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L’esperto risponde: volontari e indennità chilometriche, centri estivi e inquadramento lavoratori, fatture fuori campo Iva

I centri estivi e il personale addetto sono un tema attualissimo in questa stagione estiva ph Sporting Club Noale

Una serie di quesiti, su tematiche di interesse generale, cui la dottoressa Beatrice Masserini, con il suo stile professionale, risponde in modo esaustivo

L’APPROFONDIMENTO DEL WEEKEND

beatrice.masserini@studiocassinis.com

Una ASD è composta di soli volontari, alcuni dei quali eseguono trasferte nell’interesse della stessa. In particolare, si tratta di istruttori e tecnici (che compiono spostamenti per raggiungere il luogo degli allenamenti o quello delle gare), di amministratori (con spostamenti per raggiungere la sede sociale per le riunioni del direttivo, il luogo delle gare o altre destinazioni, per missioni autorizzate legate alle attività istituzionali dell’associazione, quali assemblee federali, corsi di formazione, convegni sullo sport) e di alcuni soci (i cui spostamenti in luoghi diversi avvengono per missioni autorizzate dal Presidente per motivi legati alle attività istituzionali, quali ritiro/acquisto merci o attrezzi).

A questi soggetti viene riconosciuta, in caso di utilizzo dell’autovettura personale, un’indennità chilometrica per importi non superiori alle tariffe Aci, e solo per i viaggi che comportano uno spostamento dal Comune in cui è situata l’abitazione del diretto interessato a Comuni diversi.
Questo comportamento è corretto, oppure, per amministratori e/o soci, assume qualche rilievo, ai fini della trasferta, il Comune in cui si trova la sede della ASD?

Il comportamento descritto è corretto.

Infatti, alla luce delle novità introdotte dalla Riforma del lavoro sportivo (articolo 1 del D. Lgs. 120/2023, che ha modificato l’articolo 29, comma 2, del D. Lgs. 28 febbraio 2021, n. 36), al volontario – per gli spostamenti tra abitazione e luogo dove si svolge l’attività sportiva, oppure per raggiungere il luogo dove si svolgono le gare, gli eventi, le manifestazioni e per altro tipo di missione autorizzata dalla ASD – può essere concesso il rimborso delle spese, se il luogo di destinazione è diverso dal Comune in cui risiede il volontario stesso.

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Nel caso in cui SSD oppure ASD organizzino i centri estivi, i lavoratori interessati potrebbero essenti inquadrati come co.co.co. sportivi? In alternativa, in mancanza dei requisiti (corsi sportivi riconosciuti, tesseramento ecc.), potrebbero essere inquadrati come lavoratori autonomi occasionali, in quanto gestiscono e organizzano autonomamente le attività da proporre giornalmente?

A norma dell’articolo 25 del D. Lgs. 36/2021 – che dà la definizione di lavoratore sportivo -, rientrano nei ruoli previsti in ambito sportivo, per la stipula di un contratto di co.co.co. (collaborazione coordinata e continuativa), gli istruttori ed i formatori che hanno il compito di fornire formazione ed istruzione nelle tecniche e nelle pratiche sportive.
Si dovrà comunque avere attenzione alle modalità di formalizzazione di tali contratti. In particolare, dovranno essere formalizzati i seguenti aspetti del rapporto:

– la durata del lavoro, che non deve eccedere le 24 ore settimanali;
– il contratto di co.co.co. sportivo, per definire i termini e le condizioni della collaborazione;
– le attività svolte dal collaboratore, che dovranno essere uniformate ai regolamenti tecnici e sportivi disposti dalle federazioni sportive, in modo da garantirne la conformità agli standard del relativo settore sportivo;

– i compensi corrisposti al collaboratore, che dovranno essere erogati tramite metodi di pagamento tracciabili.

Nel caso in cui, invece, gli operatori dei centri estivi dovessero essere inquadrati come lavoratori occasionali, si dovrà fare riferimento alla disciplina dettata dall’articolo 54-bis («(Disciplina delle prestazioni occasionali. Libretto Famiglia. Contratto di prestazione occasionale») del D.L. 50/2017, convertito in Legge 96/2017.

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Una società con sede a Livigno – territorio extradoganale, ex art. 7 del DPR 633/1972 – ha nominato un rappresentante fiscale Iva in Italia, per le prestazioni rese e ricevute nel territorio doganale italiano con riferimento alla propria attività di impresa (lavori edili in genere). A fine 2023, tale società ha sponsorizzato una SSD con sede a Sondrio la quale, a fronte del corrispettivo pagato, ha emesso fattura alla società con addebito di Iva, ed ha indicato in fattura la partita Iva e gli estremi del rappresentante fiscale.

Ritengo che tale fattura dovesse essere emessa fuori campo Iva, ex art. 7-ter del DPR 633/1972, senza indicazione della partita Iva e del rappresentante fiscale, trattandosi di prestazione generica resa nei confronti di un committente soggetto passivo stabilito in territorio extra UE. E’ corretto quanto da me indicato? In caso affermativo, la SSD può emettere ora nota di credito e riemettere la fattura corretta?

L’art. 7-ter del DPR 633/1972 prevede che le prestazioni di servizi si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando sono rese a “soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato”. Nel caso prospettato, la società sponsorizzatrice, pur avendo una partita Iva italiana, non si può considerare soggetto stabilito in Italia, in quanto la nomina di un rappresentante fiscale non fa assumere la veste di soggetto stabilito, ma meramente di soggetto identificato.

Pertanto, la società italiana avrebbe dovuto emettere una fattura senza addebito dell’imposta, in quanto la prestazione non è territorialmente rilevante in Italia, rendendosi applicabile ai servizi di sponsorizzazione – qualificabili come servizi generici – il disposto di cui all’art. 7-ter. La società italiana, quindi, dovrebbe procedere allo storno della fattura erroneamente emessa con Iva, tramite una nota di credito, ed emettere correttamente la fattura senza imposta.

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