Le colpe sono di alcuni folli, ma le responsabilità sono di tutti, pure degli addetti ai lavori delle piscine che, in modo unitario, possono dare un contributo di sostanza all’importanza dell’acqua e di tutto quanto serva per preservarla
Lettera aperta al Direttore
Anche quest’ anno le tre giornate mondiali dedicate pure alle piscine sono trascorse nell’indifferenza più totale del nostro popolo di nuotatori, appassionati, goditori e addetti ai lavori.
Saranno stati il referendum, le terribili quanto inutili guerre che stanno devastando l’intero pianeta, i conflitti nostrani o la paura di perdere quel poco che abbiamo, ma sta di fatto che proprio i diretti interessati non hanno considerato questi momenti strategici per il nostro stesso futuro.

Eppure, non a caso sono state indette – a livello internazionale presso gli Organismi che dovrebbero essere globalmente condivisi – in tre giorni consecutivi di marzo, un mese straordinariamente importante per le dinamiche del ciclo dell’acqua, le giornate che abbiamo completamente dimenticato: il 21 marzo dedicato ai ghiacciai ed alle nevi perenni, il 22 marzo dedicato alla idrosfera e quindi a tutte le acque ed il 23 marzo indicato come giornata della meteorologia, e quindi del clima.

Tutti temi che sono in stretta relazione alla sfera dell’acquaticità, in specie a quella delle piscine. Ma dimenticati, come se la cultura dell’acqua, in stretta relazione con l’ambiente, fosse uno dei tanti capitoli di cui si devono interessare solo i fisici dell’atmosfera, gli idrologi, gli ingegneri idraulici, gli studiosi e gli scienziati di materie complesse, tutta gente che ha poco a che fare con la vita di tutti i giorni. E questa è una delle tante balle all’italiana!
Non perché nessun politico italiano se ne è veramente interessato (temi che non fanno audience o consenso e neanche cronaca mondana), ma perché questi argomenti, che costituiscono la radice di un albero con centomila rami, non sono nemmeno considerati alla lontana, dimostrando ancora una volta che gli aspetti più rilevanti della nostra vita e del futuro del nostro Pianeta dovrebbero essere materie condivise e non fonte di conflitti (…una delle più crude realtà).

Ma forse anche perché la formazione scolastica, l’informazione basata sulla scienza e non sulla sua interpretazione strumentale e la prassi di vita comune che dovrebbero costituire pilastri portanti del comparto piscine, non sono in grado di costituire massa critica. Ovvero una massa in grado di ricordarci come ogni gesto umano ha a che fare con l’idrosfera ed il suo futuro sia in termini quantitativi che ancor più qualitativi.
I media ci bombardano di informazioni ed istruzioni commerciali, ci deviano verso le forme e non la sostanza del nostro breve periodo di vita, fanno rumore, ma non toccano le responsabilità e ci vogliono far credere che possiamo godere solo di diritti che tanto i doveri sono a misura soggettiva.
Eppure, i risultati sono sotto gli occhi di tutti e tutti ne traiamo conseguenze che a volte hanno a che fare con la sopravvivenza. Il negazionismo impera anche perché i così detti “ambientalisti” sono spesso solo dei rompiscatole e magari si scopre che sono finanziati proprio da coloro che concorrono a distruggere il bene più importante che abbiamo: l’acqua.
Allora il silenzio e la distrazione di coloro che vivono per le piscine, dentro le piscine, ma anche solo costituiscono l’esercito di avventori delle strutture acquatiche diventano colpevoli di un silenzio devastante, concausa principale di quella mancata attenzione che la nostra casa comune richiederebbe ogni giorno, con costanza e rispetto.
Il corporativismo di alcuni aspetti del mondo dell’acquaticità dovrebbe invece costituire una massa sociale che si occupa attivamente dei temi di queste tre giornate e non solo a parole.

Non si tratta più di sensibilità, ma di necessità: questa massa sociale deve agire politicamente e pretendere che la cultura dell’acqua costituisca principio fondamentale di riferimento per tutte le attività umane. Diversamente tutti i contenuti del mondo delle piscine si perderanno dietro al business e ad un pragmatismo che si basa su un bene che è di tutti e non solo dei piscinari.
Tanto per fare un esempio di criticità sociale parliamo degli effetti devastanti dei conflitti in atto in tutti i continenti.
Conflitti per il possesso delle risorse naturali, per il dominio sulle disponibilità idriche e per dispute territoriali, religiose, economiche e di supremazia antidemocratica. Spesso sfociano in azioni armate le cui conseguenze sono distruttive per l’acqua, per il clima, per tutte le risorse naturali. Le distruzioni totali di miliardi di metri cubi di costruzioni rappresentano un attentato alle risorse della terra che non ha riscontri in termini energetici ed ambientali.
Le stesse armi, i proiettili, le relative esplosioni sono ferite insanabili per il clima ed il suo principale fattore ambientale: l’acqua.
Anche solo considerando le polveri sottili che generano nella troposfera, causano un progressivo inquinamento dell’aria e delle precipitazioni che si distribuiscono in ogni dove e dureranno decenni.
Si spende per costruire armi, si spende per usarle e si spende per distruggere i beni della terra, comprese le vite umane. Con i soldi investiti, da un potere assurdo quanto bugiardo, nelle guerre in corso si potrebbero sfamare tutti i popoli della Terra per decenni: invece si concorre alla desertificazione, alle migrazioni planetarie a causa di siccità e climi imprevedibili che comportano tra l’altro bibliche perdite di beni e di vite umane.
E si attenta alla sopravvivenza delle piscine: manca l’energia (se non a caro prezzo) e manca l’acqua buona. Tutto dimostrabile su dati inconfutabili.
Sì, perché grazie alla tecnologia noi osserviamo, registriamo ed elaboriamo, ma poi facciamo sempre poco per la prevenzione e le azioni sinergiche in termini pratici.

Il quadro è molto chiaro, ma per evitare che il Pianeta diventi invivibile cosa facciamo, cosa fa il mondo dell’acquaticità?
Una cosa semplice si potrebbe già avviare domani: sensibilizzare sui temi delle giornate in oggetto sia gli operatori che gli utenti, atleti, amatori e fruitori di tutti i generi. Adottando misure di mitigazione su consumi e gestioni poco attente ai problemi ambientali. E molto altro ancora….
Un piccolo, ma significativo aiuto a questa sensibilizzazione può arrivare da una ricorrenza molto importante, specialmente per noi italiani: le celebrazioni degli 800 anni di San Francesco. E ricordare a tutti come questo straordinario uomo descriveva l’acqua (dal Cantico delle Creature): “Laudato sì, mi Signore; per sor’acqua, la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta”.
Un vero richiamo all’essenzialità delle cose.
Ringrazio per la condivisione di un tema cui la vostra testata giornalistica ha sempre dato risalto, offrendo il proprio contributo.
Con stima
Gianni Gurnari
Ndr: gurnari@benaquam.com