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L’industria dello sport e del fitness si mobilita contro la sedentarietà: Assosport è in prima linea

Stili di vita attivi anti sedentarietà sono un obiettivo da condividere su scala globale fra tutti gli operatori ph freepik

Un vero assist al nostro comparto arriva dall’industria sportiva su scala mondiale per sensibilizzare le istituzioni e la popolazione ad optare per sani stili di vita, di cui l’esercizio fisico è una delle colonne fondamentali

In un Paese come il nostro, dove la sedentarietà prevale nettamente rispetto a scelte volte ad una vita motoriamente attiva, prendere coscienza che a livello planetario le associazioni di riferimento e i player maggiori, affiancati da quelli meno noti dell’industria sportiva, si uniscono per combattere un fenomeno dilagante, è notizia molto positiva.

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Ancor più, considerando che in Italia viviamo di arretratezze sistemiche, culturali e infrastrutturali, nonché di ritardi istituzionali e politici (nazionali e locali), quanto riporta Assosport nella sua newsletter suona come notizia che aiuta ed aiuterà gli operatori nel processo di avvicinamento a palestre, piscine e centri sportive chi oggi preferisce ancora il divano o pasti pantagruelici ad un adeguato esercizio fisico.

Questo quanto riporta Assosport Weekly

L’INDUSTRIA DELLO SPORT E DEL FITNESS CHIEDE UN’AZIONE URGENTE E COORDINATA PER AFFRONTARE LA CRESCENTE INATTIVITA’ FISICA

I dati diffusi la settimana scorsa dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità, relativi ad un crescente tasso di sedentarietà nella popolazione, hanno spinto brand e associazioni che rappresentano l’industria e il retail degli articoli sportivi, unitamente al mondo del fitness a livello nazionale, europeo e mondiale a unire le forze per affrontare questa tendenza allarmante.


I dati mostrano infatti che:

  •  il 31% degli adulti è inattivo e non soddisfa i livelli raccomandati di attività fisica (solo 150 minuti di esercizio moderato a settimana);
  • Se questa tendenza all’inattività continuerà, si prevede che i livelli globali di inattività fisica saliranno al 35% entro il 2030 (dal 26% nel 2010);
  • Esiste un divario crescente nella partecipazione in base all’età e al sesso; le donne sono meno attive degli uomini di almeno 5 punti percentuali e dopo i 60 anni l’inattività fisica aumenta rapidamente;
  • l’81% degli adolescenti non svolge abbastanza attività fisica per mantenersi in buona salute;
  • Il costo economico del trattamento di patologie che possono essere prevenute adottando uno stile di vita più attivo supererà i 300 miliardi di dollari entro il 2030. 

Di fronte a questi numeri i brand e le associazioni nazionali membri di FESI – Federation of European Sporting Goods Industry, tra cui Assosport, e della WFSGI – la Federazione Mondiale dei produttori di articoli sportivi, unitamente a CIE –Cycling Industries Europe, FEDAS Europe – Federation of European Sporting Goods Retail Associations, e i rappresentanti del mondo fitness: EuropeActive, Health & Fitness Association e ICSSPE – International Council of Sport Science and Physical Education, hanno espresso la loro volontà di collaborare, insieme ai responsabili politici del settore pubblico e all’OMS, per affrontare i livelli globali di inattività fisica.

A queste aziende si uniscono le federazioni nazionali di articoli sportivi di Austria, Brasile, Germania, Giappone, Norvegia, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti, Cycling Industries Europe, FESI Europe, di cui Assosport è membro fondatore, e ISPO insieme alle federazioni Retail e Health and Fitness, FEDAS Europe, EuropeActive, Health & Fitness Association e ICSSPE.

COSA CI TROVIAMO AD AFFRONTARE? IL PREZZO DELL’INATTIVITÀ
I nuovi dati che mostrano livelli crescenti di inattività fisica tra le popolazioni di tutto il mondo stanno avendo implicazioni dirette per la salute pubblica, contribuendo all’aumento dell’obesità e delle malattie non trasmissibili (NCD), ovvero condizioni di salute croniche come malattie cardiache, cancro, malattie respiratorie e diabete.

ph huffingtonpost.it

I livelli di inattività fisica negli adolescenti sono superiori all’80% e il pieno impatto della pandemia di COVID-19 sui livelli di attività fisica tra i bambini non è ancora noto. Senza un’azione urgente per invertire questa tendenza, c’è un rischio molto concreto che i bambini e i giovani, crescendo, diventino un importante peso economico e sanitario per la società.

Come l’industria degli articoli sportivi e del fitness può aiutare ad affrontare la crisi dell’inattività fisica

I settori privati ​​degli articoli sportivi e del fitness si stanno impegnando, acon la collaborazione tra più parti interessate, a:
1. Sensibilizzare sulla preoccupante tendenza negativa in atto, poichè non sta ricevendo sufficiente attenzione da parte del governo o dei media e quindi necessita di una risposta strategica e coordinata più forte dal settore privato.
2. Sostenere le persone a condurre vite più attive dal punto di vista fisico basandosi sull’esperienza nel comunicare il potere dello sport e dell’attività fisica nel mondo e canalizzandone la passione, la creatività e l’energia in interventi di impatto per invertire le tendenze dell’inattività fisica.
3. Sfruttare il potere dei principali eventi sportivi per aumentare la consapevolezza dell’importanza dell’attività fisica e realizzare iniziative a livello di comunità rivolte alle persone inattive.
4. Creare partnership all’interno della comunità imprenditoriale e tra i settori per co-creare una nuova era di iniziative per la salute sul posto di lavoro, i viaggi attivi e l’attività fisica che incoraggino i dipendenti a impegnarsi in stili di vita attivi e sani. I settori degli articoli sportivi e del fitness stanno già lavorando duramente per affrontare l’inattività fisica attraverso interventi mirati. Tuttavia, la richiesta ora è di un approccio più collaborativo che possa produrre un impatto maggiore e più rapidamente.

Collaborare per guidare un cambiamento significativo
I settori degli articoli sportivi e del fitness si impegnano a lavorare insieme, insieme ai responsabili delle politiche del settore pubblico e all’OMS, per affrontare i livelli globali di inattività fisica. Come voce unita, sosteniamo pienamente l’OMS nel suo lavoro per implementare il Global Action Plan on Physical Activity (GAPPA). I ​​nuovi dati sull’inattività rivelano che il mondo è fuori strada per raggiungere l’obiettivo dell’OMS di una riduzione relativa del 15% della prevalenza globale di inattività fisica negli adulti e negli adolescenti entro il 2030.


Scritto da redazione