Il numero uno del nuoto italiano considera fondamentale organizzare grandi eventi in Italia, ma disponendo di strutture sportive adeguate. La nostra analisi su come si collochi l’Italia impiantistico-natatoria sul piano internazionale
L’APPROFONDIMENTO DEL WEEKEND
Impianti insufficienti, sogni di Mondiali in Italia sospesi: questo in estrema sintesi quanto sostiene Paolo Barelli, presidente di federazione fra i più vincenti nella storia dello sport nazionale. In genere l’opinione pubblica e la stampa sportiva pongono al centro degli interessi il calcio e il problema degli stadi che, se confrontati con quelli splendidi e moderni che si stagliano in diversi paesi, da noi sono strutture “preistoriche” e impresentabili, in molti casi inidonee come sedi di grandi appuntamenti calcistici.

Ma il problema dell’impiantistica sportiva italiana è esteso a tantissime, troppe strutture, fra cui le piscine, in genere obsolete, mal manutenute e con oltre mezzo secolo di vita: una condizione che suggerirebbe l’abbattimento o l’ammodernamento radicale, in molti casi obiettivi imperseguibili per mancanza di risorse. Ma anche mancanza di programmazione e volontà, a causa di un deficit culturale che riguarda tutto il popolo italiano e la nostra classe dirigente.
Sull’argomento degli impianti natatori e sportivi, nella prospettiva di eventuali appuntamenti mondiali, è intervenuto il presidente Barelli, come nel corso della settimana è stato evidenziato da diverse note d’agenzia, fra cui una diffusa via social da Diritto e Sport che riportiamo, e da servizi di alcune testate: di seguito pubblichiamo una sintesi delle parole del numero uno del nuoto Italiano, facendo poi seguire un’analisi su come si differenziano altre nazioni in materia di piscine realizzate anche per ospitare i grandi eventi – in questo, oltre ad avere noi diverse informazioni grazie alla rete di relazioni internazionali di cui si avvale Wbox, ci siamo avvalsi di dati raccolti dall’intelligenza artificiale al fine di produrre una panoramica utile per una comparazione con alcune delle nazioni di riferimento (della Francia, in questa sede, non parliamo, avendola presa a più riprese come esempio nei nostri approfondimenti: in due anni, i transalpini hanno investito 16 miliardi di euro sugli impianti sportivi, molti dei quali destinati alle piscine – anche in vista di Parigi 2024- quando noi, “straordinariamente” abbiamo stanziato con il PNRR “ben” 700 milioni di euro. Una differenza che la dice lunga sulle ragioni del ns gap impiantistico.

“I mondiali costano un sacco di soldi e danno un grande riverbero positivo al paese. Ne parleremo sia in consiglio federale che con le autorità che si occupano di sport”
Così il presidente della Fin, Paolo Barelli, intervenuto a ‘La Politica nel Pallone’. “Abbiamo programmi e progetti, vedremo come possono evolversi. In questo momento ci accontentiamo di attestare la permanenza del nuoto nell’élite dello sport mondiale. È una bandiera del made in Italy. Avremmo bisogno di un impianto di grande qualità internazionale che in Italia non c’è”
Il presidente FIN ribadisce l’eccellenza del nuoto italiano ma richiama Governo e territori: senza infrastrutture adeguate, il Paese non può ambire a grandi eventi
L’intervista rilasciata da Paolo Barelli, senatore e presidente della Federazione Italiana Nuoto, a La Politica nel Pallone (GR Parlamento) offre una fotografia nitida del paradosso strutturale dello sport italiano: una disciplina ai vertici mondiali, ma un sistema impiantistico non all’altezza delle ambizioni del Paese.
Barelli riconosce il valore strategico dei Mondiali di nuoto, definendoli un volano economico ed emotivo per il Paese organizzatore, ma ammette che oggi l’Italia non dispone di una struttura “di qualità internazionale” necessaria per candidarsi credibilmente a ospitare l’evento. Un’ammissione pesante, se si considera che il nuoto è da anni una delle colonne del medagliere nazionale e un asset del “made in Italy sportivo”.

Il presidente FIN ribadisce la solidità del movimento: il primato nel medagliere degli Europei in vasca corta (9 ori, 5 argenti, 6 bronzi) e le 19 medaglie ai Mondiali di Singapore confermano una crescita costante, sostenuta dall’ingresso di nuovi talenti e dall’eccellente lavoro delle società sportive. Pur valutando il 2025 dell’Italnuoto con un “8,5”, Barelli insiste che il margine di sviluppo è ancora ampio.
L’assenza di Gregorio Paltrinieri agli Europei non ha frenato la squadra, segnale della profondità tecnica costruita in vent’anni di programmazione federale, con tecnici considerati dallo stesso Barelli “tra i migliori al mondo”. L’ascesa di giovani come Sara Curtis, già capace di record e protagonista in discipline ora olimpiche, testimonia una pipeline di talenti che rende l’Italia un modello internazionale.

Il nodo resta uno soltanto: gli impianti. Per Barelli, l’impossibilità di programmare grandi eventi deriva da un’infrastruttura carente, tema che Wbox.it segnala da tempo come uno dei veri talloni d’Achille del sistema sportivo italiano. Senza un intervento strutturale su piscine e poli natatori, la federazione può continuare a primeggiare sul piano tecnico, ma non può trasformare questo valore in opportunità economiche, sociali e reputazionali per il Paese.
L’appello del presidente della FIN è dunque chiaro: il nuoto italiano continuerà a essere competitivo, ma per tornare a ospitare i Mondiali serve una strategia nazionale sugli impianti, condivisa con Governo e istituzioni. Solo così, il “sogno” potrà uscire dal cassetto.
L’ANALISI SULL’ IMPIANTISTICA NATATORIA: DOVE SI COLLOCA L’ITALIA NEL CONFRONTO INTERNAZIONALE
Un gap strutturale che limita l’attrattività dei grandi eventi
L’Italia vanta un movimento natatorio tra i più forti al mondo, ma dispone di pochissimi impianti omologabili per eventi internazionali.
Il confronto è impietoso:
- Australia: oltre 15 centri con vasche omologate per competizioni mondiali, spesso integrati in poli multisportivi.
- Regno Unito: modello “community hub”, forte investimento pubblico e partnership private; ogni grande città ha almeno un complesso natatorio di standard internazionale.
- Spagna: crescita significativa nell’ultimo decennio grazie a municipalizzazioni efficienti e concessioni competitive.
- USA: infrastrutture di altissimo livello, anche grazie al sistema NCAA che funge da rete nazionale di impianti performanti.

L’Italia, al contrario, soffre un modello frammentato: poche strutture adeguate, manutenzione discontinua, progetti di riqualificazione troppo lenti, programmazione su scala nazionale inesistente e lasciata ad azioni spontanee e non coordinate degli enti territoriali.
L’impianto “mancante”: cosa serve per puntare ai Mondiali
Per ospitare un Mondiale, secondo standard World Aquatics, occorrono:
- una vasca da 50m con almeno 3.000–5.000 posti spettatori;
- una vasca secondaria per riscaldamento e defaticamento;
- aree media e broadcasting integrate;
- spazi commerciali, hospitality e zone mixed zone, indispensabili per sostenibilità economica;
- accessibilità infrastrutturale e trasportistica.
Oggi nessun impianto italiano dispone contemporaneamente di tutte queste caratteristiche senza interventi strutturali rilevanti.
Il caso Italia: punti di forza e criticità
Punti di forza:
- know-how tecnico e coaching tra i migliori al mondo;
- risultati sportivi che rafforzano la reputazione internazionale l’Italia oggi a pieno titolo è una delle “potenze” planetarie del nuoto;
- pool di praticanti molto ampio e fidelizzato;
- forte domanda per attività natatorie in tutte le fasce d’età.
Criticità:
- impiantistica spesso obsoleta e frammentata;
- gestione a volte in perdita (qui dipende anche dalla società di gestione, sovente non all’altezza), con costi energetici elevati;
- scarsa integrazione tra impianti e politiche territoriali;
- iter autorizzativi lunghi e complessi;
- investimenti pubblici non coerenti con la domanda reale.
Risultato: le società sportive producono eccellenze, ma gli impianti non reggono il passo.

I modelli internazionali da cui l’Italia potrebbe trarre ispirazione
Australia – Modello “Sport Ecosystem”
Progettazione integrata tra centri di élite e impianti comunitari, con forte coinvolgimento governativo.
Regno Unito – Community pools
Investimenti costanti post-Londra 2012, partnership pubblico-private chiare e orientate a sostenibilità economica.
USA – Collegiate system
Università come motore infrastrutturale: impianti moderni, con ritorni economici generati da eventi e membership.
Spagna – Concessioni competitive
Molte città hanno riqualificato vecchie strutture affidandole a operatori specializzati, con servizi commerciali integrati.

La finestra di opportunità per l’Italia
Il richiamo di Barelli è coerente con una tendenza globale:
i Paesi che investono in impianti diventano attrattori di eventi, turismo sportivo e risorse economiche.
Per tornare competitiva sul piano internazionale, l’Italia avrebbe bisogno di:
- almeno 2–3 poli natatori di riferimento nazionale;
- un piano di riqualificazione energetica delle piscine esistenti;
- un framework chiaro per concessioni e partenariati pubblico–privati;
- una strategia che colleghi impianti, scuole, società e grandi eventi.

Quindi…
Il movimento italiano è ai vertici tecnici mondiali, ma senza un investimento deciso negli impianti, la possibilità di rivedere i Mondiali in Italia resta per ora “un sogno nel cassetto”.
Il gap infrastrutturale non è solo un limite sportivo: è un freno alle opportunità economiche, turistiche e sociali che lo sport acquatico può generare.