Il deficit culturale-istituzionale nazionale in materia impiantistica e le risorse che vengono destinate nel Regno Unito: 65 milioni di sterline per una sola struttura
In una fase storica dove la perdita del potere d’acquisto, sommata ai salari che non crescono e alle difficoltà della sanità pubblica a corto di risorse, può essere comprensibile che gli investimenti sugli impianti sportivi siano ridotti al lumicino.
Ma il problema dell’Italia non è collegabile agli ultimi 3-5 anni: ha bensì radici culturali e di programmazione profonde, risalenti a diversi decenni fa, tant’è che i nostri impianti sportivi più che da modernità e completezza sono caratterizzati da obsolescenza, insufficienza, mancanza di manutenzioni. Indicativamente il patrimonio sportivo pubblico, stadi a parte, si attesta su un valore di 12 miliardi di euro e servirebbero almeno 6-7 miliardi per ammodernamenti-adeguamenti e nuove realizzazioni a beneficio di territori mal serviti. Si diceva stadi a parte, per il mix di investimenti pubblico-privato, ma anche in tale ambito spicchiamo per arretratezza disarmante, tanto che gli Europei di calcio assegnati all’Italia sono fortemente in dubbio.
Palazzetti e piscine non hanno una sorte differente, anzi, soprattutto per le seconde il degrado è forse la nota prevalente, come attesta lo storico complesso natatorio di Palermo, gioiello impiantistico degli anni ’80 ed oggi impresentabile e totalmente in rovina.

Si diceva della pochezza culturale e istituzionale, ben rappresentate dal PNRR che prevedeva ben 700 milioni di euro destinati agli impianti sportivi, destinazione di risorse sbandierata come fosse un exploit storico a beneficio della collettività e della reputazione sportiva del nostro Paese: briciole rispetto a quello che servirebbe alle strutture sportive nazionali; briciole rispetto a quanto investono regolarmente Paesi come la Francia (nel 2022 e 2023, ogni anno, 8 miliardi di euro destinati all’impiantistica sportiva) e in Inghilterra, che per una solo nuovo progetto riferito ad un complesso sportivo, investe 65 milioni di sterline. E, assicuriamo, quella in UK non è un’eccezione, ma la regola, nonostante oggi il Regno Unito registri una crisi preoccupante che, tuttavia, non sottrare risorse allo sport.
È in fatti di pochi giorni fa (12 settembre) la notizia, diffusa da Well Nation, di 36 milioni di sterline destinate ad un impianto in Scozia: https://well-nation.co.uk/blog/2025/09/12/36m-blairgowrie-recreation-centre-scotlands-first-passivhaus-leisure-project-opens-its-doors/
Questo quanto riporta proprio Well Nation, portale (e rivista) che si occupa appunto di impiantistica sportiva e sistema sport britannici. Non a Londra, la capitale, nella turistica ma decisamente meno popolata Brighton.

Sono stati rivelati i piani per un impianto sportivo e ricreativo da 65 milioni di sterline a Brighton.
Destinata a sostituire l’obsoleto King Alfred Leisure Centre, la struttura proposta è stata progettata per trasformare l’attuale sito sul lungomare in una “destinazione per il tempo libero moderna, accessibile e sostenibile per tutti”, con spazi per lo sport, il tempo libero e le attività sociali e di benessere.
I dettagli esatti del progetto – che è guidato dal principale partner di consegna del comune, Alliance Leisure e dal suo team, che include GT3 Architects – saranno confermati, ma è probabile che includano una sala fitness più grande, un’area acquatica per il tempo libero, una zona di intrattenimento per famiglie e una migliore accessibilità in tutto.
Brighton & Hove City Council, che possiede il sito, ha nominato Willmott Dixon come appaltatore principale per lo sviluppo.
Fonte ed articolo integrale: https://well-nation.co.uk/blog/2025/09/15/plans-unveiled-for-65m-king-alfred-leisure-centre-in-brighton/