La sicurezza come priorità da normare ma pure da considerare in chiave preventiva ed esperienziale nel caso di eventi che mettono a repentaglio l’incolumità di chi è in piscina
Una crescente fascia di popolazione italiana è interessata a frequentare una o più piscine e la tendenza è di un aumento di frequentatori non tanto per nuotare, ma per le attività wellness, relax, salute, con preferenza per le attività verticali.
Nel caso dei bambini, tuttavia, si può tranquillamente affermare che la maggior parte in età scolare impara a nuotare in una piscina pubblica o privata, come accade da oltre mezzo secolo, oggi però con punte non trascurabili.

Da almeno un paio di decenni l’attività in acqua ha interessato in modo progressivo una buona parte del pubblico femminile di ogni età ed origine sociale, mentre il target maschile, per inadeguatezza dell’offerta, resta più defilato.
Molte pratiche di mantenimento del fisico riguardano anche, e sempre di più, la terza e la quarta età con offerte loro dedicate che vanno a colmare orari di bassa frequentazione delle vasche natatorie per motivi diversi. Ne consegue che il ventaglio dell’offerta di acquaticità si fa sempre più ampio e quindi, a fronte di una domanda in crescita, il mercato specialistico si arricchisce continuamente di nuove proposte e di un numero crescente di realizzazioni di vasche.

Piscine grandi e piccole, pubbliche o private, stagionali ed annuali, a servizio anche del turismo come di un crescente interesse nel comparto della fisioterapia in acqua o di sua confidenzialità nell’acquaticità neonatale. Le norme sulle caratteristiche tecniche e sulla sicurezza delle vasche si fanno sempre più complete ed i criteri per la loro idoneità a servizio di ogni tipologia di utenza sono ormai patrimonio di progettisti, costruttori, installatori e manutentori da oltre un ventennio.
Tuttavia, il comparto soffre per una certa carenza di innovazione e si presta a molte considerazioni di carattere strategico. A sopperire in parte ad una carenza fondamentale come quello della sicurezza entrerà in vigore una nuova norma, voluta fortemente da Assopiscine ed attesa dagli osservatori più attenti e sensibili ad un dato di fatto: ancora troppi incidenti accadono nell’acqua delle piscine. E ripetutamente abbiamo ricordato che gli episodi più gravi riguardano i minori. Questo deve costringere tutti gli addetti ai lavori a riflettere su molti aspetti delle strutture natatorie, sia quelle datate che molte delle nuove.
Attualmente la situazione è molto variegata quanto complessa. Negli impianti pubblici al chiuso le norme prescrivono, ad esempio, l’obbligatorietà delle “vie di fuga, cioè di quei percorsi ed aperture verso l’esterno della struttura che consentano una evacuazione rapida ed ordinata in caso di calamità, naturale o di origine antropica.

A questo proposito sono evidenti alcune carenze di fondo: le vie di fuga sono ben definite come segnaletica e conoscenza della funzione? In quante piscine di fanno prove di evacuazione? In caso di evento tellurico, alluvione, inondazione, incendio o altre calamità gli utenti, gli addetti alla struttura (assistenti bagnanti, istruttori, allenatori, operatori) sanno cosa fare? Ed il pubblico/l’utenza è stato informato sui comportamenti da seguire e come evitare il panico? Basta forse un’indicazione planimetrica su un foglio A3, appeso da qualche parte, che indica le vie di fuga a rassicurare gli utenti (compresi atleti e praticanti) sulle modalità di uscita rapida adottabili in caso di necessità?
Nella pratica molti degli assistenti bagnanti conoscono solo la teoria e mancano delle nozioni più elementari che riguardano, ad esempio, l’assistenza ai minori o agli anziani o ai portatori di disabilità in caso di evento tellurico o di incendio. Non solo: spesso non vengono realizzate simulazioni di evacuazione al vero in presenza di bagnanti e nelle ore di maggiore afflusso. Quanti poi hanno concreta esperienza nell’uso di estintori e manichette antincendio? E se si sta tenendo un corso di trenta bambini di 8-10 anni in acqua, cosa si deve fare in caso di grave o piccola calamità? Ricordando che un evento tellurico provoca in riverbero del moto ondoso anche in una piccola vasca, come se fosse una cassa armonica. Che magari non provoca danni, ma produce angosce e paure non facilmente gestibili. C’ è infine da chiedersi se i corsi e gli aggiornamenti sulla valutazione del rischio siano efficaci se condotti solo con lezioni teoriche.
Forse queste semplici considerazioni costituiscono un ulteriore fardello a carico di gestori e di responsabili delle strutture natatorie, ma trascurare la realtà dei fatti non è certo il metodo migliore per garantire agli utenti che la piscina è il posto più rassicurante dove praticare sport, relax e benessere ed educazione o rieducazione funzionale.
Un tema complesso quanto articolato che dipende anche da fattori molto variabili, quali il posizionamento geomorfologico, le grandezze fisiche della struttura, i volumi d’acqua presenti, il carico di utenti ed operatori, l’età dei manufatti ed il livello di manutenzione, ma che va affrontato come prevenzione primaria e quindi base della reale sicurezza in vasca. Anche in caso di eventi imprevedibili, ma come la cronaca ci insegna, che possono accadere ovunque ed in ogni momento.