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Nuotare non basta, bisogna imparare a salvarsi

ph Royal Life Saving Australia

L’esperienza australiana mostra come la sicurezza acquatica possa entrare stabilmente nella formazione in piscina, affiancando alla tecnica di nuoto prevenzione, autosoccorso e prime competenze di intervento nelle emergenze

In Australia la cultura dell’acqua non si esaurisce nell’imparare a nuotare. La collaborazione tra Australian Physiotherapy Association e Royal Life Saving Society – Australia per aggiornare l’Hydrotherapy Rescue Award lo dimostra bene: il percorso destinato ai professionisti che operano in acqua comprende valutazione del rischio, tecniche di soccorso ed estrazione, supporto vitale di base, RCP e gestione degli incidenti, con formazione al salvataggio raccomandata ogni anno per chi lavora nelle piscine terapeutiche.

Questo il link dell’articolo che illustra come si sviluppi la splendida sinergia Aussie: https://australian.physio/inmotion/aquatic-rescue-hydrotherapy

Il principio, però, va ben oltre l’idroterapia. Royal Life Saving integra da anni nei propri programmi per bambini e ragazzi galleggiamento, orientamento, sopravvivenza, riconoscimento dei pericoli, tecniche di salvataggio e prime nozioni di rianimazione. Il programma Swim and Survive nasce proprio con questa logica: trasformare il semplice “saper nuotare” in una vera competenza di sicurezza in acqua.

ph australian.physio

È un approccio sul quale anche l’Italia dovrebbe riflettere. Nel biennio 2024-2025 il Ministero della Salute ha registrato 604 morti per annegamento, circa il 23% dei quali bambini e giovani fino a 24 anni; tra i fattori di rischio vengono indicate anche una scarsa percezione del pericolo e insufficienti abilità natatorie. Nello stesso periodo 37 decessi sono avvenuti in piscina, coinvolgendo soprattutto bambini e adolescenti.

Perché allora non fare proprio della piscina il luogo nel quale, insieme a stile libero e dorso, si insegnano anche galleggiamento prolungato, gestione della fatica, uscita da una situazione critica, chiamata dei soccorsi e semplici tecniche di aiuto senza mettere a rischio chi interviene?

Non si tratta di trasformare ogni allievo in un bagnino. Si tratta di aggiungere al corso una competenza che può servire per tutta la vita, rendendo fra l’altro il “prodotto” più attrattivo, socialmente utile e chiedendo una tariffa più alta, in genere ben accetta da parte di chi si vede offrire un servizio tanto utile e completo.

Per i gestori sarebbe anche un modo per dare più valore alla scuola nuoto, differenziandola dal semplice insegnamento tecnico. L’Australia ci ricorda che una popolazione più attiva in acqua dovrebbe essere anche una popolazione più consapevole.

Insegnare a nuotare resta fondamentale. Insegnare anche a prevenire e gestire il pericolo significa costruire una vera cultura della sicurezza acquatica.

Scritto da redazione