Gli organi di stampa commentano con toni poco rassicuranti i dati ISTAT recentemente diffusi, ma sembra che, per ora, palestre e piscine restino delle priorità poco rinunciabili per il consumatore
L’APPROFONDIMENTO DEL WEEKEND
In una fase di grande crescita di iscrizioni e abbonamenti in palestre e piscine, con effetti positivi generali sull’industria del benessere, le risposte del sistema economico internazionale e pure nazionale sono in controtendenza. Come riportano le testate economiche, i segnali negativi che seguono alle periodiche indagini ISTAT, determinano preoccupazione perché la fiducia dei consumatori e delle imprese è in calo.

Per ora, come già accaduto in passato, palestre e piscine (le seconde sempre alle prese con i rincari energetici in parte ammorbiditi dal nuovo sostegno governativo per complessivi 10 milioni di euro) non ne risentono e, anzi, i consumatori continuano a orientare la propria spesa sull’esercizio fisico, l’allenamento, stili di vita sempre più attenti alla salute e alla prevenzione.
Vero è che, come acceduto nel corso di queste brevi vacanze agevolate dai ponti primaverili, gli italiano hanno usufruito di finanziamenti per 100 milioni di euro pur di concedersi qualche giorno di ferie, fuggendo dalla routine quotidiana.
Segno ulteriore che i soldi non bastano, che i salari restano troppo bassi e che il potere d’acquisto è inferiore dell’8% rispetto ad un decennio fa.
Tutti elementi negativi che non sembrano incidere sull’andamento dei centri sportivi.
La domanda è se questa fase positiva durerà o meno, visto che, come indica Confcommercio, i settori che stanno subendo una contrazione sono il manufatturiero, ma soprattutto i servizi, ambito che riguarderebbe anche sport e benessere.

Tuttavia, sia a livello globale che nazionale, gli indici e le previsioni dicono che il Wellbeing collegato all’esercizio fisico, all’alimentazione, alla tecnologia indossabile e all’innovazione è destinato a crescere.
Magari asserire che possiamo dormire sonni tranquilli è azzardato, però sembra che la fase di crescita per palestre e piscine, nonché per la filiera di fornitura, non abbia ad interrompersi.
Quindi possiamo valutare di continuare ad investire per dare le risposte ad una domanda destinata a incrementare ulteriormente, senza tuttavia trascurare cosa stia avvenendo a livello sistemico, osservando le debite prudenze, perché se la spesa si contrae è segno che i problemi del consumatore persistono e peggiorano: a noi il compito di rendere irrinunciabile la nostra offerta, innovando, investendo, intervenendo tempestivamente per aggiornare e correggere proposte in linea con le attese della clientela attuale e potenziale.
Ricordiamo che l’esercito dei sedentari è ancora troppo numeroso e che prevale sempre più la consapevolezza dell’importanza, per la salute, la prevenzione e una longevità attiva, dell’allenamento e delle sane abitudini coltivate in palestre e piscine.
Questo quanto ha pubblicato qualche giorno fa Italia Oggi; a seguire due flash su quanto riportato a riguardo da Confcommercio e ANSA.

ISTAT, IN CALO LA FIDUCIA DI CONSUMATORI E IMPRESE. INDICE AI MINIMI DA MARZO 2021
Il secondo calo consecutivo esprime un generalizzato peggioramento delle opinioni dei consumatori, in particolare delle attese sulla situazione economica e delle valutazioni sull’opportunità di risparmiare
di Redazione29/04/2025|Aggiornato il 29/04/2025
Ad aprile 2025 sia il clima di fiducia dei consumatori, sia quello delle imprese sono stimati in diminuzione (da 95,0 a 92,7 e da 93,2 a 91,5 rispettivamente). Lo rende noto l’Istat.
Tra i consumatori, si evidenzia un diffuso peggioramento delle opinioni, soprattutto quelle sulla situazione economica generale: il clima economico scende da 93,2 a 89,6, il clima personale diminuisce da 95,7 a 93,9, quello corrente flette da 97,9 a 95,4 e quello futuro cala da 91,1 a 89,1.
Con riferimento alle imprese, la flessione risulta più marcata nei servizi che nell’industria. In particolare, il clima di fiducia delle imprese dei servizi di mercato scende da 94,3 a 91,4 e l’indice del commercio al dettaglio cala da 103,8 a 101,8; nelle costruzioni la fiducia diminuisce da 104,6 a 103,6, mentre nel settore manifatturiero il calo è meno accentuato, da 86,0 a 85,7.
Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura migliorano i giudizi sugli ordini mentre calano le attese sulla produzione e le scorte sono giudicate invariate. Nelle costruzioni si registra un peggioramento delle attese sull’occupazione presso l’impresa in presenza di una stabilità dei giudizi sugli ordini. Passando al settore dei servizi di mercato, si evidenzia un diffuso peggioramento di tutte le componenti del clima di fiducia. Il deterioramento dell’indice del comparto è influenzato, principalmente, dal crollo nel settore del turismo. Nel commercio al dettaglio, il calo della fiducia è dovuto ai giudizi sulle vendite e dalle scorte di magazzino giudicate in accumulo; le attese sulle vendite, invece, aumentano moderatamente. A livello di circuito distributivo, l’indice scende solo nella grande distribuzione mentre in quella tradizionale si registra una crescita.
Minimi dal 2021
Ad aprile 2025 l’indice di fiducia delle imprese diminuisce per il terzo mese consecutivo, portandosi al livello più basso da marzo 2021. Lo rende noto l’Istat. Il calo è dovuto a un peggioramento diffuso a tutti i settori; gli unici segnali debolmente positivi di questo mese provengono dal giudizio sugli ordini nella manifattura e dalle attese sulle vendite nel commercio al dettaglio. Il secondo calo consecutivo della fiducia dei consumatori esprime un generalizzato peggioramento delle opinioni dei consumatori, in particolare delle attese sulla situazione economica dell’Italia e delle valutazioni sull’opportunità di risparmiare nella fase attuale.
CONFCOMMERCIO: Sul fronte delle imprese, la flessione è più marcata nei servizi di mercato, dove l’indice scende da 94,3 a 91,4, e nel commercio al dettaglio (da 103,8 a 101,8).
ANSA: Per le imprese il calo è dovuto ad un peggioramento diffuso a tutti i settori” “debolmente positivi” solo gli ordini nella manifattura e “commercio al dettaglio”.
