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Necessità e competenze: fulcro del funzionamento di ogni impianto acquatico

Dietro a limpidezza, trasparenze e luminosità dell'acqua che colpiscono, possono nascondersi insidie e rischi che solo un eccellente manutentore può escludere o prevenire ph freepik

La qualità del sistema acquatico dipende sicuramente dal gestore, ma la figura cardine in tal senso è il manutentore, operatore spesso sottovalutato che agisce nell’ombra, ma da cui dipendono l’essenza del servizio erogato, della sicurezza e della prevenzione del rischio

L’APPROFONDIMENTO DEL WEEKEND

gurnari@benaquam.com

Ogni giorno della nostra vita quotidiana può essere oggetto di sorprese, spesso sgradite. Alcune di queste comportano serie riflessioni quando non riguardano solo noi stessi o il nostro ristretto ambito familiare, ma anche gli altri. Negli ambienti di lavoro, nei rapporti giornalieri con fornitori, consulenti o collaboratori, dipendenti o meno, l’equilibrio è sempre precario. Quando poi il nostro lavoro è connesso strettamente all’acquaticità nei suoi molteplici e differenziati utilizzi il rischio non è mai completamente valutato.

Nelle piscine sono troppe le variabili e molti i soggetti coinvolti per riuscire davvero ad essere sicuri che ogni tipo di inconveniente sia stato previsto e, in caso di rischio, valutato preventivamente

Troppe le variabili e molti i soggetti coinvolti per riuscire davvero ad essere sicuri che ogni tipo di inconveniente sia stato previsto e, in caso di rischio, valutato preventivamente con misure idonee di mitigazione e/o riduzione totale. Cioè che la realizzazione e la gestione dell’impianto siano basate su principi di “sostenibilità” (termine troppo inflazionato, ma che comprende molte delle conoscenze in materia ambientale, ingegneristica, tecnologica, climatica ed energetica, sanitaria e per la sicurezza).

Il manutentore della piscina, figura vitale per il centro acquatico, non sempre è formato e preparato adeguatamente ph ceciliabisbal by freepik

Ma l’ambito applicativo dell’acquaticità è molto complesso e spesso il fattore umano rappresenta la variabile non prevedibile completamente in tutte le sue forme. Sono stato (e, in modo più ridotto, ancora oggi) a contatto con molti esperti di acquaticità, sia in ambito natatorio che, ludico-ricreativo che termale e riabilitativo. Moltissimi docenti universitari (noti e non), provenienti da diverse latitudini della terra, mi hanno aiutato a comprendere le dinamiche del nostro sistema di riferimento ed il rapporto che esiste tra acqua e strutture opera dell’uomo.

L’ambito applicativo dell’acquaticità è molto complesso e spesso il fattore umano rappresenta la variabile non prevedibile completamente in tutte le sue forme

Tuttavia c’è un risultato che mi fa riflettere e dovrebbe far riflettere tutti: molti di coloro con cui ho lavorato per decenni mi hanno sempre sorpreso con le loro affermazioni quando ci si apprestava a gustare un bel bagno in vasca all’aperto o in piscina: ”Gianni, io entro in acqua solo se entri tu!” . Un buon riconoscimento per chi si occupa di qualità del contenuto e del contenitore di ogni tipologia di offerta in acqua per la balneazione, in ogni dove.

Una attenta osservazione ai dettagli, fin dall’ingresso all’impianto piccolo o grande che sia, consente subito di realizzare una prima valutazione sulla reale qualità dell’offerta. Anche solo una veloce visita effettuata ai vani tecnici conferma o meno la prima impressione e porta ad alcune considerazioni: la scelta finale di lasciarsi andare e tuffarsi è basata su un processo neurologico alla fine del quale ci rilassiamo e godiamo dell’effetto immersione; o lo facciamo con qualche attenzione in più oppure rinunciamo ad entrare in acqua. Da chi dipende la qualità dell’ acquaticità? Certamente da scelte gestionali, ma il vero attuatore dei processi necessari al funzionamento del complesso sistema acquatico è il manutentore. Chi è il manutentore? Ed in cosa consiste il suo lavoro? Cerchiamo di capire meglio potenzialità e limiti di un lavoro spesso ignorato, incompreso e sottovalutato.

La qualità dell’acquaticità dipende certamente da scelte gestionali, ma il vero attuatore dei processi necessari al funzionamento del complesso “sistema acquatico” è il manutentore

Negli ultimi tempi ho avuto l’opportunità di visitare molte vasche e piscine sia al nord che al sud d’Italia. Ed ho avuto la possibilità di uno scambio di vedute con molti manutentori su un tema delicato, complesso e sempre trascurato che è relativo alla figura del manutentore, cioè di colui che deve occuparsi di tutti gli aspetti tecnici della struttura acquatica.

ph freepik

Una grande responsabilità per una figura poco conosciuta e sicuramente sottovalutata da gestori ed avventori. Ma chi è davvero il manutentore? Solitamente si tratta di persone che provengono da altre professionalità: idraulici, elettricisti, impiantisti, operatori manuali delle molteplici categorie di coloro che devono “arrangiarsi” con qualsiasi forma di problema tecnico e tecnologico. A volte sono figli d’arte, ma più spesso sono operatori che hanno cominciato a conoscere il mondo dell’acquaticità per bisogno o per curiosità e magari hanno avuto un “maestro” che ha messo a disposizione l’esperienza acquisita sul campo “ inventandosi” le soluzioni caso per caso.

Molti di loro hanno seguito giornate o piccoli corsi offerti dai fornitori, sia della tecnologia che dei prodotti tipici per le piscine ( principalmente chimici per il trattamento dell’acqua o per le diverse necessità connesse a pulizie e sanificazione degli ambienti, ma anche fornitori di accessori, supporti  e dispositivi per la gestione delle strutture). La loro preparazione dipende quindi in buona parte dai “suggerimenti” dei fornitori di prodotti e servizi.  Che ovviamente non possono essere “neutrali” nel fornire indicazioni e manuali operativi circa la gestione degli impianti di una piscina o di una vasca.

Prevale un quadro poco edificante sulla reale consistenza della preparazione professionale di quasi tutti i manutentori

Emerge quindi un quadro, a mio modesto parere, poco edificante sulla reale consistenza della preparazione professionale di quasi tutti i manutentori che, in cinquant’anni, ho incontrato nel mio percorso di consulente e progettista in materia specifica. Dettaglio non certo trascurabile: quasi tutti sanno che esistono norme specifiche, ma la maggior parte degli intervistati ha affermato che sono quelli dell’ASL o di ARPA a doversene occupare con i loro alambicchi e le tante carte che portano con sé. Però, di fatto, pochissimi si sono documentati sulle norme specifiche, quasi nessuno ne detiene copia sul luogo di lavoro e, nella maggior parte dei casi, manca qualsiasi manuale di autocontrollo (almeno presente nei vani tecnici).

ph user17596162 by freepik

Assume quindi un significato particolare la mia determinazione nel promuovere da sempre una specifica formazione professionale.

L’ideale per la figura del manutentore è un percorso organizzato da scuole specifiche che portino ad un riconoscimento professionale valido e abilitante ad una funzione precisa

La figura di manutentore deve provenire da scuole specifiche che portino ad un riconoscimento professionale valido come titolo di studio che abiliti ad una funzione precisa dopo un periodo di formazione molto mirato e completo. Il titolo di manutentore deve essere riconosciuto per legge e questa qualifica deve portare ad una apposita norma che ne consenta l’abilitazione per le specifiche mansioni che oggi invece sono lasciate in una sorta di limbo. Questa idea è condivisa da molti colleghi ed anche dalle associazioni di categoria, ma da troppo tempo è rimasta una speranza disattesa nei fatti. Eppure è una esigenza strategica: vediamo perché.

  1. La figura del manutentore “patentato” assicura risposte adeguate a due esigenze fondamentali:

la sicurezza e la salute degli utenti;

l’efficienza e il contenimento dei consumi dell’impianto.

  • Il manutentore, che conosce in tutti i dettagli i sistemi meccanici, idraulici ed elettrici, può gestirli al meglio garantendone la durata nel tempo e risparmi idrici ed elettrici continui ed affidabili;
  • Attraverso una scuola “neutrale” viene ridata dignità ad una figura professionale oggi poco conosciuta e quindi solo marginalmente apprezzata;
  • Viene riconosciuta una nuova figura professionale che, oltre ad essere abilitata alla professione dopo aver seguito la relativa scuola, porta ad innegabili benefici sia per l’operatore che per il suo datore di lavoro;
  • Con l’abilitazione professionale, secondo i canoni normativi esistenti, il manutentore si impegna a seguire i periodici aggiornamenti professionali, in grado quindi di conoscere con competenza e responsabilità l’evoluzione nel tempo della tecnica e della tecnologia.

Un grande passo in avanti dunque che riguarderebbe almeno alcune centinaia di migliaia di operatori, oggi semplicemente “fantasmi” di piscine, vasche ed impianti natatori ed acquatici.

ph Centroitalia

D’altronde, molti addetti ai lavori propongono una scuola di formazione specialistica da decenni, ma purtroppo ancora la proposta non si è trasformata in realtà operativa, nonostante che la necessità sia sempre più evidente, a giudicare dallo stato della maggior parte delle strutture ed il crescente numero di nuove realizzazioni.

Anche in questo caso è significativo il fatto che non si tratti di un ulteriore costo, ma che, paradossalmente, è un investimento che consente notevoli risparmi gestionali che si possono incrementano nel tempo. Non è difficile immaginare perché.

Scritto da Gianni Gurnari