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L’esperto risponde: rimborsi chilometrici, cene sociali e saldo di bilancio di ASD

I rimborsi chilometrici per gli allenatori possono non concorrere a formare reddito ph wavebreakmedia-micro by freepik

Dall’alto della sua competenza, Beatrice Masserini risponde ad alcune domande poste al suo Studio Cassinis, che risultano di interesse generale per le tematiche considerate

Riprendiamo su wbox una rubrica un tempo riportata su HA Wellbeing, curata dalla professionista di punta, che da sempre nobilita le pagine online o del nostro periodico cartaceo, la dottoressa Beatrice Masserini. Un modo più semplice ed accessibile per aggiornarsi in ambiti non sempre facili da comprendere.

DOMANDE E RISPOSTE

Spesso gli allenatori operanti in sport dilettantistici utilizzano il proprio veicolo per recarsi nel luogo ove si svolgono le gare. Il rimborso, oltre al compenso propriamente detto, di un indennizzo chilometrico in base alle tabelle Aci, per lo spostamento da casa al luogo di svolgimento della gara, utilizzando il proprio veicolo, è escluso da tassazione oppure deve comprendersi nei compensi comunque tassabili, fatte salve le franchigie?

Come specificato nella risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n.38/E/2014, le indennità chilometriche corrisposte a sportivi dilettantistici, e quindi anche agli allenatori, vengono considerate alla stregua dei rimborsi delle spese di viaggio sostenute per raggiungere il luogo di esercizio dell’attività mediante un proprio mezzo di trasporto. Conseguentemente, esse non concorrono a formare il reddito, a norma dell’articolo 69, comma 2, del Tuir, DPR 917/1986.

Le indennità chilometriche corrisposte a sportivi dilettantistici non concorrono a formare il reddito

È necessario, però, che ricorrano due presupposti: le spese devono essere sostenute per spostamenti al di fuori del territorio comunale e devono essere opportunamente documentate. Come tali, non possono essere forfettarie, ma devono essere quantificate in base al tipo di veicolo ed alla distanza percorsa, avendo a riferimento le tabelle Aci.

Il coach, per accompagnare i propri atleti, spesso usa un proprio mezzo e deve essere rimborsato ph freepik

Una ASD organizzerà, in occasione delle festività natalizie, una cena sociale. La quota di partecipazione sarà così ripartita: 90% a carico dei soci, 10% a carico della ASD.Tale impostazione è lecita o potrebbe essere considerata distribuzione indiretta di utili? Come deve comportarsi, dal punto di vista documentale, l’associazione che vuole, comunque, compartecipare alla spesa della cena?

Considerato che i soci sosterranno direttamente il costo del 90% della cena sociale di Natale, assume rilievo il costo che sostiene la ASD per l’importo rimanente.

Premesso che deve esistere una previsione statutaria al riguardo, va considerato che le cene sociali sono state classificate come attività strutturalmente funzionali alle manifestazioni sportive e, in quanto tali, decommercializzate. Per tale motivo, si deve ritenere che anche il costo sostenuto dalla ASD sia fiscalmente irrilevante, alla stregua di un eventuale provento ricevuto per compensi specifici corrisposti dai soci a fronte di un costo totalmente sostenuto dalla ASD. Si tratta, infatti, di una spesa sostenuta per un’attività decommercializzata. Va, inoltre, evidenziato che, in base al primo comma dell’articolo 148 del DPR 917/1986 (Tuir), «non è commerciale l’attività svolta da associazioni, consorzi ed altri enti associativi nei confronti degli associati o partecipanti, sempre che la stessa sia esercitata in conformità alle finalità istituzionali e in assenza di una specifica corrispettività».

Le attività strutturalmente funzionali alle manifestazioni sportive, come le cene sociali, sono decommercializzate, purchè esista una previsione statutaria a riguardo

Venendo al primo quesito, tenendo presente quanto indicato nella Circolare 124/1998 e nelle Risoluzioni 9/E/2007 e 38/E/2010, e non ricorrendo le previsioni dell’articolo 148, comma 8, del Tuir, e dell’articolo 4, comma 7, del DPR 633/1972, si deve fare riferimento all’articolo 10, comma 6, del D. Lgs. 460/1977, che si qualifica come norma antielusiva di tipo sostanziale. Non ricorrendo, nel caso di specie, alcuna delle ipotesi richiamate, si ritiene che la spesa sostenuta per il 10% per la cena di Natale organizzata con i soci non rappresenti distribuzione indiretta di utili.

Infine, sul piano documentale, si ritiene che la ASD debba chiedere una fattura per la spesa complessivamente sostenuta, facendo indicare, nella descrizione della stessa, l’importo sostenuto per ciascun singolo socio per la cena di Natale, da qualificare come importo di modico valore.

Le cene sociali per le ASD possono essere rimborasate ai soci ph rawpixel-com by freepik

Dal 2016, una ASD non riconosciuta è iscritta all’Agenzia delle Entrate con relativo codice fiscale ed è strutturata con presidente, segretario, consiglieri, tesoriere e soci. Ad ogni fine anno, inoltre, sono stati redatti i bilanci, che riportavano sempre un saldo positivo tra entrate ed uscite. Nel 2020 è stato rinnovato l’organigramma, come da regolamento. Adesso si vuole dismettere l’attività. È vero che, per questo tipo di associazione, il saldo del bilancio di ogni anno di attività deve risultare pari a zero? Ci sono oneri da pagare all’Agenzia delle Entrate per dichiarare cessata l’associazione? Un eventuale saldo di bilancio positivo deve essere devoluto ad altre associazioni similari?

Quanto al primo quesito, considerato che il bilancio rappresenta gli aspetti economici e patrimoniali dell’associazione con riferimento ad un determinato anno di attività, questo si concluderà mettendo in evidenza il risultato economico dell’anno, che potrà presentare un saldo positivo (avanzo) o negativo (disavanzo), in funzione dei ricavi o delle entrate, e dei costi o delle uscite, che sono stati rilevati nell’anno.

Ne segue che non è vero che il saldo del bilancio di ogni anno di attività deve risultare pari a zero.

Relativamente alla comunicazione all’Agenzia delle Entrate dello scioglimento dell’associazione, non sono previste specifiche o particolari forme di tassazione.

Non è vero che il saldo del bilancio di ogni anno di attività di una ASD non riconosciuta deve risultare pari a zero

Infine, relativamente all’obbligo di devoluzione del patrimonio, il Codice civile e l’articolo 148 del Tuir (DPR 917/1986) impongono, in caso di scioglimento, la non disponibilità del patrimonio residuo di liquidazione. In particolare, per gli enti di tipo associativo, l’articolo 148, comma 9, lettera b, del Tuir prevede, in caso di scioglimento, l’obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente ad altra associazione con finalità analoghe od a fini di pubblica utilità, sentito l’Organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della Legge 662/1996 (Finanziaria 1997).

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