La comunità, ovvero l’aggregazione sociale e relazionale, è l’alternativa credibile e apprezzata da contrapporre alla tecnologia debordante e condizionante le scelte e le vite della collettività (anche in palestra e, in parte, in piscina)
Paragoni particolari fra stili di vita italiani e quelli americani, oggi ben più di ieri, sono piuttosto improbabili, pur restando gli USA un paese cui l’Europa continua a guardare per tendenze e incongruenze, ma soprattutto per dipendenza economica e finanziaria, tacendo in questa sede la parte che riguarda equilibri e strategie internazionali.
Il sistema americano, di questi tempi quasi antitetico rispetto a quello che prevaleva nei sistemi occidentali degli anni ‘70 fino agli anni ‘90, sta decisamente declinando e configurandosi come un modello da cui prendere le distanze: idolatria per il denaro, cui si associano potere e valori sterili, calpestando fattori umani, solidali e sociali, che relegano l’individuo ad isolamento.

Isolamento e disagio sociali che vanno esacerbandosi con l’avvento pesante della tecnologia e ancor più dell’AI, con diretti collegamenti a quanto può avvenire nel fitness, senza escludere qualche richiamo anche per le piscine, rese meno permeabili dall’ondata tech dall’elemento che caratterizza l’ambiente, ovvero l’acqua.
Se tuttavia parallelismi forti sono impensabili fra quanto sta avvenendo negli USA e quello che avviene in Italia, le indagini che Fitt Insider riporta – nella circostanza via social a firma Anthony Vennare, il titolare del portale americano – configurandosi come predittive di quanto potrebbe verificarsi alle nostre latitudini; consapevoli però che, alle nostre latitudini, certe tendenze emotive non sarebbero così facili in Italia, dove relazione, socialità, interazioni fra uomini e tecnologia, ancorché inevitabili, hanno e avranno ricadute differenti e forse edulcorate rispetto agli eccessi che attengono alla vulnerabilità di un sistema americano, vittima di un’antropologia e di una (non) cultura di un Paese in preoccupante declino.
Fa infatti specie l’inciso che Vennare fa su fitness, benessere e centri balneari, nei quali la gente risulta alla ricerca di connessioni che, fortunatamente, in Italia sono comunque non così necessarie, visto che la situazione non è così degenerata o azzerata come accade nelle palestre e nelle piscine statunitensi. Di sicuro, ognuno e ogni contesto, possono puntare a valorizzare la AI, in funzione di miglioramento e non peggioramento delle nostre esistenze e dei correlati stili di vita.

Man mano che l’intelligenza artificiale diventa più integrata nella vita quotidiana, gli americani sono sempre più a disagio per ciò che si sta perdendo.
Secondo Pew Research, la metà crede che l’intelligenza artificiale renderà più difficile formare relazioni significative e la maggior parte afferma che diminuirà la creatività e il processo decisionale.
La paura non è che le macchine prendano il nostro lavoro, ma che superino la nostra umanità.
Un terzo degli americani si sente solo ogni settimana. Molti danno la colpa alla tecnologia, al superlavoro e all’erosione della famiglia e della fede. Circondati da schermi, siamo più connessi che mai, ma ci sentiamo meno conosciuti di prima.
Ecco perché la comunità sta emergendo come forza di contrasto.

Dal fitness al benessere, dalle attività ricreative agli stabilimenti balneari, le persone sono alla ricerca di connessioni con il mondo reale, scambiando algoritmi per esperienze condivise e feed digitali per l’energia faccia a faccia.
L’intelligenza artificiale potrebbe ottimizzare il modo in cui viviamo, ma non può sostituire il motivo per cui viviamo.
E con l’accelerazione della tecnologia, gli spazi che ci fanno sentire umani – insieme, radicati, vivi – diventeranno sempre più preziosi.