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Potere d’acquisto: crollo in Italia con preoccupanti effetti su palestre e piscine

Loss, chi ci aiuta a recuperare le perdite, fra cui un potere d'acquisto ridottosi drasticamente?- ph Monstera by Pexels

Un interessante contributo di “prontobolletta.it” sulle criticità crescenti in tutta Italia; il collegamento al nostro settore, rilevando anche quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio Wbox, potrebbe spingere a boicottare le elezioni come reazione di un comparto calpestato da una classe politica vergognosa e da azzerare

L’APPROFONDIMENTO DEL WEEKEND

In redazione abbiamo ricevuto uno degli abituali ottimi articoli che ci invia “prontobolletta” a firma Redazione/Matteo Bono. Il testo merita una lettura completa che invitiamo a non lasciarsi sfuggire. A noi, tuttavia, permette di fare alcune riflessioni preliminari, visto che già un paio di mesi fa sollevammo il problema e dell’inflazione e della crescente perdita di potere d’acquisto degli italiani. Considerazioni, queste, traslate al ns comparto e, oggi, meglio contestualizzate da alcune evidenze che emergono dall’indagine conoscitiva dell’Osservatorio Wbox, resa molto significativa dal numero e dalla qualità degli intervistati: sono un autentico riferimento per il nostro settore, molti manager addirittura distinguendosi come opinion leader o maker.

La situazione debitoria del comparto sportivo si somma alla crisi inflazionistica ed economica, ma alla politica non interessa ph Monstera by Pexels

Se, come documenta l’articolo che segue, il problema della perdita del potere d’acquisto tocca tutti, con punte apicali al Sud e in Sicilia, dall’indagine menzionata emerge che questa criticità ai primi di luglio è fonte di preoccupazione per il 31,6% degli operatori. Infatti, alla domanda sui fattori più negativi nel breve periodo, tale aspetto, che colpisce le famiglie italiane, preoccupa molto. Anche se, al primo posto delle inquietudini di manager e titolari di club e piscine, si collocano nettamente i costi energetici con ben il 94,7% di risposte (erano possibili fino a cinque diverse indicazioni fra una ventina di voci critiche); seguono, con il 44,7%, l’indifferenza della politica e la perdita di clientela (36,8%).

D’altronde, con un peso micidiale per il nostro settore, fra aumento generale dei costi di materie prime e, soprattutto, di energia e gas, e la stagnazione dei salari degli italiani (la peggiore in Europa: -2,9%; in Lituania + 276,3%) nonché le difficoltà di famiglie alla guida di piccole e medie imprese, si determina un mix deprimente per le possibilità di spesa degli italiani.

Non è un caso che gli operatori, quasi tutti “vittime” di questo circuito negativo, reputino che la vera ripresa del nostro settore si potrà avere nel 2024, forse nel 2023 inoltrato.

Proviamo a reagire prima che ci riducano così la crisi e la malagestione del Paese di politici, partiti, istituzioni ph Darya Sannikova by Pexels

Preoccupazioni che salgono nel vedere come, oggi, partiti e politica calpestino interessi e aspettative degli italiani, per una contesa di potere cui ingiustamente aspirano in base all’esito elettorale. Prevale, ahinoi, la corsa non verso la soluzione dei tantissimi problemi di un Paese il cui debito è sempre più alto e sarebbe stato in parte gestibile con una equilibrata gestione del PNRR, bensì a fare promesse esiziali per il futuro dell’Italia. Tutti impegni per accalappiare voti e che abbagliano gli ignari (ed incauti) elettori, o meglio, di quello che rimane di un elettorato disincantato destinato a restare al di sotto della soglia del 50% degli aventi diritto al voto.

Perché, diciamocelo apertamente, soprattutto fra noi del settore sportivo che nulla o poco abbiamo ricevuto e che, per colpa della crisi di governo, probabilmente vedremo azzerarsi per l’ennesima volta la riforma del settore sportivo: questi partiti e politici non meritano il nostro voto.

Meritano solo di andare definitivamente a lavorare, a tal punto che sarebbe auspicabile nascesse un movimento sportivo “anti voto”, per boicottare le elezioni e negare il consenso che questi incapaci famelicamente mendicano. Salvo ricevere garanzie di un programma elettorale dove vengano elencati punti chiari a favore del settore sportivo.

Per scaricare la nostra rabbia per una crisi complicata dalla politica, un rimedio potrebbe essere di non votare il 25 settembre ph Andrea Piacquadio by Pexels

Invece di promettere prebende e mancette di brevissimo respiro, fonte dima danni incalcolabili per i successivi lustri, che presentino un programma di idee e soluzioni a medio-lungo termine, indicando come certe risorse saranno reperite e le coperture per alcune operazioni onerose da finanziare ma necessarie per la ripresa del Paese.

E, ancor più, spiegando cosa significhi investire sullo sport (nonché su sanità, ricerca, welfare e cultura legati al primo) come risorsa non limitata alle élite agonistiche – che vanno preservate a prescindere visto che regalano onori e lustro all’Italia – ma per tutti i cittadini, in considerazione del ruolo decisivo che lo sport ha su prevenzione, salute, costi sanitari ridotti. O il riconoscimento del valore educativo e sociale dello sport in Costituzione è stato votato da parlamentari ignoranti e tronfi per questo fatto epocale, senza sapere che portato e significato dovrebbe avere quanto recita oggi l’art 33?

Comprensibile quindi che gli operatori segnalino nella politica uno dei fattori negativi del Sistema Paese.

Restando però al problema del potere d’acquisto, documentiamoci con quanto riporta il testo dedicato al tema: avremo qualche idea più chiara, forse convincendoci di ripagare partiti e politica con la stessa moneta riservata in questi tre anni allo Sport: ignorandoli e negando il nostro prezioso voto a degli inetti che non hanno a cuore l’Italia, ma solo il proprio ego con popolarità e poltrona annesse.

Anche perché se il potere d’acquisto dell’italiano è così basso, come riporta il seguente articolo, qualche responsabilità sarà ascrivibile a chi chiede consenso elettorale?

POTERE D’ACQUISTO: TORINO LA MIGLIORE, MA L’ITALIA A PICCO

Dopo COVID, inflazioni e crisi economiche il potere d’acquisto degli italiani è calato a picco! Il rapporto tra gli stipendi medi e i costi medi penalizza gli italiani e tutti gli europei.

Dopo COVID, inflazione e crisi economiche il potere d’acquisto degli italiani è calato a picco! Il rapporto tra gli stipendi medi e i costi medi penalizza gli italiani e tutti gli europei.

Nella top 50 al mondo figura soltanto Stoccarda in Unione Europea e la prima italiana è Torino al 135esimo posto al mondo, Milano al 162esimo e Roma solo 175 esima. Neanche la crescita economica precedente la crisi energetica ha avuto un effetto positivo sugli stati italiani.

Che cosa si intende per potere d’acquisto?

L’indice di potere di acquisto è una misura che viene adottata per misurare quanto, in media, un cittadino sia capace di acquistare in base al proprio stipendio e ai prezzi del mercato. Un aumento in questo indice significa che in media, i cittadini possono permettersi di acquistare maggiormente. Un indice di potere acquisto in diminuzione è tipico di un periodo di inflazione, come stiamo vivendo attualmente in Italia, in quanto i prezzi aumentano quotidianamente, mentre al contrario gli stipendi hanno aumenti meno regolari e più saltuari.

Quali sono i fattori che lo influenzano?

I principali fattori che influenzano il potere di acquisto sono 2: i prezzi dei beni di consumo e gli stipendi.
Questi però a loro volta possono essere influenzati da decine e decine di fattori, ma che nel momento attuale possono essere riassunti in:

  • Aumento dei prezzi – La situazione attuale vede un generale aumento dei prezzi dovuto ad un inflazione causato da un aumento delle materie prime e dai costi dell’energia per la produzione dei prodotti, e da un inflazione dovuta all’aumento dei consumi post-covid.
  • Stagnazione degli stipendi in Italia – L’Italia è l’unico stato europeo in cui si è registrato una diminuzione degli stipendi medi negli ultimi 30 anni, non è presente un salario minimo e la media degli stipendi è una delle più basse degli stati dell’Europa Occidentale.

Qual è la situazione globale del potere di acquisto?

Negli ultimi anni ci sono stati numerosi cambiamenti in questa lista che possono essere riassunti in:

  • Sempre meno Europa. Gli stati europei stanno da tempo perdendo posizioni e ad oggi solo una città in Unione Europea (Stoccarda in Germania) si posizione nella top 50 mondiale, con ancora Zurigo a concludere il quadro continentale europeo, le Italiane non si posizionano nemmeno nella top 130.
  • Gli Stati Uniti continuano ad essere gli stati con il maggior numero di città in questa lista, con 48 città nelle prime 100, posizionate anche estremamente bene in quanto 33 di queste si trovano nella top 50.
  • Aumentano Canada, Australia e India. Avanzano in questa lista anche numerose città di queste tre nazioni. Infatti, le città indiane nella top 100 sono passate da 0 a 4 negli ultimi 2 anni, mentre Australia e Canada hanno posizionato tutte le principali città nella top 50 negli ultimo anno e mezzo

Divario in Italia di Potere d’acquisto

  • In Italia però cambia molto a seconda della regione presa in considerazione. Il Sud, infatti, ha un potere di acquisto mediamente inferiore rispetto al Nord del paese, assestando nella totalità delle province di Molise, Campania, Puglia (ad eccezione di Bari), Calabria, Basilicata e Sicilia un indice di Potere di Acquisto inferiore all’80, mentre alcune province del Nord come Milano, Genova, Bologna, Firenze, Parma e Bolzano, quest’indice supera i 120.
  • Prendendo invece in considerazione le singole città, Torino stacca tutte le altre e si posizione 135esima al mondo, con Bologna al 152Milano al 162 con Genova subito dopo. La nostra capitale si posiziona 175esima.

Perchè si è ridotto il potere d’acquisto in Italia?

  • Negli ultimi decenni l’Italia è stata colpita da numerose crisi economiche, tra cui le ultime causate dal COVID e dall’aumento dei costi energetici stanno ancora continuando ad avere effetti più o meno attuali. In questo modo però solo in alcuni momenti abbiamo avuto una effettiva crescita economica.
  • Detto ciò, la situazione economica degli italiani è nettamente peggiorata. I salari medi italiani dal 1990 ad oggi sono diminuiti del 3%, mentre tutti gli altri paesi europei hanno registrato un aumento, da un +6% per Spagna, +33% per la Germania, + 31% per la Francia e +85,5% per l’Irlanda, arrivando addirittura a +276,30% per la Lituania.

In aggiunta a ciò, gli stipendi dei giovani sono sotto la media europea: di 15.858 euro lo stipendio medio per la fascia tra i 18 e i 24 anni, quando in Germania si sfiorano i 24mila e in Belgio i 26,5mila. Senza contare una disoccupazione giovanile italiana al 23,3%, più del doppio degli stati europei.

Questi dati danno una visione chiara di come si è arrivati in Italia ad avere un potere di acquisto così basso, comparando ad altri stati del mondo occidentale, anche in confronto dei partner europei.

Fonte dell’articolo : https://www.prontobolletta.it/news/potere-dacquisto-torino-la-migliore-ma-litalia-a-picco/

Scritto da redazione

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