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Nello sport dilettantistico un guardiano anti abusi (responsabile safeguarding)

Il responsabile safeguarding deve prevenire e contrastare ogni forma di abuso, violenza e discriminazione sui tesserati, nonché garantire la protezione dell’integrità fisica degli sportivi ph freepik

Deve prevenire e contrastare discriminazione e violenza ai danni dei tesserati; per la definizione di obblighi ed adempimenti informativi si attende il decreto attuativo

beatrice.masserini@studiocassinis.com

La Riforma dello Sport ha introdotto l’obbligo per ASD e SSD di dotarsi di modelli organizzativi e di controllo dell’attività sportiva e codici di condotta a tutela dei minori e per la prevenzione di molestie, violenza di genere e ogni altra forma di discriminazione.

Un’attività di compliance che ha coinvolto centinaia di migliaia di enti sulla base delle indicazioni fornite dal Coni nella delibera 255/2023 e secondo le linee guida adottate dai propri organismi affilianti (federazioni, discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva).

Oltre a questo, per ASD/SSD è scattato anche l’obbligo di nominare il responsabile contro abusi, violenza e discriminazione (responsabile safeguarding). Soggetto, questo, chiamato a prevenire ed a contrastare ogni forma di abuso, violenza e discriminazione sui tesserati, nonché a garantire la protezione dell’integrità fisica degli sportivi.

È chiaro che, per lo svolgimento delle proprie funzioni, deve trattarsi di un soggetto autonomo ed indipendente – anche rispetto all’organizzazione sociale – al quale è possibile corrispondere compensi per l’attività resa.

In questo senso deve essere intesa la ricomprensione di queste figure nel mansionario dei lavoratori sportivi pubblicato ad aprile scorso dal Dipartimento per lo Sport.

L’inclusione nel lavoro sportivo sembrerebbe, tuttavia, rilevare soltanto con riguardo a specifiche discipline sulla base di quanto indicato nei regolamenti tecnici di alcune federazioni.

È il caso, ad esempio, della federazione baseball e softball o della federazione hockey, che includono l’attività di safeguarding tra le mansioni necessarie per lo svolgimento della propria attività sportiva.

Un aspetto, questo, rispetto al quale sarà necessario fornire chiarimenti, tenuto conto che questa attività è trasversale ed è prevista in via obbligatoria per tutte le ASD/SSD iscritte al Registro, a prescindere dalle discipline sportive svolte, anche per evitare ipotesi di disparità di trattamento per i responsabili safeguarding degli enti nell’accesso alla fiscalità di vantaggio che è prevista per i lavoratori sportivi.

Va poi considerato che, sebbene il termine per la nomina del responsabile sia ormai trascorso (31 dicembre 2024), manca ancora il decreto attuativo per la regolamentazione della disciplina, cioé quello che dovrebbe recare disposizioni specifiche a tutela della salute e della sicurezza dei minori che svolgono attività sportiva, inclusi adempimenti e obblighi, anche informativi, da parte delle ASD/SSD (articolo 33, D. Lgs. 36/21).

ph TeamSystem

In attesa di questo decreto attuativo, gli organismi nazionali ed i sodalizi si sono strutturati delineando modelli e procedure che siano efficaci nel contrasto a qualsivoglia forma di abuso e discriminazione.

I canali di segnalazione nei confronti del responsabile delle ASD/SSD presuppongono, in ogni caso, una informativa al responsabile nazionale per le politiche di safeguarding.

Il ruolo di quest’ultimo è senz’altro articolato. Da un lato, si tratta di un soggetto che svolge funzioni di vigilanza, ma ha anche il compito di adottare le opportune iniziative per la prevenzione dei comportamenti e di segnalare agli Organi competenti eventuali condotte rilevanti.

Dall’altro, si tratta di una figura che si relaziona tanto con il responsabile delle affiliate, la cui attività deve essere coordinata nel rispetto delle diversità dei compiti a loro assegnati dalla normativa Coni, quanto con l’Osservatorio permanente del Coni per le politiche di safeguarding, con il quale ha l’obbligo di reportistica a cadenza semestrale.