L’incapacità o la difficoltà di intercettare la nuova domanda sta limitando il potenziale di molti impianti
Nel dibattito sulle piscine pubbliche italiane si tende a concentrarsi (giustamente) su costi, energia e manutenzione anche alla luce dei pensanti rincari energetici che colpiscono tutti i settori, ma le piscine ne escono ben più penalizzate, in ragione dell’alta necessità di energia e gas.
Si tratta di tutti elementi reali, ma che rischiano di nascondere il punto centrale: il modello di ricavo che è rimasto fermo, mentre la domanda è cambiata. E parecchio, ma non tutti ne sono consapevoli e, forse, manca un costruttivo confronto in tal senso.

La maggior parte degli impianti continua a basarsi su due pilastri che non vanno certo messi in discussione: nuoto (libero o guidato) e scuola nuoto. Questo schema, che per decenni ha garantito sostenibilità, oggi non è più sufficiente. Le abitudini degli utenti sono cambiate e la richiesta si è molto diversificata.
Le attività acquatiche rappresentano il segnale più evidente. Fitness in acqua, circuit training, preparazione atletica, riabilitazione e programmi salute, come enfatizzato in diversi altri articoli e approfondimenti, stanno generando una domanda crescente. In alcuni casi, queste attività superano, talvolta ampiamente, per numero di iscritti i corsi tradizionali.
Se ne è parlato anche nell’incontro Piscine d’Eccellenza lo scorso 21 aprile presso Seven Infinity di Gorgonzola: oggi alcune piscine hanno deciso di putare tutto sul verticale, escludendo in toto o solo in parte le attività tradizionali “orizzontali”. Lo fanno scientemente, toccando punte di iscritti/mese sulle attività verticali che superano i 1.500 e che arrivano, anche per piscine di non grandi dimensioni, a 2.000 e più: un radicale cambiamento della domanda ma pure della capacità di intercettare nuovi bisogni di nuovi target, ben più allargati delle sole donne amanti dell’antica aquagym o aquaerobica. Nulla di che stupirsi: è esattamente quello che è avvenuto da tempo nelle palestre ma di cui tanti che gestiscono piscine non sono consapevoli.

Questo non è un dettaglio operativo, ma un cambio di modello, ripensato per essere vincenti. La piscina non è più considerabile solo come uno spazio per nuotare, ma è un ambiente per attività diversificate.
In pratica, la corsia della piscina non è più il centro del modello economico rivelandosi ormai come solo una delle sue componenti
Il confronto europeo conferma questa direzione. Gli impianti più performanti sono quelli che hanno costruito un’offerta verticale e differenziata, capace di attrarre target diversi durante tutta la giornata.
In Italia, invece, molte piscine restano ancorate a un palinsesto tradizionale. Questo limita l’utilizzo delle vasche, soprattutto nelle fasce diurne, e riduce il potenziale di ricavo mentre i costi continuano a creescere.
Un altro elemento chiave è la professionalità. Le attività acquatiche richiedono competenze specifiche e personale aggiornato e all’altezza (EAA è il riferimento per chi crede nell’evoluzione della professionalità in piscina). Senza personale formato, è difficile sviluppare un’offerta credibile e scalabile.

COMPARAZIONE REALE:
- piscina tradizionale → utilizzo concentrato + ricavi limitati
- modello evoluto → utilizzo distribuito + ricavi diversificati
Le piscine dei fitness club dimostrano che un’alternativa è possibile. Quando l’acqua è integrata in un sistema più ampio, la domanda aumenta e il modello diventa sostenibile.
Il problema, quindi, non è (più) riempire le corsie, ma creare più motivi perché la gente entri in piscina.
