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Indice di Sportività: l’indagine de Il Sole 24Ore

L'indagine sulla sportività (attiva) nazionale de Il Sole 24 Ore ph macrovector by freepik

Un quadro che ribadisce uno sbilanciato primato delle città del Nord mentre al Sud e Isole, anche per impianti datati e insufficienti, lo sport fatica a diffondersi e ad essere praticato adeguatamente, con alcune eccezioni (su tutte, Cagliari)

Nel riportare il 12 settembre la notizia del Voucher mensile per gli under 16 in Sicilia, rimarcavamo il divario nella pratica sportiva fra Sud e Nord.

L’indagine che promuove da tempo Il Sole 24 Ore sull’indice di sportività in Italia ribadisce, con molti dati elencati, questo quadro, attraverso ben 32 indicatori. Fra i parametri i risultati di squadra o del singolo atleta, la pratica sportiva, le infrastrutture e i relativi; inoltre, turismo e sport oltre ad altri indici di genere o riferiti ai minori. Un paragrafo dell’indagine punta i riflettori sugli investimenti per l’attività fisica, considerando anche i progetti finanziati dal PNRR che era già poco convincevano in fase di impostazione, destinando alle strutture sportive 700 milioni di euro, quando ne sarebbero serviti almeno dieci volte di più. Praticare sport è la prima garanzia di una vita sana ed in salute, con ricadute sempre più decisive su costi sociali della sanità, ridotti attraverso lo sport.

I RISULTATI DELL’INDAGINE

La palma della migliore città spetta a Trento e non è certo un caso episodico, ma una conferma. Su questo primato incidono il numero di impianti, l’interazione economico-sociale con lo sport, progetti ed organizzazione di attività ed eventi, senza trascurare la serie di grandi risultati di atleti trentini. Secondo posto per Trieste, che pure vanta una tradizione vincente in questo tipo di indagine e Cremona. In sintesi, un podio molto sbilanciato sul Nord.

Nella top 10 rientrano comunque Firenze, ai piedi del “podio” con un balzo rispetto allo scorso anno dove figurava nella posizione 12, quinta Milano che migliora il 7°, Vicenza che fa un grande passo rispetto al passato, Bergamo che piazzandosi 7° perde due posizioni, mentre 8° è Bologna (14° lo scorso anno)

Ritornando invece al tema degli evocati investimenti, agevolati anche dal PNRR, brillano province emiliano-romagnole e toscane Ravenna, Rimini, Ferrara da un lato e Firenze, Lucca, Massa Carrara dall’altro. Ma anche qui, si stagliano regioni non propriamente meridionali.

IL CONFRONTO FRA REGIONI

La Lombardia guida la classifica, contando fra le città di riferimento per lo sport ben 7 presenze. Si staglia nettamente su Veneto ed Emilia Romagna (entrambe con due province), Piemonte e Toscana contano una sola presenza di proprie città. Il divario è abbastanza netto con le altre regioni, a partire dal Lazio: Roma è solo al 27°posto. Il Sud, a riconferma delle difficoltà sia sistemiche che strutturali e sociali, vede Napoli al 55° posto, Bari al 62° e Messina, migliore delle città siciliane, al 72°.

Cremona sul terzo gradino del podio con indicazione di alcuni parametri

L’unica città fra Isole e Sud che sia forte di dati molto convincenti è Cagliari, che si colloca all’11° posto. Poi per le altre città isolane e del Sud il quadro è poco incoraggiante: segno che è necessario investire di più e aiutare la popolazione, soprattutto per i ceti meno abbienti, a praticare lo sport, come ha significativamente fatto la Sicilia con il voucher mensile per i più giovani perché svolgano attività sportiva.

Altra città sarda degna di menzione è Sassari, che però è al 55° posto; Teramo (48°) unitamente a L’Aquila e Brindisi danno un po’ di luce al Sud sportivo, concordando un piano meridionale per il calcio dilettantistico. Così L’Aquila passa dall’88° al 63° posto. Ma per le altre province del Meridione i piazzamenti sono tutti verso il basso, lasciando le posizioni migliori alle città del Centro/Nord.

Una fotografia che ci dice che nello sport c’è ancora molto da investire, soprattutto per le nuove generazioni e per il genere femminile, affinché crescano con una sana cultura della pratica sportiva, espressione di stili di vita attivi e fondamentali in chiave preventiva e per la salute. Operatori sportivi, dove non arriva lo Stato, può e deve arrivare il privato con iniziative socialmente utili, ma a vantaggio anche di iscrizioni ed entrate per le società sportive più attive e meritevoli.

Scritto da redazione