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La ristrutturazione delle piscine (parte 2)

La riqualificazone dell' impianto oggi è una priorità che deve tenere conto delle norme in materia - ph Barr&Wray

Nella ristrutturazione delle piscine vanno osservati alcuni obblighi afferenti alla messa a norma dell’impianto

Questo articolo è stato pubblicato su HA Pool Construction di marzo-aprile

Seconda parte che segue alla prima pubblicata su wbox il 5 marzo https://wbox.it/la-ristrutturazione-delle-piscine-parte-1/

prola@professioneacqua.it

L’OBBLIGO DI MESSA A NORMA DELL’IMPIANTO – IL D.M. 37/08 E LA DICHIARAZIONE DI CONFORMITÀ

L’obbligo di emissione di una certificazione di conformità per quanto riguarda l’impianto idraulico di una piscina sta entrando definitivamente, seppure lentamente, nella consapevolezza degli installatori e dei loro clienti. La maggior parte delle piscine realizzate ad oggi, però, ne è sprovvista, per una serie di motivi che non è il caso di analizzare in questa sede.

La manutenzione ordinaria non richiede né che l’azienda che la effettua sia abilitata presso la Camera di Commercio, né che venga rilasciata la certificazione corredata dagli allegati obbligatori

Il D.M. 37/08 stabilisce che:

Art. 7. Dichiarazione di conformità

1.Al termine dei lavori, previa effettuazione delle verifiche previste dalla normativa vigente, comprese quelle di funzionalità dell’impianto, l’impresa installatrice rilascia al committente la dichiarazione di conformità degli impianti realizzati nel rispetto delle norme di cui all’articolo 6. Di tale dichiarazione, resa sulla base del modello di cui all’allegato I, fanno parte integrante la relazione contenente la tipologia dei materiali impiegati, nonché il progetto di cui all’articolo 5.

Art. 10. Manutenzione degli impianti

1. La manutenzione ordinaria degli impianti di cui all’articolo 1 non comporta la redazione del progetto né il rilascio dell’attestazione di collaudo, né l’osservanza dell’obbligo di cui all’articolo 8, comma 1 (che prevede che il committente debba affidare il lavoro ad una azienda abilitata, n.d.r.), fatto salvo il disposto del successivo comma 3 (che riguarda ascensori e montacarichi n.d.r.).

Per quanto riguarda l’obbligo di rilascio della certificazione di conformità degli impianti, quindi, la manutenzione ordinaria non richiede né che l’azienda che la effettua sia abilitata presso la Camera di Commercio, né che venga rilasciata la certificazione corredata dagli allegati obbligatori (progetto e relazione tecnica).

Se, invece, si effettua una modifica anche parziale dell’impianto, è obbligatorio rilasciare la conformità. E qui iniziano i problemi. In un ipotetico mondo fantastico, nel quale tutti gli impianti delle piscine fossero dotati di conformità, una modifica parziale all’impianto va certificata per la sola parte modificata, allegando copia della certificazione originaria ed effettuando una verifica che l’intervento non riduca lo standard di sicurezza iniziale. Ma nel mondo reale, dove la maggior parte degli impianti di piscine, ad oggi, non è dotato di certificazione, le cose si complicano. Perché, ed è questo il punto fondamentale, la dichiarazione di conformità implica una dichiarazione esplicita di aver realizzato l’impianto, o la sua modifica, secondo le norme tecniche in vigore al momento dell’intervento.

Se, ad esempio, si aggiungono skimmers su una piscina per ottemperare al requisito normativo di avere almeno uno skimmer ogni 20 metri quadri di superficie, vanno messi a norma anche l’impianto di filtrazione, i diametri delle tubazioni, il numero di bocchette, le aspirazioni, e tutti i componenti interni alla vasca. Fattibile? Certo, ma difficile, a causa dell’elevato costo di una simile ristrutturazione.

Meglio quindi, per ora, finché la cultura della conformità non si sarà diffusa, limitarsi alla manutenzione ordinaria.

La dichiarazione di conformità implica una dichiarazione esplicita di aver realizzato l’impianto, o la sua modifica, secondo le norme tecniche in vigore al momento dell’intervento

I BONUS EDILIZI

L’unico bonus attualmente utilizzabile per le piscine è il bonus per la ristrutturazione edilizia, che esiste ormai da molti anni, e non è specificamente legato alle piscine ma può essere utilizzato anche a questo scopo. Il bonus dà la possibilità, se sono verificate una serie di condizioni accessorie, di avere un recupero di IRPEF in 10 anni, pari alla metà dell’importo speso. Il discorso merita approfondimento ed è stato più volte trattato sia da Acquanet – Associazione Piscine, sia da Professione Acqua. Sui rispettivi siti internet è possibile trovare articoli che trattano l’argomento.

La detrazione del 50 per cento, confermata anche per l’anno 2024 solo come detrazione IRPEF e non più sotto forma di sconto in fattura, spetta per:

  • lavori di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia effettuati su parti comuni di edifici residenziali, cioè su condomini (interventi indicati alle lettere a), b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001);
  • interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia effettuati su singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali e pertinenze (interventi elencati alle lettere b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001).

Quindi nel caso di interventi su piscine condominiali è ammesso alla detrazione fiscale anche l’intervento di manutenzione ordinaria, mentre nel caso di una singola unità abitativa la manutenzione ordinaria non è agevolabile.

Attenzione, quindi, alla tipologia di intervento edilizio che viene dichiarato sui condomini: se si tratta di ristrutturazione, si può rientrare nei casi previsti dalle leggi regionali (da verificare caso per caso) che impongono un adeguamento normativo totale.

ph Myrtha Pools

CONCLUSIONI

La ristrutturazione di una piscina esistente deve essere affrontata con attenzione. Il problema principale è l’adeguamento alle norme tecniche, in particolar modo a quelle relative agli impianti, vista la necessità del rilascio della dichiarazione di conformità, ma non solo. Quando si ristruttura, tutto quanto viene modificato deve essere a norma, quindi anche rampe, gradini, pendenze, antiscivolo, scalette, o altro.

In particolar modo devono essere a norma gli impianti idraulici ed elettrici, che devono essere accompagnati da conformità.

Poiché la maggior parte delle piscine attualmente in esercizio è ancora sprovvista di conformità normativa, non è possibile produrre una conformità parziale, relativa solamente all’intervento effettuato, ma deve essere messo a norma tutto l’impianto.

L’unico modo per non essere costretti a mettere a norma l’intero impianto è quello di eseguire solo interventi di manutenzione ordinaria, per i quali la produzione di conformità non è richiesta.

Attenzione anche alle leggi /delibere regionali, laddove esistono, che prevedono l’obbligo di adeguamento delle piscine esistenti in modo e con presupposti diversi, a seconda della Regione.

Scritto da Rossana Prola