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L’esperto risponde: massoterapista forfettario, ASD e attività ricreative, società di capitali e amministratori

Domande e risposte su temi normativi e fiscali del comparto sportivo ph freepik

Tematiche molto attuali esaminate con attenzione a specifiche situazioni che riguardano ASD e SSD su cui la dottoressa Beatrice Masserini interviene con la competenza che la distingue

beatricemasserini@studiocassinis.com

Prosegue la rubrica coordinata da Beatrice Masserini (Studio Cassinis), ideata dalla stessa professionista per facilitare dirigenti ed operatori sportivi nella loro attività, sovente condizionata da dubbi, difficoltà di interpretazioni di norme e aggiornamenti fiscali per la cui comprensione le risposte dell’Esperto risultano un ottimo aiuto.

“Dal 2024, il massoterapista forfettario è tenuto ad emettere fattura elettronica per le sue prestazioni. Qualora le prestazioni vengano eseguite previa prescrizione medica, queste fatture devono essere cartacee? In caso di risposta affermativa, esse vanno trasmesse al Sistema tessera sanitaria (Sts)?”

Le prestazioni sanitarie effettuate nei confronti di persone fisiche, compresi i trattamenti di massofisioterapia, non devono mai essere fatturate elettronicamente tramite il Sistema di interscambio (Sdi), a prescindere dall’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria. Le fatture devono, quindi, essere emesse in formato analogico. I relativi dati devono essere trasmessi al Sistema tessera sanitaria.

L’emissione della fattura elettronica è, invece, obbligatoria per chi fattura non direttamente al paziente, ma allo studio nel quale si presta il servizio.

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“L’oggetto sociale di un circolo tennistico, in forma di ASD, che adotta il regime fiscale agevolato di cui alla Legge 398/1991, consiste nel contribuire alla diffusione dello sport del tennis ed anche nel promuovere iniziative ricreative che favoriscano la migliore utilizzazione del tempo libero.
I soci praticano le seguenti attività ricreative: gioco del biliardo e gioco delle carte (burraco). Per questi servizi pagano un corrispettivo di quattro euro all’ora per il biliardo e di due euro all’ora per il burraco. I corrispettivi versati dai soci sono da considerare ricavi commerciali – e, quindi, assoggettati ad Iva ed Ires – oppure istituzionali?”

La ASD è tale in quanto affiliata alla Federazione italiana tennis e padel, o ad una Disciplina sportiva associata oppure ad un Ente di promozione sportiva, riconosciuto dal Coni; in base a ciò, essa deve trasmigrare nel nuovo Registro nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche istituito presso il Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in sostituzione di quello finora tenuto dal Coni.

Detto questo, si deve rilevare che le iniziative ricreative diverse da quelle legate al tennis, che favoriscono la migliore utilizzazione del tempo libero dei soci, ancorché previste statutariamente, non rientrano nell’attività propria della ASD. Ne segue che, in questi casi, si configura l’attività di una associazione ricreativa, e non sportiva dilettantistica.

A fronte di ciò, occorre segnalare che il DL 215/2021 aveva attratto al campo dell’applicazione dell’Iva lo svolgimento di attività istituzionali (sportive) verso soci o tesserati, quando queste vengono remunerate attraverso corrispettivi specifici. In base alla disposizione della Legge 87/2023, di conversione del DL 10 maggio 51/2023, però, la previsione di accesso alla norma Iva delle cessioni e prestazioni effettuate dagli enti associativi, dietro corrispettivi specifici o contributi supplementari, verso soci, associati o partecipanti in conformità alle finalità istituzionali degli enti, è stata rinviata con decorrenza dal 1° gennaio 2025, ancorché tali operazioni potranno beneficiare in linea generale del regime di esenzione (articolo 10, commi da 4 a 6, del DPR 633/1972).
Descritto in tal modo il quadro complessivo dell’evoluzione normativa Iva per le ASD, occorre tenere presente che, nel caso prospettato, l’associazione applica il regime agevolato della Legge 398/1991, riferito alle attività commerciali svolte, e che, come già indicato, le attività di cui si tratta non risultano legate alla tipologia di attività sportiva che caratterizzano l’associazione stessa (tennis). Quelle descritte si devono, pertanto, qualificare come attività di carattere associativo non sportivo, e come tali commerciali, assoggettate, quindi, ad Iva ed Ires.

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“Una società di capitali viene posta in liquidazione il 9 novembre 2023 (data di iscrizione al Registro delle imprese della nomina del liquidatore). Il 13 dicembre 2023 viene presentato il bilancio finale di liquidazione e si chiude la partita Iva della società. La stessa viene cancellata dal Registro delle imprese nel gennaio 2024.

La dichiarazione dei redditi del periodo post liquidazione deve essere fatta con il modello Redditi Sc 2023, riferito all’anno in cui è stato presentato il bilancio finale di liquidazione ed è avvenuta la contestuale chiusura della partita Iva, oppure si deve far riferimento al nuovo modello Redditi Sc 2024 (relativo all’anno d’imposta 2023)?”

A norma dell’articolo 5 del DPR 322/1998, il liquidatore deve presentare la dichiarazione relativa al risultato finale delle operazioni di liquidazione entro nove mesi successivi alla chiusura della liquidazione stessa o al deposito del bilancio finale, se prescritto, in via telematica.
Pertanto, nel caso prospettato, va utilizzato il modello Redditi Sc 2023, facendo riferimento al deposito del bilancio finale avvenuto nello stesso 2023. Al riguardo, si evidenzia che, per i periodi d’imposta chiusi anteriormente al 31 dicembre 2023, anche se iniziati nel corso del 2022, la dichiarazione dei redditi va presentata utilizzando il modello Redditi 2023, approvato nel corso del 2023.

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“Una società ha due amministratori – che compongono il Consiglio di Amministrazione e che percepiscono compensi, redditi assimilati a lavoro dipendente – e quattro dipendenti. Tale società è intenzionata ad erogare buoni pasto alla generalità dei dipendenti, inclusi gli amministratori.
È possibile erogare agli amministratori con compenso i ticket restaurant, con relativa esenzione contributiva e fiscale, entro il limite previsto dal DPR 917/1986, Tuir?”

La risposta è affermativa. I buoni pasto possono essere concessi in esenzione fiscale e contributiva – nei limiti di cui all’articolo 51, comma 2, lettera c, del Tuir – anche ai percettori di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Va notato, peraltro, che, nel caso prospettato, i buoni pasto sono concessi alla generalità o a categorie di dipendenti, condizione che, ancorché non presente nella norma, è richiesta dall’Amministrazione fiscale (Circolare Ministeriale 326/1997).