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L’ Esperto risponde: problemi fiscali e lavorativi di ASD e SSD

Il lavoro sportivo, a seguito della riforma, richiede spesso il parere autorevole dell'esperto ph freepik

Domande e risposte nella rubrica curata da Beatrice Masserini che interviene su materie fiscali, lavorative e normative attinenti al settore sportivo

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Ritorna una delle più autorevoli esperte su fisco e norme, la dottoressa Beatrice Masserini (Studio Cassinis), che ha sempre un occhio di riguardo per il comparto sportivo.

“Una ASD, con codice fiscale, emette ricevuta per un contributo ricevuto in relazione ad una manifestazione. Chi versa il contributo, a fronte della ricevuta, può fruire della detrazione/riduzione nella dichiarazione dei redditi? Ci sono limiti di importo per l’emissione della ricevuta?”

Premesso che la ASD deve emettere ricevuta per tutti i contributi ricevuti, a prescindere dall’importo, il donatore, come previsto dall’articolo 15, primo comma, lettera i-ter, del DPR 917/1986 (Tuir), può detrarre nella misura del 19% «le erogazioni liberali in denaro per un importo complessivo in ciascun periodo d’imposta non superiore a 1.500 euro». Va evidenziato che, ai fini della detrazione, il contributo deve essere erogato attraverso un mezzo di pagamento tracciabile, quindi tramite bonifico bancario o postale, oppure con carte di credito, carte prepagate, assegni bancari o circolari, come disposto dall’articolo 17, comma 3, della Legge 400/1988.

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“Dal 1° gennaio 2025, per il Terzo settore, si assisterà ad un passaggio da un regime di esclusione ad uno di esenzione ai fini Iva. Considerato che le novità, in ambito sportivo, richiamano le sole ASD, quale sarà il trattamento Iva delle operazioni rese dalle SSD?”

Le SSD non sono espressamente menzionate tra le tipologie di enti beneficiari del regime di esenzione Iva previsto dal Decreto Fisco-Lavoro (DL 146/2021, convertito in legge 215/2021), che si renderà applicabile dal 1° gennaio 2025

Occorrerà, dunque, attendere chiarimenti per verificare il corretto trattamento Iva applicabile a queste tipologie di enti senza scopo di lucro, considerando sia il rinvio legislativo che consente alle SSD di applicare le medesime disposizioni tributarie previste per le ASD, sia il coordinamento con l’ulteriore regime di esenzione Iva previsto dal DL 75/2023 (convertito con Legge 112/2023), che ha introdotto, all’articolo 36-bis, una previsione, efficace dall’agosto 2023, che qualifica come esenti le prestazioni di servizi strettamente connessi con la pratica dello sport, compresi quelli didattici e formativi, rese nei confronti delle persone che esercitano lo sport o l’educazione fisica da parte di organismi senza fine di lucro, compresi gli enti sportivi dilettantistici, tra cui quelli sotto forma societaria.

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“Un datore di lavoro SSD eroga i buoni pasto alla generalità dei suoi dipendenti, a norma dell’art. 51, comma 2, lettera c, del Tuir, Dpr 917/1986.

La stessa società può erogare i buoni pasto anche ai collaboratori sportivi inquadrati come collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.) ed ai collaboratori amministrativo-gestionali, sempre inquadrati come collaboratori coordinati e continuativi?

La domanda sorge in virtù dell’entrata in vigore della “Riforma dello Sport”, di cui al D. Lgs. 36/2021 e successive modifiche.”


La risposta è positiva. Come disposto dall’articolo 4, primo comma, lettera c, del DM Sviluppo Economico 122/2017, i buoni pasto «sono utilizzati esclusivamente dai prestatori di lavoro subordinato, a tempo pieno o parziale, anche qualora l’orario di lavoro non preveda una pausa per il pasto, nonché dai soggetti che hanno instaurato con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato». Tra questi ultimi rientrano anche i collaboratori coordinati e continuativi citati nel quesito.