Inosservanze e superficialità vengono troppo sottovalutate dai potenti, ma anche dalla gente comune e da troppi addetti ai lavori: in piscina andiamo tutti, dimenticando quale valore vitale abbia l’acqua, che ci dà da vivere, anche professionalmente
Questo articolo è stato pubblicato su HA Wellbeing di gennaio-febbraio 2026: se non ricevi gratuitamente la rivista puoi farne richiesta a info@wbox.it
La cronaca ha riportato con enfasi la presenza di 50.000 addetti alla conferenza COP30 a Belem, in Brasile. Il tutto finito con bei progetti (sulla carta) ed una raccolta di 3,4 miliardi di dollari. Ma non è una buona notizia.
Quando nel nostro piccolo comparto dell’acquaticità ci ritroviamo in più di venti a dover decidere su scelte strategiche quanto necessarie, quasi sempre non si trova un accordo unanime. E le scelte rimangono incomplete o da ridefinire successivamente.

Discutere dei problemi ambientali, cioè del futuro prossimo della nostra Terra comune, in così tanti per trovare soluzioni sostenibili e condivise almeno in maggioranza, significa mettersi nelle mani di … una scommessa. Soprattutto quando mancano alcuni degli attori (i grandi protagonisti delle concause maggiori del cambiamento climatico) che sono davvero in grado di cambiare le sorti del mondo: tutti sappiamo chi sono. Gli stessi, cioè, che per il dio denaro e per la loro personale mania di grandezza, hanno prevaricato o rovesciato i piani di intervento configurati in almeno 40 anni di conferenze, analisi e progetti sui cambiamenti climatici e, per negazionismo, lo sciupio senza ragione delle risorse naturali in ogni dove.
Ci sono oggi più miniere di carbone attive di 30 anni fa (anche se la Cina ne ha chiuse alcune enormi…), e l’estrazione di petrolio mostra livelli record di produzione.
Un parametro che per l’ambiente è fondamentale: il trascorre del tempo
Benché molti parlino di acqua, l’argomento è poco trattato nei fatti. Lavorare per conservare l’acqua, dolce e salata, richiede investimenti ingentissimi e tempi lunghi: due dei motivi più convincenti per cui la politica e l’economia non possono avere ritorni elettorali degni di attrarre più di tanta attenzione. Chi gestisce il potere demanda problemi e oneri di intervento a coloro che si occupano scientificamente e professionalmente di acqua. Il tutto sapientemente veicolato da una comunicazione volta ad ignorare lo stato delle cose, trascurando un parametro che invece per l’ambiente è fondamentale: il trascorre del tempo. Così che la produzione e divulgazione di migliaia di documentari, di talk televisivi, di richiami da innumerevoli gruppi “ambientalisti” è ormai talmente dilagante da far tanto rumore che nessuno ascolta.

Per di più non sappiamo più distinguere il vero dal falso e quindi ci soffermiamo solo su quello che è indispensabile ad evitarci guai e renderci la vita complicata.
Veniamo, dopo questo ampio preambolo, al nostro contesto.
Per quale motivo entrando in una piscina o in una qualsiasi struttura acquatica dovremmo soffermarci a leggere i regolamenti esposti o i numerosi comunicati che ci dovrebbero aiutare ed invece ci fanno facilmente solo disorientare?
La realtà è che siamo riottosi a tutto quello che non è comodo e ci costringe a riflettere, a mettere in pratica doveri che ci danno fastidio, che compromettono il nostro pensiero (ed abitudine) di comoda trascuratezza.
Se un assistente bagnanti ci richiama a fare la doccia davvero, siamo pronti ad alzare spallucce e a mormorare “accidenti ai rompi” …
Rileviamo spesso che chiunque frequenti una struttura natatoria spesso e volentieri non abbia bisogno di imparare nulla. E se per caso un assistente bagnanti – ligio al dovere – ci richiama a fare la doccia davvero, siamo pronti ad alzare spallucce e a mormorare “accidenti ai rompi”! La cruda realtà è che in un mondo pieno di messaggi e di ambiguità, ipocrisia e falsità è stato eroso il semplice diritto alla onestà intellettuale e quindi alla correttezza comportamentale. Questa sì che rappresenta verità assoluta: si traduce in mancanza di rispetto per le persone e per le cose.

Già Platone (filosofo di quasi 25 secoli fa) affermava che per disporre di quella democrazia a cui tutti aspiriamo dobbiamo anelare alla libertà, precondizione che si basa soprattutto sul ripudio di ogni forma di falsità. Purtroppo, invece, anche nel comparto dell’acquaticità prevale troppo spesso la forma più subdola di deriva dalla verità: si chiama persuasione.
Con l’inganno, o quantomeno la mistificazione superficiale, si afferma che la propria piscina è la migliore, che la struttura rispetta tutte le norme, che viene garantita la sicurezza e la salute di tutti. Tuttavia, è necessario chiedersi se quella che strombazziamo sia la vera qualità dell’offerta di acquaticità, quando non sappiamo distinguere le informazioni necessarie da quelle commerciali o addirittura ingannevoli.
Eppure, in piscina ci vanno tutti: i ricchi ed i meno abbienti, i laureati o coloro che non hanno finito gli studi di base, i professionisti e gli operai. Ma quanti di loro si documentano su diritti e doveri dello stare in uno spazio confinato in cui esiste un elemento naturale molto delicato come l’acqua? E soprattutto quanti sono coloro che, atleti o principianti, comprendono che quell’acqua è un bene naturale di tutti e va rispettata in modo adeguato secondo modalità che non sono certo istintive?
È necessario chiedersi se quella che strombazziamo sia la vera qualità dell’offerta di acquaticità
Entrare in vasca con il nostro carico di sostanze organiche e non, lasciare la doccia aperta anche se non utilizzata, impiegare flaconi di detergenti per uscirne profumati, sfruttare l’asciugacapelli oltremisura, abbandonare rifiuti ovunque, ect costituiscono attentati all’ambiente e indirettamente minacce per la vita, la nostra sicurezza e la democrazia.

Con inadeguata conoscenza, mancata formazione e ridotta sensibilità noi danneggiamo anche coloro che non vanno in piscina, ma per bere devono percorrere chilometri a piedi, oppure devono migrare perché la siccità ha lasciato il posto al deserto.
Siamo tutti nello stesso Pianeta: una Terra che dovrebbe garantire a tutti i suoi abitanti le risorse naturali che abbiamo ereditato gratuitamente, ma che non devono essere dissipate per nessun motivo.
Le piscine in giro per questo mondo sono decine di milioni (di cui poco meno di tre accessibili al pubblico): per alimentarle sono impiegati miliardi di metricubi d’acqua, ogni giorno. Anche se la vasca vicino a casa è solo una 25 metri o meno, non possiamo dimenticare che ogni sua goccia d’acqua è indispensabile per il futuro.
Ogni goccia d’acqua di una piscina è indispensabile per il futuro
Gli addetti ai “lavori” hanno quindi il compito di saper comunicare cosa fare e come fare. Cominciando a studiare le tecniche comunicative ed informative che non possono essere solo strumenti commerciali, di persuasione ad un consumo senza regole, ma un mezzo, un linguaggio di formazione per chiunque (ricordate l’educazione civile che veniva insegnata nelle scuole e che dovrebbe essere oggetto di studio quotidiano da parte dei nostri governati e politici?).

Un esempio per tutti: quelle gocce d’acqua che sprechiamo in pochi attimi per tornare ad essere disponibili richiedono anni, a volte decenni e forse non ritorneranno mai da dove le abbiamo prelevate. Ma se nessuno ce lo insegna come facciamo a riflettere ed a osservare, almeno applicando quei punti di regolamento all’ingresso delle piscine?
Non ci sembra tuttavia che l’acqua e l’ambiente costituiscano una preoccupazione seria per chi dovrebbe governare il territorio.
Tutti noi, quindi, dobbiamo umilmente accettare i nostri limiti conoscitivi. Anche per le piscine è indispensabile un aggiornamento professionale continuo: l’evoluzione della chimica, della fisica, della biologia e delle scienze ambientali non deve consentire soste o la divulgazione di falsità.
Anche per le piscine è indispensabile un aggiornamento professionale continuo
Le associazioni del comparto, le federazioni afferenti all’acquaticità, le scuole e tutta la società civile debbono farsi autentiche promotrici di quella conoscenza indispensabile a ristabilire un certo equilibrio tra risorse naturali ed il loro uso sostenibile.

E l’acqua, è noto a tutti, rappresenta la risorsa vitale per antonomasia che, ancor più nel nostro settore, rappresenta il patrimonio insostituibile che dobbiamo proteggere.
Per evitare che quelle ultime gocce (“the last drops”) non siano preludio alla perdita di quelle parti di cultura sulla base della quale si fonda la nostra stessa sopravvivenza….