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Salviamo le Piscine: è fondamentale una nuova cultura dell’acqua

Diamoci da fare perchè per le piscine si profili una nuova alba e non un tramonto progressivo ph City of Fort Lauderdale

Il settore cresce, aumentano strutture, utenti e opportunità, ma sicurezza, consumi, sostenibilità e qualità tecnica impongono un profondo ripensamento: l’impegno di tutti non è difendere la piscina di oggi, ma costruire quella che potrà avere ancora un futuro

gurnari@benaquam.com

È tempo di bilanci nel comparto dell’acquaticità. European Aquatic Association – EAA festeggia 30 anni di attività nel campo formativo, editoriale e divulgativo; Assopiscine raccoglie i primi riscontri positivi sulla nuova disciplina della sicurezza nelle piscine; il mondo sportivo presenta un medagliere straordinariamente ricco di successi, tanto in piscina quanto nelle acque libere.

Anche il numero delle nuove strutture dedicate all’acquaticità appare in progressiva crescita e gli utenti di piscine e vasche all’aperto sono sempre più numerosi. Ciò significa più business, più operatori e più addetti, dai fornitori agli assistenti, dai manutentori ai gestori, fino a istruttori e allenatori.

Dunque, un quadro molto positivo. Almeno in apparenza.

ph Fluidra

Il mondo delle piscine continua, infatti, ad avere molte ombre e le criticità, di ogni genere, non mancano. Non possiamo dimenticare che meno di 23 anni fa la disciplina normativa del comparto considerava ancora le piscine alla stregua delle “sale da ballo”. Ma, come ho ricordato più volte, a quel tempo non esistevano neppure gli smartphone.

Oggi quei dispositivi sono veri microcomputer che stanno in una mano e consentono di svolgere attività difficilmente immaginabili anche solo dieci anni fa. Questa straordinaria espressione dell’ingegno umano, della quale tutti conosciamo praticità e utilità, presenta però anche dei limiti. Può diventare fonte di dipendenza, incidere sulla salute e produrre conseguenze sociali importanti, dalle fake news agli impieghi illeciti, fino alla pirateria informatica.

Le piscine, al contrario, sono rimaste per molti aspetti sostanzialmente le stesse. Erano fonte di preoccupazioni sanitarie e continuano a esserlo; erano potenzialmente pericolose e lo sono tuttora; erano energivore e grandi consumatrici d’acqua e oggi questi aspetti risultano ancora più critici. Costituivano un potenziale problema ambientale e le conoscenze scientifiche ci impongono oggi di considerare con maggiore attenzione anche questo impatto.

Non basta che le piscine crescano. Devono cambiare

Sono questioni che vado ripetendo da tempo, ma che non sembrano ancora aver modificato in profondità la realtà del settore.

Paradossalmente, così come un telefonino usato male può comportare rischi per la salute e la società, anche una piscina mal progettata, gestita o controllata può produrre rischi per la salute, per l’ambiente e per l’economia. Certo, non tutte. Ma gli infortuni, anche mortali, esistono e i problemi non riguardano soltanto l’idronica: coinvolgono, direttamente e indirettamente, numerosi aspetti della tutela della persona.

ph Landmark Aquatic

Da qui nasce la necessità di alcune riflessioni che il settore non può più rimandare.

Occorre approfondire il tema della struttura acquatica, definendo forme, dimensioni e standard realmente applicabili; analizzare tipologia e qualità dei materiali utilizzati; ripensare i percorsi di accesso alle vasche, con una reale separazione tra aree “pulite” e “sporche”, intervenendo su spogliatoi, servizi igienici, docce e varchi.

È necessario inoltre stabilire criteri univoci per gli accessi all’acqua nelle strutture all’aperto, pubbliche e private, indipendentemente da dimensione e destinazione d’uso.

Va rivista anche l’idronica, in particolare per quanto riguarda filtrazione, trattamento e sistemi di controllo, introducendo telecontrollo e strumenti di misura affidabili. Mandate e aspirazioni dovrebbero essere dotate di sistemi capaci di rilevare pressioni e velocità dei fluidi, mentre prodotti e tecnologie per il trattamento dell’acqua richiedono un ripensamento profondo.

L’acqua non può più essere considerata una risorsa infinita

Le acque provenienti dai controlavaggi e quelle disperse durante il normale funzionamento dovrebbero, ove tecnicamente possibile, essere recuperate per usi compatibili diversi da quello idropotabile.

Efficientamento energetico delle piscine, deficit diffuso con dipendenza pesantissima dalle bollette sempre più alte ph Dynalec

Nelle piscine coperte occorre inoltre ripensare le coperture e le strutture interne per limitare comparti stagni d’aria, riverberi acustici, condense e formazione di biofilm spesso non visibili a occhio nudo. Materiali e componenti di arredo – armadietti, panche, attaccapanni, ripostigli – devono essere scelti con maggiore attenzione sotto il profilo igienico e manutentivo.

Anche la comunicazione agli utenti necessita di criteri più uniformi, a partire dai regolamenti interni. E l’illuminotecnica dovrebbe essere completamente riletta alla luce delle tecnologie oggi disponibili, che permettono riduzioni significative dei consumi elettrici.

Analoga attenzione va riservata al consumo d’acqua: docce, lavandini e lavapiedi dovrebbero adottare sistemi di temporizzazione e controllo capaci di evitare sprechi difficilmente giustificabili in un’epoca segnata dal cambiamento climatico.

E molto altro ancora.

Alla base di tutto, però, esiste una necessità ancora più importante: recuperare una vera cultura dell’acqua e dei suoi impieghi sportivi, salutari, formativi e legati al benessere psicofisico.

Prima ancora delle tecnologie, serve una nuova cultura dell’acqua

Per recuperarla occorre una scelta condivisa. Tutti devono concorrere al processo di innovazione e rinnovamento, cominciando dal superamento di divisioni, contrapposizioni e pregiudizi che troppo spesso vengono alimentati proprio da coloro che dovrebbero essere protagonisti delle scelte necessarie.

Anche recentemente interessi di parte hanno condizionato alcune decisioni in materia di sicurezza.

Se poi entriamo nel mondo del trattamento dell’acqua, il rischio è quello di trasformare il confronto tecnico in una competizione che ha come unico obiettivo il business. E questo non fa bene alle piscine.

Se aziende produttrici e fornitori trovassero il coraggio di mettere in comune conoscenze e risorse per sostenere seriamente la ricerca scientifica e individuare soluzioni realmente sostenibili, tutti ne trarrebbero vantaggio. Ma soprattutto le piscine avrebbero maggiori possibilità di avere un futuro.

ph Fluidra France

In alternativa gli scenari sono meno rassicuranti. Il “fai da te” è già molto diffuso, favorito anche dall’assenza di controlli sufficientemente efficaci. E sappiamo bene quanto, nel nostro Paese, sia facile aggirare una norma appena introdotta.

Il rischio è un progressivo deterioramento della qualità delle strutture e della fiducia degli utenti, in un contesto nel quale disponibilità d’acqua ed energia diventeranno temi sempre più delicati.

La vera alternativa non è tra piscina e non piscina, ma tra una piscina che cambia e una piscina destinata a diventare insostenibile

Non voglio essere un uccello del malaugurio, né tantomeno il latore di cattive notizie. È però la realtà a suggerire un forte richiamo all’unità del mondo dell’acquaticità, soprattutto in un momento storico nel quale divisioni e contrapposizioni sembrano moltiplicarsi ovunque.

Siamo fatti in gran parte d’acqua e l’acqua è fonte di vita e di salute. Se non saremo capaci di preservare quella buona che ancora possediamo, anche le piscine rischieranno di non poter più assolvere al compito che svolgono da millenni.

Scritto da Gianni Gurnari