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L’Esperto risponde: proventi de-commercializzati, acquisti esteri e iva, scatti di anzianità del lavoratore sportivo

Focus su questioni normative, fiscali e lavoristiche ph freepik

Quesiti e risposte curate da Beatrice Masserini (Studio Cassinis) per fare chiarezza su temi spesso fonte di dubbi e difficoltà interpretative per gli operatori

L’APPROFONDIMENTO DEL WEEKEND

beatrice.masserini@studiocassinis.com

Gestiamo un centro sportivo tramite una ASD e vorremmo sapere se siano ancora applicabili le regole di de-commercializzazione di corrispettivi pagati a noi da parte di un’altra ASD affiliata alla nostra stessa Federazione per attività di affitto spazi. Inoltre, tenuto conto che dal 1° gennaio 2024 siamo obbligati all’emissione di fatture elettroniche, volevamo sapere cosa vada comunicato ai fornitori che emettono fatture nei confronti della nostra ASD per quanto riguarda il codice univoco”.

L’entrata in vigore della Riforma dello Sport non ha inficiato la regola secondo la quale sono ricavi de-commercializzati i corrispettivi incassati per affitto spazi della ASD da parte di una ASD affiliata alla stessa Federazione o allo stesso Ente di promozione sportiva e che svolgono attività analoga. Infatti, la Riforma include l’attività di gestione di impianti sportivi tra le attività secondarie e strumentali rispetto a quelle principali, ma questo non preclude che i relativi proventi possano essere considerati de-commercializzati.

Il campo da padel affittato ad una società terza da una ASD può rientrare fra le attività de-commercializzabili ph freepik

Per quanto riguarda il quesito sulle modalità di ricezione delle fatture elettroniche (in formato xml e non più cartacee, come quelle emesse) da parte di fornitori, occorre che la ASD comunichi a questi ultimi il proprio codice univoco o la PEC al fine di consentire la trasmissione del file xml al sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate. Tutte le fatture passive ricevute andranno conservate secondo quanto prescritto dall’Agenzia delle Entrate, la quale mette a disposizione gratuitamente un servizio di conservazione elettronica per tutte le fatture emesse e ricevute elettronicamente attraverso il Sistema di Interscambio. Tale servizio è accessibile da parte dell’utente dalla sua area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”.

“Un ente non commerciale riceve fatture di acquisto relative a prestazioni di servizi fornite da soggetti esteri, che, nel loro Paese, sono considerati soggetti minimi (simili ai forfettari italiani). Tali acquisti sono destinati all’attività istituzionale dell’ente, per la quale non è prevista la detrazione dell’Iva. È corretto procedere, comunque, all’integrazione delle fatture di acquisto ed al versamento dell’Iva su tali acquisti esteri (minimi) istituzionali entro il secondo mese successivo, compilando contemporaneamente il modello Intra 12 per riportare i dati degli acquisti?”

Come riportato sul portale dell’Agenzia delle Entrate (scheda Intra 12), gli enti, le associazioni, le altre organizzazioni senza personalità giuridica e le società semplici che non esercitano in maniera esclusiva o principale attività commerciali o agricole (articolo 4, quarto comma, del Dpr 633/1972), che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni oltre il limite di 10.000 euro, devono dichiarare, utilizzando il modello Intra 12, l’ammontare degli acquisti intracomunitari di beni registrati con riferimento al secondo mese precedente, l’ammontare dell’imposta dovuta e gli estremi del relativo versamento. Pertanto, se l’ente acquista beni superando il limite di 10.000 euro, deve compilare l’Intra 12, integrare la fattura e versare l’Iva su tali acquisti esteri.

L’ente è tenuto ad assumere il ruolo di debitore dell’imposta, mediante applicazione del meccanismo del reverse charge per gli acquisti di beni e servizi da soggetti non residenti.

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Invece, nel caso in cui gli acquisti non superino annualmente il citato limite di 10.000 euro, l’ente deve dichiarare all’Ufficio competente in relazione al domicilio fiscale, tramite modello Intra 13, in via preventiva rispetto all’acquisto da effettuare, l’ammontare dell’acquisto in corso e l’ammontare complessivo degli acquisti effettuati nell’anno. Al riguardo, le istruzioni al modello Intra 13 chiariscono che, una volta che sia stata superata la citata soglia di 10.000 euro di acquisti intracomunitari di beni, l’acquisto diventa soggetto ad imposta in Italia e l’ente non commerciale, come sopra indicato, è obbligato a chiedere l’attribuzione della partita Iva, anche se tale operazione non comporta per l’ente l’assunzione della qualifica di soggetto passivo Iva.

“Il nuovo contratto dei lavoratori dello sport ha abrogato la disciplina relativa agli scatti di anzianità. Gli importi degli scatti maturati alla data del 31 dicembre 2023 sono da considerare riassorbibili?”

Secondo l’articolo 116 del nuovo contratto collettivo nazionale del lavoro sportivo, sottoscritto il 12 gennaio 2024 tra Confederazione Italiana dello Sport e Slc-Cgil, Fisascat-Cisl, Uilcom-Uil, la disciplina relativa agli scatti di anzianità prevista per gli assunti ante 22 dicembre 2015 è stata oggetto di abrogazione. Pertanto, si ritiene che, nonostante la dinamica non sia specificata dal nuovo contratto nazionale, salvo diverse interpretazioni autentiche che dovessero intervenire, gli aumenti derivanti da scatti di anzianità possano essere assorbibili.

“Una SSD, è costituita per il 60% da 4 soci-fratelli, con una quota di partecipazione del 15% ciascuno, e per il restante 40% da una quota in successione ereditaria, alla quale partecipano i medesimi soci-eredi comproprietari (in parti uguali) ed il coniuge superstite, quest’ultimo proprietario solo del 33% della quota caduta in successione.
In questa situazione, chi è il titolare effettivo?”

Dalla lettura del quesito, emerge, anzitutto, che nella compagine societaria non vi è una persona fisica proprietaria (direttamente o indirettamente) di una quota di partecipazione al capitale superiore al 25%, circostanza che – a norma dell’articolo 20, comma 2, del D. Lgs. 231/2007 – permette l’individuazione del titolare effettivo mediante il criterio della proprietà.
Occorre, dunque, esaminare la composizione della comunione ereditaria, rilevando che, nel caso di specie, non si tratta di una comunione in parti uguali, bensì di una comunione in cui uno dei partecipanti (il coniuge superstite) detiene la maggioranza delle quote della cosa comune.
In tal senso, si specifica che, a norma dell’articolo 1105, comma 2, del Codice civile, «per gli atti di ordinaria amministrazione le deliberazioni della maggioranza dei partecipanti, calcolata secondo il valore delle loro quote, sono obbligatorie per la minoranza dissenziente».

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Secondo questa norma, dunque, il partecipante alla comunione che detiene la maggioranza delle quote della cosa comune decide in maniera vincolante anche per gli altri partecipanti, nell’ipotesi in cui l’atto da compiere rientri nell’ordinaria amministrazione. In tale circostanza, secondo consolidata dottrina, il soggetto in questione può, pertanto, essere identificato come titolare effettivo, qualora la quota societaria in comunione permetta di esercitare il controllo dell’ente (come nel caso in esame).

È, pertanto, possibile affermare che il coniuge superstite, avendo il potere di assumere decisioni vincolanti nei confronti degli altri partecipanti alla comunione per gli atti di ordinaria amministrazione, può essere individuato quale titolare effettivo, a norma dell’articolo 20, comma 3, del D. Lgs. 231/2007, poiché risulta di fatto in grado di controllare la maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria della società.