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Piscine pubbliche pagate dal privato, un modello che non funziona più

ph Myrtha Pools France

Un segnale che i Comuni non sanno cogliere, con il serio rischio di trovarsi con piscine chiuse, arrecando un pesante disservizio alla collettività e un danno al patrimonio impiantistico

Questo articolo è stato pubblicato su HA Wellbeing di luglio-agosto 2026. Se non ricevi gratuitamente la rivista specializzata su Fitness, Piscina, Benessere e sei interessato, richiedila a info@wbox.it

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Un tempo le piscine pubbliche, soprattutto quelle coperte, erano poche e localizzate esclusivamente nelle grandi città. Si trattava di opere pubbliche importanti, solitamente grandi ed imponenti; impianti di rilevanti dimensioni, molto costosi, destinati all’utilizzo di pochi perché allora poche erano le persone che potevano permettersi di praticare sport.

Lo sviluppo delle nuove piscine si è evoluto in modo diverso rispetto a quella degli altri impianti sportivi

Come molti altri aspetti della nostra società moderna anche quello della diffusione degli impianti sportivi sul territorio è cambiato profondamente, poiché la pratica sportiva è alla portata di tutti ed il numero dei praticanti aumenta costantemente da decenni. Per quanto riguarda le piscine lo sviluppo delle nuove strutture si è evoluto in modo diverso rispetto a quella degli altri impianti sportivi.

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Va premesso che la costruzione di una piscina aperta ad un pubblico indifferenziato, la classica “piscina comunale”, per intenderci, è complessa e comporta investimenti considerevoli, molto maggiori rispetto a quelli di un campo da gioco all’aperto. La redditività di questa tipologia di impianti negli anni passati era inferiore rispetto ai costi, soprattutto nel caso delle piscine coperte, i cui costi energetici sono per forza di cose molto alti, ed i Comuni proprietari degli impianti gestivano direttamente le strutture pagandone i costi ed assorbendo nel bilancio pubblico l’inevitabile disavanzo. Questo fino agli anni Ottanta, quando sono cominciate le offerte di gestione diretta degli impianti da parte di società private.

Le prime società di gestione, soprattutto nel nord dell’Italia, non erano società sportive, ma società di persone o di capitali ed acquisivano le gestioni in modo relativamente semplice, poiché il Codice degli Appalti ancora non era stato introdotto nel nostro ordinamento.

Negli anni ’90 le società di gestione iniziarono a chiedere ai Comuni contributi sempre più bassi, fino ad arrivare ad offrire denaro

Negli anni Novanta arrivò lo sviluppo di attività in acqua diverse dal nuoto e l’agonismo smise di essere la principale attività della piscina, consentendo un aumento della redditività importante: portò alla nascita di altre società di gestione che, per battere la concorrenza, iniziarono a chiedere ai Comuni contributi sempre più bassi, fino ad arrivare ad offrire denaro nel momento in cui all’inizio degli anni Duemila la legislazione cambiò e il regime fiscale applicato alle società sportive divenne molto vantaggioso. Le società di gestione si trasformarono tutte in società sportive e la posta si alzò, fino ad arrivare ad offrire ai Comuni l’investimento relativo alla costruzione degli impianti.

I primi dieci anni degli anni Duemila videro un fiorire di costruzioni di nuove piscine finanziate dalla società di gestione private, realizzate mediante collaborazioni tra pubblico e privato. Di queste realizzazioni, molte sono fallite e molte altre sono in crisi, ma alcune hanno funzionato e funzionano tutt’ora.

Da una decina d’anni si assiste ad un progressivo aumento delle difficoltà economiche delle società di gestione

Da almeno dieci anni, però, si assiste ad un progressivo aumento delle difficoltà economiche delle società di gestione. I motivi sono diversi e per analizzarli correttamente serve un serio approfondimento, ma è ormai certo che il modello di gestione del privato che si assume tutti i costi di una piscina pubblica non regge più, se non solamente in alcune aree e situazioni nelle quali il bacino di utenza è molto grande oppure dove i costi, per varie ragioni, sono particolarmente ridotti.

Il modello di gestione del privato che si assume tutti i costi di una piscina pubblica non regge più

Di questa situazione devono essere ben consapevoli per primi i Comuni proprietari degli impianti, perché è a loro che resta il cerino in mano al momento del tracollo economico del gestore. Il rischio di un Comune è quello di trovarsi con una piscina chiusa, magari con un mutuo da finire di pagare, e la popolazione in rivolta. L’invito è quindi quello di non utilizzare la costruzione di un impianto a fini elettorali e di verificare con molta attenzione il piano economico finanziario prima della costruzione dell’impianto.

ph Williams Architects

I costi energetici non diminuiranno a breve, è molto più probabile che continuino a crescere; il costo del personale aumenterà, se non altro perché i pochi giovani rimasti non saranno più disponibili ad accettare contratti sottopagati e senza tutele; i costi e le procedure legati alla sicurezza dei dipendenti ma, soprattutto, degli utenti diventeranno sempre più ineludibili; i costi legati alla manutenzione, sia ordinaria che straordinaria di impianti spesso vecchi e ancora più spesso mal realizzati, diventeranno nel giro di breve insostenibili per un privato, ma potrebbero esserlo anche per la parte pubblica.

Il modello va sostituito: il Comune proprietario deve tornare ad essere protagonista investendo denaro e in attenzione e corretta valutazione

È quindi più che mai necessario pensare oggi a come affrontare un futuro che è già qui, programmando laddove è possibile investimenti per le piscine pubbliche che fino ad oggi non sono stati presenti in bilancio e, soprattutto, è necessario evitare di costruire nuovi impianti dove non sono economicamente sostenibili.

È importante effettuare scelte attente ed accurate quando la piscina necessita di investimenti per la ristrutturazione, evitando scelte “comode” ed affrettate, che possono rivelarsi dannose. Il modello che abbiamo utilizzato fino a pochi anni fa va abbandonato e va sostituito con un altro nel quale il Comune proprietario deve tornare ad essere protagonista: investendo denaro, ma investendo anche e soprattutto in attenzione e corretta valutazione.

Scritto da Rossana Prola