in , ,

La ristrutturazione delle piscine (parte 1)

Il polo natatorio di Bari è complesso che richiede un intervento di ristrutturazione e ammodernamento, ma, al di là delle norme, le risorse scarseggiano

In questo periodo sono molte le piscine che necessitano di una ristrutturazione. Ma ristrutturarle comporta l’obbligo di mettere tutto a norma?

Questo articolo è stato pubblicato su HA Pool Construction di marzo-aprile

prola@professioneacqua.it

Quando una piscina ha la necessità di essere ristrutturata ed è stata costruita non a norma, oppure le norme tecniche di riferimento sono cambiate nel periodo che è intercorso tra la costruzione della piscina e la ristrutturazione, molto spesso ci si trova davanti al dubbio se sia necessario adeguare tutta la piscina alle norme vigenti o se si possa procedere ad un adeguamento normativo solamente parziale. In molti casi, infatti, gli interventi effettivamente necessari sono di importo molto minore rispetto al costo di una completa messa a norma. Per rispondere in modo esaustivo a questo dubbio è necessario fare un po’ di chiarezza su alcuni punti fondamentali.

COSA SI INTENDE PER RISTRUTTURAZIONE?

Secondo il D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, noto come “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”, le definizioni sono le seguenti.

Art. 3 – Definizioni degli interventi edilizi

1. Ai fini del presente testo unico si intendono per:

a) “interventi di manutenzione ordinaria“, gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti;

In questa definizione possono rientrare, ad esempio:

  • La sostituzione del telo di rivestimento;
  • La sostituzione o la riparazione di componenti interni alla vasca, quali skimmers, bocchette, con le relative tubazioni;
  • La sostituzione o la riparazione dei filtri o delle pompe, piuttosto che delle valvole e delle tubazioni nella sala macchine;
  • La installazione di una nuova centralina («integrare» o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti).

Nella manutenzione ordinaria rientrano tutti quegli interventi necessari a riparare, o sostituire qualcosa che si è rotto con qualcosa di uguali caratteristiche. Se si rompe una pompa, si può utilizzare anche un modello diverso, se quello installato non è disponibile perché, ad esempio, è fuori produzione, ma non si può sostituire una pompa a giri fissi con una a velocità variabile, perché in questo secondo caso verrebbero modificate le caratteristiche dell’impianto.

Nella manutenzione ordinaria rientrano tutti quegli interventi necessari a riparare, o sostituire qualcosa che si è rotto con qualcosa di uguali caratteristiche

Continuando con le definizioni:

b) “interventi di manutenzione straordinaria“, le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino mutamenti urbanisticamente rilevanti delle destinazioni d’uso implicanti incremento del carico urbanistico.

In questa definizione possono rientrare, ad esempio:

– L’innalzamento del fondo della vasca;

– La modifica del sistema di circolazione da skimmers a sfioro;

– Il rifacimento dell’impianto con modifiche (es. aggiunta secondo filtro, terza pompa, ecc).

È sempre necessario consultare i regolamenti urbanistici locali, per evitare di rientrare tra gli interventi che aumentano il carico urbanistico e che quelli previsti non vengano considerati interventi che modifichino la volumetria dell’edificio, soprattutto se ci si trova in zone soggette a vincoli. Non è così scontato, infatti, che innalzare la profondità di una vasca, modificarla a sfioro, costruire una vasca di compenso, siano interventi che possano essere accettati come semplice manutenzione straordinaria. In alcuni casi gli interventi potrebbero essere inquadrati come ristrutturazione edilizia.

La definizione successiva riguarda:

c) “interventi di restauro e di risanamento conservativo“, gli interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano anche il mutamento delle destinazioni d’uso purché con tali elementi compatibili, nonché conformi a quelle previste dallo strumento urbanistico generale e dai relativi piani attuativi. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio

Questo caso particolare può essere applicato alla ristrutturazione di una vasca di pregio, in ambito di tutela a fini ambientali o storici.

Infine, siamo arrivati a:

d) “interventi di ristrutturazione edilizia“, gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti. Nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi altresì gli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici esistenti con diversi sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche, con le innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica, per l’applicazione della normativa sull’accessibilità, per l’istallazione di impianti tecnologici e per l’efficientamento energetico

Nella ristrutturazione edilizia ricadono tutti gli interventi relativi a piscine esistenti che modificano di fatto la struttura e l’impianto, facendolo diventare altro rispetto alla situazione esistente

In questa definizione possono rientrare, ad esempio:

– L’aumento o la riduzione delle dimensioni di una vasca;

– La costruzione di una nuova vasca dentro quella esistente;

– La costruzione di un nuovo locale tecnico;

– La costruzione di un impianto che prima non c’era, come ad esempio la separazione di un impianto unico per due vasche.

Nella ristrutturazione edilizia ricadono tutti gli interventi relativi a piscine esistenti che modificano di fatto la struttura e l’impianto, facendolo diventare altro rispetto alla situazione esistente.

Naturalmente questi diverse tipologie di intervento richiedono diverse tipologie di permessi edilizi, che vanno dal caso più semplice della CILA, passando per la SCIA fino al Permesso di Costruire.

L’OBBLIGO DI MESSA A NORMA – LE LEGGI REGIONALI SULLE PISCINE

Definite le diverse tipologie di intervento, è necessario comprendere in quali casi si renda obbligatoria una messa a norma della piscina anche relativamente ad aspetti che non riguardano le necessità contingenti.

Ad esempio, nel caso in cui un condominio intenda sostituire il telo in pvc del rivestimento ed innalzare il fondo di una vasca profonda, è necessario adeguare anche tutto l’impianto di filtrazione?

Per cercare di rispondere a questa domanda è necessario esaminare le leggi regionali, laddove esistono.

La Regione Lombardia, nella D.G.R. n. 8/2552 del 17 maggio 2006, prevede che: Le piscine di cui agli allegati A e B, il cui progetto sia presentato dopo la data di entrata in vigore delle presenti disposizioni, debbono rispettare quanto in esse previsto. Le piscine medesime già in funzione alla data di entrata in vigore delle presenti disposizioni, per le quali l’autorità sanitaria non abbia espresso parere sfavorevole, possono continuare la loro attività, inviando, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore delle presenti disposizioni, notifica all’Azienda Sanitaria Locale competente per territorio, ed allegando la documentazione prevista, negli specifici allegati, per la dichiarazione di inizio attività. La presentazione di pratiche di ristrutturazione e/o ampliamento del complesso comporta l’adeguamento alle presenti disposizioni delle sole sezioni o parti interessate. I requisiti dell’acqua utilizzata nelle piscine dovranno essere rispettati a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente norma. A decorrere dalla stessa data dovranno essere rispettati i requisiti tecnici di gestione e funzionamento.

Nel caso in cui un condominio intenda sostituire il telo in pvc del rivestimento ed innalzare il fondo di una vasca profonda, è necessario adeguare anche tutto l’impianto di filtrazione?

La Regione Emilia Romagna, nella D.G.R. n. 1092/2005, stabilisce: di dare atto che i requisiti strutturali previsti dalle disposizioni tecniche contenuti nel sopracitato documento, allegato parte integrante della presente delibera, si applicano ai nuovi impianti, intendendo per nuovi impianti quelli per i quali alla data di adozione della presente deliberazione non sia ancora stato rilasciato il permesso di costruire da parte del Comune competente, mentre le piscine esistenti e normate dal presente atto, quindi già in funzione alla data di adozione dello stesso, sono tenute ad adeguarsi ai requisiti strutturali previsti dalle disposizioni tecniche, in occasione di ristrutturazioni o ampliamenti limitatamente alle sezioni o parti interessate.

Il problema è comprendere cosa si intende con “parti interessate” … Se, come nell’esempio sopra riportato di un condominio che alza il fondo e cambia il telo, si mettono a norma le prese di fondo, ci si può limitare a questa “parte interessata all’intervento” oppure è necessario mettere a norma tutto l’impianto? Una risposta nelle delibere regionali non c’è, ma si può trovare nel successivo capitolo che riguarda la certificazione di conformità.

La Regione Toscana invece, attraverso la Legge Regionale 23 dicembre 2014, n. 84, stabilisce che: Le piscine in esercizio alla data di entrata in vigore del regolamento regionale di cui all’articolo 5 (cioè il 2010), si adeguano alle disposizioni della presente legge e del regolamento regionale entro il termine del 31 marzo 2016.

In linea generale, le Regioni che si sono dotate di una legge hanno previsto un termine per l’adeguamento di tutte le piscine, mentre quelle che hanno adottato una Delibera di Giunta hanno concesso una sorta di “deroga a vita” per le piscine esistenti. Le Regioni che non hanno adottato nulla, come ad esempio il Veneto, non si esprimono in merito.

Fine prima parte; la seconda parte verrà pubblicata domani, sabato 6 aprile

Scritto da Rossana Prola