anno in cui ho sentito forte il bisogno, e il piacere, di condividere. Condividere contenuti, riflessioni e osservazioni che non nascono oggi, ma che si sono accumulate, stratificate ed evolute nel corso della mia carriera.
La cosa interessante è che, per la prima volta dopo tanto tempo, l’ho fatto senza un obiettivo diretto di monetizzazione. Senza dover trasformare ogni pensiero in un’offerta, ogni analisi in un prodotto, ogni contenuto in una call to action.
Solo con l’idea di rimettere in circolo valore.
In questo senso, una frase di Denzel Washington mi ha colpito molto:
First part of your life you learn.Second part of your life you earn.Third part of your life you return.
C’è una fase in cui impari. Una in cui costruisci, monetizzi, concretizzi. E poi c’è una fase in cui restituisci.
Questo articolo nasce esattamente da qui. Non per insegnare, non per convincere, ma per mettere ordine in ciò che ho visto accadere nel fitness nel 2025 e condividere una lettura onesta di ciò che, molto probabilmente, ci accompagnerà nel 2026.
IL 2025 COME ANNO DI DISALLINEAMENTO
Il 2025 non è stato un anno di grandi rivoluzioni nel fitness. È stato un anno di presa di coscienza.
Ho lavorato e parlato con realtà molto diverse tra loro: studi piccoli, boutique estremamente curate, club strutturati, gruppi più grandi. E ho visto una dinamica ripetersi con una costanza quasi disarmante.
Centri pieni che faticano a fidelizzare. Progetti bellissimi che non riescono a sostenersi. Strutture con numeri importanti, ma con fragilità interne che prima o poi presentano il conto.
La domanda di fondo, quasi sempre, era la stessa: “Perché facciamo così fatica, nonostante tutto?”
La risposta, nella maggior parte dei casi, non è la crisi. È il disallineamento.
Tra ciò che promettiamo e ciò che poi siamo in grado di sostenere nel tempo. Tra i dati che raccogliamo e le decisioni che prendiamo davvero. Tra i bisogni reali delle persone e i modelli che continuiamo a replicare per abitudine.
NON È LA TECNOLOGIA IL PROBLEMA. O LA SOLUZIONE.
Nel 2025 ho sentito spesso dire che “la tecnologia non funziona”.
App che non vengono usate. Software che restano a metà. Wearable che, dopo l’effetto novità, finiscono in un cassetto.
La mia posizione è diversa, ed è piuttosto netta.
La tecnologia fa esattamente ciò per cui viene progettata. Il problema è che, nella maggior parte dei casi, non è inserita in un sistema.
Una delle cose che più mi ha colpito quest’anno è stato il fortissimo contrasto tecnologico che ho visto emergere nel settore.
Da una parte, sistemi chiaramente obsoleti. Tecnologie rimaste ferme a logiche di dieci o quindici anni fa, nate per gestire flussi minimi e mai davvero ripensate.
Dall’altra, innovazioni decisamente epocali, soprattutto legate all’intelligenza artificiale, all’analisi dei dati, all’automazione dei processi decisionali.

Il punto è che queste due realtà non si parlano.
Ho visto funzioni di AI capaci di prevedere comportamenti, suggerire azioni, leggere pattern complessi… ma completamente scollegate da quei sistemi che, storicamente, gestiscono i flussi reali all’interno delle palestre.
Molte realtà tecnologiche oggi sono davanti a un bivio: o intraprendere una ricostruzione profonda delle proprie infrastrutture, oppure confrontarsi con nuovi sistemi che stanno arrivando e che integrano nativamente tutto ciò che serve per seguire il cliente prima, durante e dopo la sua presenza fisica nel centro.
Nel 2026 la differenza non sarà tra chi ha più tecnologia e chi ne ha meno. Sarà tra chi l’ha resa leggibile, integrata e utile e chi continua ad accumularla sperando che, prima o poi, funzioni da sola.
NON È IL PREZZO IL PROBLEMA. O LA SOLUZIONE.
Il prezzo è stato uno dei grandi capri espiatori del 2025.
“Le persone non vogliono più spendere.”, “Il mercato non è pronto.”, “Dobbiamo rivedere il posizionamento.”
Capisco il ragionamento. Ma non lo condivido.
Ho visto servizi costosi funzionare molto bene e servizi economici essere messi continuamente in discussione.
Il prezzo, da solo, non spiega nulla. Quello che fa davvero la differenza è quanto è chiaro il percorso che il cliente sta acquistando.
Nel fitness continuiamo a vendere processi come se fossero prodotti. Abbonamenti senza un prima, un durante e un dopo. Servizi diversi comunicati tutti allo stesso modo.
Dal punto di vista del cliente la sensazione è sempre la stessa: “Pago, ma non so esattamente cosa sto pagando nel tempo.”
Quando il valore non è leggibile, il prezzo diventa negoziabile. E ogni rinnovo una nuova trattativa.
Nel 2025 molti hanno reagito abbassando i prezzi. Spesso con l’effetto opposto: meno margine, meno struttura, meno accompagnamento.
Il problema non è chiedere troppo. È non rendere il valore leggibile nel tempo.
Nel 2026 il prezzo smetterà di essere una leva tattica. Diventerà una conseguenza naturale della qualità del sistema.
NON È LA MOTIVAZIONE IL PROBLEMA. O LA SOLUZIONE.
La motivazione è diventata, negli anni, sia la spiegazione del problema sia la presunta soluzione.
Se il cliente non viene, non è motivato. Se abbandona, ha perso motivazione.
È una narrazione rassicurante, perché sposta tutta la responsabilità sull’individuo. Ma non è onesta.
La motivazione non è una strategia. È instabile.
Eppure continuiamo a costruire modelli che si reggono quasi esclusivamente su di essa: libertà totale senza guida, personalizzazione senza direzione, flessibilità senza struttura.
Nel 2025 ho visto chiaramente che i sistemi più solidi non sono quelli che motivano di più, ma quelli che chiedono meno sforzo decisionale alle persone.
Percorsi chiari. Tappe riconoscibili. Aspettative allineate.
La motivazione non sparisce. Cambia ruolo. Diventa un effetto collaterale di un’esperienza ben progettata.
LA SINTESI
Tecnologia, prezzo e motivazione vengono spesso trattati come cause. In realtà sono sintomi.
Quando tecnologia, prezzo e motivazione diventano problemi,il vero problema è sempre uno solo: l’assenza di un sistema che accompagni.
IL 2026: SISTEMI, COMMUNITY E RITORNO DEI GRUPPI
Il 2026 non porterà un nuovo trend. Porterà una selezione.
Negli ultimi anni abbiamo visto un forte consolidamento dell’allenamento individuale, spesso orientato a obiettivi estetici. Ma guardando i dati in modo più ampio, confrontando 2023, 2024 e 2025, emerge un segnale chiaro:

I CORSI COLLETTIVI NON SONO IN DECLINO. SONO TORNATI A CRESCERE.
Non nella forma che conoscevamo.
Sono cambiati i contenuti, il ruolo degli insegnanti, la gestione. C’è stato un ricambio generazionale e, soprattutto, un cambio di logica.
I corsi che funzionano oggi non sono riempitivi di palinsesto, ma elementi centrali di un sistema di accompagnamento.
Ed è qui che torna un valore che il fitness aveva già conosciuto nei suoi anni migliori: la community. Non come slogan, ma come appartenenza reale.
Nel 2026 vinceranno i modelli capaci di integrare:
- allenamento individuale e collettivo
- tecnologia e relazione
- percorso e identità
Non contenitori di attività, ma ecosistemi leggibili, dove ogni elemento ha un ruolo preciso.

UNO SGUARDO AVANTI: DOVE CI VEDREMO NEL 2026
Se il 2026 sarà davvero un anno di scelte, allora credo abbia senso anche dire dove continuerò a metterci la faccia.
Posso già confermare alcuni appuntamenti importanti.
Sarò presente anche nel 2026 a ForumClub Expo & Congress, che si terrà il 11-12-13 febbraio a Bologna, e che quest’anno mi vedrà coinvolto anche con una sessione di contenuto.
Dal 28 al 31 maggio sarò inoltre a RiminiWellness – ITALIAN EXHIBITION GROUP, in un’edizione che per me sarà diversa da quelle passate.
Negli anni ho partecipato a “molte edizioni” di questo appuntamento…trentacinque per l’esattezza, ma questo 2026 lo affronto con uno spirito diverso. Più motivato, più coinvolto, più dentro processi reali di cambiamento.
Sempre di più vedo emergere una direzione chiara: quella di affidarsi a professionisti che conoscono il mercato, lo analizzano con attenzione e lavorano per portare valore e contenuto, non solo visibilità o vendita.
È in questa veste che mi vedrete muovere anche nel 2026, confermando collaborazioni già avviate e dando forma a nuovi progetti che oggi sono ancora embrionali, ma che hanno tutti un denominatore comune: visione, contenuto e impatto reale.
PER CONCLUDERE
Il valore non sta nell’avere risposte definitive. Sta nel mettere in circolo domande migliori.
Il 2026 non premierà chi sa tutto. Premierà chi è disposto a progettare meglio.
Forse il vero passo avanti non sarà fare qualcosa di nuovo, ma iniziare a fare le cose giuste con maggiore consapevolezza.
Da qui in poi, il resto è dialogo.