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Minori ed abusi: le nuove linee guida del CONI

Novità che evitano duplicazioni organizzative e documentali ph Wbox_AI

La tutela dei minori e la prevenzione degli abusi possono diventare l’occasione per ripensare l’intero sistema di governance degli enti sportivi, superando la logica dei molteplici adempimenti e costruendo un modello di compliance integrato

beatrice.masserini@studiocassinis.com

È questa una delle indicazioni più innovative contenute nella relazione conclusiva della Commissione paritetica Coni-Cndcec, accompagnata da uno schema unitario di Mocas – Modello organizzativo e di controllo dell’attività sportiva – da un modello semplificato per le realtà di minori dimensioni, dalle relative istruzioni operative e da una proposta di revisione dei principi fondamentali del safeguarding del Coni.

Il primo elemento di novità è rappresentato dall’introduzione di criteri oggettivi e soggettivi per differenziare i modelli organizzativi. La Commissione propone di superare l’attuale approccio uniforme, individuando parametri quali numero dei tesserati, percentuale di minori, ricavi, tipologia dell’ente, multidisciplinarietà, livello competitivo e, soprattutto, il rischio concreto dell’attività svolta.

safeguarding ph Radio Siena Tv

L’obiettivo è applicare il principio di proporzionalità, prevedendo strumenti organizzativi diversi in funzione delle caratteristiche dell’ente e della reale esposizione ai rischi.

Su questa base è stato elaborato anche un Mocas base semplificato, destinato alle ASD e SSDd di minori dimensioni, accompagnato da istruzioni operative che guidano passo dopo passo gli enti nella personalizzazione del modello.

La logica è quella di evitare che le realtà dilettantistiche, spesso gestite da volontari e con limitate risorse organizzative, siano costrette ad adottare modelli eccessivamente complessi e meramente formali. La semplificazione, nelle proposte della Commissione, non rappresenta un arretramento delle tutele, ma uno strumento per renderle realmente applicabili.

L’aspetto di maggiore interesse per professionisti ed operatori riguarda, però, il rapporto con il modello organizzativo previsto dal D. Lgs. 231/2001.

La Commissione propone di valorizzare le evidenti affinità tra il sistema di prevenzione dei reati degli enti e quello introdotto dalla Riforma dello Sport, superando la proliferazione di modelli separati.

Analisi dei rischi, protocolli organizzativi, procedure di controllo, formazione, flussi informativi, canali di segnalazione, monitoraggio periodico ed aggiornamento continuo costituiscono elementi comuni sia al sistema 231, sia al Mocas.

ph CONI Valle d’Aosta

Non a caso lo schema predisposto richiama il D. Lgs. 231/2001 tra le fonti normative di riferimento ed adotta un’impostazione costruita secondo le metodologie proprie della compliance aziendale.

La prospettiva delineata è un sistema unitario di controllo interno, nel quale il safeguarding non rappresenti un adempimento autonomo, ma una componente della più ampia governance dell’ente.

Una soluzione che consentirebbe, soprattutto alle società sportive già dotate di un modello 231, di evitare duplicazioni organizzative e documentali, migliorando al tempo stesso l’efficacia dei controlli.