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Malagò critico per l’abolizione del decreto crescita

Giovanni Malagò in difesa di calcio e basket; tuttavia aiuti fiscali e benefici dovrebbero essere previsti per l'intero comparto sportivo ph ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Il numero uno del CONI disapprova i sostegni negati al calcio e al basket che rispetto ad altri paesi perdono di competitività, ma lo sport in generale avrebbe bisogno di aiuti come accade per altri settori

Chi vive di sport probabilmente di aiuti a favore del calcio che si muove su fatturati miliardari, secondo un modello dove le squadre sono indebitate per centinaia di milioni di euro, non si scompone molto per il mancato rinnovo del decreto aiuti.

Comprensibile, tuttavia, la posizione di Malagò, per altro condivisa in questo caso anche dal Ministro Abodi, perché gli sport professionistici, mancando di certi sostegni governativi, perdono competitività nell’agone internazionale. Ancor più perché in altri paesi, con modalità differenti, calcio e basket hanno certe agevolazioni.

Vale anche la tesi secondo cui questi benefici per le società di calcio, si traducono poi in vantaggi per il fisco nazionale.

Ma, per lo sport dilettantistico in generale, resta poco comprensibile perché si debba sempre prestare attenzione al calcio dai fatturati stellari e non alle altre discipline sportive, non considerate nella loro essenza di alto valore, quale è quella agonistica di vertice, ma come comparto economico.

Un comparto che comunque contribuisce al PIL e dà da lavorare ad oltre un milione di persone fra centri e società sportive e indotto.

Lo sport in generale, come comparto economico che sgrava di costi il sistema sanitario, dovrebbe godere di benefici fiscali ed incentivi a livello di sistema ph freepik

Il futuro del nostro settore dovrebbe anche poter contare su incentivi, aiuti, vantaggi fiscali alla stregua di quello che avviene per altri comparti economici, che, a differenza dello sport, non portano benefici alla salute, ma all’economia.

È il caso dell’ automotive con gli incentivi da poco ufficializzati per le auto green, ma è stato ed è ancora per l’edilizia con il bonus 110%, ora per buona parte ridimensionato, visti i danni che ha arrecato alle casse statali.

In Italia, non sono previste aliquote iva che dovrebbero essere paragonabili a quelle del mondo medicale e tantomeno agevolazioni fiscali per chi pratica attività fisica nei centri sportivi. Figuriamoci se si può ragionare sugli incentivi.

Però per il calcio, che vive di una sua macro-bolla finanziaria, basata sull’indebitamento, apriti cielo.

Le ragioni di Malagò, ripetiamo, sono condivisibili ed hanno un senso. La speranza è che i vertici istituzionali sportivi si muovano con la stessa risolutezza anche per lo sport dilettantistico, in particolare con chi garantisce le fortune dello sport nazionale: i privati e i cittadini che si avvalgono servizi e strutture gestiti dai privati.

Queste le argomentazioni di Malagò, riprese da Diritto & Sport

GIOVANNI MALAGÒ CONTRO LA SCELTA DELL’ABOLIZIONE DEL DECRETO CRESCITA:

Non condivido la decisione di non prorogare la norma, parliamo di 50 atleti che nel 90% dei casi sono giocatori di caratura internazionale. Andava corretto negli importi di base ma così si depauperano il patrimonio e la qualità del nostro campionato“.

Così il presidente del Coni intervenuto ai microfoni di Radio Anch’io Sport su Rai Radio1

Non solo un danno per il calcio, come sottolinea il numero uno dello sport italiano: “Viene penalizzata tantissimo anche la pallacanestro dove abbiamo un campionato interessante, equilibrato, con Bologna che sta facendo risultati importanti in Eurolega”

“Io sarei favorevolissimo ad abolire il Decreto Crescita se però si considerassero altre opportunità che il mondo del calcio ha perso, penso al betting, a certe pubblicità, agli introiti dati all’erario che non rientrano nel sistema – aggiunge Malagò – Non si può fare un provvedimento univoco senza fare un discorso integrato di sistema, che è quello che è sempre mancato”

Scritto da Marco Tornatore