Piscine, acqua e responsabilità ambientale: il vero cambiamento non passa solo dalle norme, ma dalla capacità del settore di ridurre sprechi e consumi con scelte concrete e condivise
Le giornate di sole di questo inizio d’autunno sono molto piacevoli e, tra i tanti effetti positivi, stanno prolungando la fruizione delle piscine scoperte anche al nord. Difficile continuare a parlare di acqua, ambiente ed evoluzione (o involuzione) socioeconomica. Meglio continuare ad essere indifferenti.
Ormai ci siamo rassegnati: calamità come la siccità o come le alluvioni sono eventi che ci sgomentano e preoccupano, ma solo per il lasso di tempo in cui si verificano in modo esagerato. Di fatto ci sentiamo impotenti ed incapaci di governare gli eventi che consideriamo “naturali”. Ma che rappresentano il risultato della nostra insipienza.
Certo: siamo noi i responsabili di questa evoluzione rapida del clima e delle relative conseguenze e quindi cerchiamo di nascondere le nostre responsabilità. Ma il mondo della ricerca, la scienza non strumentale ed i fatti ci riconducono alla realtà.
Purtroppo, una realtà che caratterizza tutte le nostre azioni e che rimane molto lontana dalle scelte della politica, dalle decisioni di intervento e soprattutto riempie di vuoto culturale tutti i temi che attengono alla nostra umanità attraverso un sistematico ricorso alle menzogne.

Ma la desertificazione dei mari e degli oceani, come la siccità che caratterizza le superfici agricole che ricordano i terreni totalmente aridi dell’Africa subsahariana non sono e non possono essere elusi. Con le conseguenze economiche e sociali che ci rendono insicuri anche del giorno dopo. Come non possono essere trascurati i nubifragi sempre più violenti che causano sempre di più perdite di vite umane e danni ingenti ai beni ed al paesaggio.
Visto che non è un tema in agenda dei politici di turno, di nessun colore, come poter affrontare la questione, in particolare della risorsa idrica per le piscine?
Attraverso due metodi: superare le incredibili divisioni interne al comparto e decidere di autocontrollare le proprie scelte gestionali.
Se ci sono un milione di piscine in Italia, la relativa massa critica non è certo trascurabile. Un piccolo esempio: consideriamo solo 500.000 vasche di media e grande dimensione. Adottando semplici e non costosi metodi di risparmio nei consumi, a titolo esemplificativo, diciamo di ridurre i consumi di un solo metro cubo al giorno per ciascuna vasca.
I dati sui consumi domestici urbani ci dicono che ogni abitante necessita di 210 litri/giorno di acqua potabile. Con il risparmio delle piscine potremmo soddisfare il fabbisogno giornaliero di sei città come Bologna (circa 400.000 abitanti)!
E per una piscina con 1000 mc di acqua cosa è un solo mc? Come fare? Ci sono almeno cento modi: dal dotare le docce di ossigenatori ai soffioni, ai temporizzatori sulle aperture di docce e lavandini. Migliorando l’efficienza della filtrazione con masse adeguate e recuperando almeno una parte delle acque di controlavaggio.
Queste ultime possono fornire energia tramite recupero del calore e, sedimentate ed ossigenate naturalmente, potrebbero essere destinate ad usi idrici non potabili (irrigazione, lavaggio, etc.).
Ma, per descrivere le modalità attraverso cui risparmiare soprattutto l’acqua, ci potrebbero essere molteplici soluzioni, semplici ed economiche. Se potessimo avere un Leonardo del nostro tempo ci fornirebbe almeno migliaia di soluzioni sostenibili.
Tuttavia, non serve tanto ingegno: ci vuole molta buona volontà e soprattutto quella condivisione indispensabile ad effettuare scelte adeguate alle necessità ambientali che stanno crescendo esponenzialmente come mai accaduto in epoca industriale.
E per arrivare a questo non sono certamente sufficienti le poche righe di mie elucubrazioni per convincere che dobbiamo cambiare lo scenario delle piscine: da energivore e dissipatrici di buona acqua ad attente risparmiatrici delle risorse ambientali ogni giorno di più a rischio di estinzione.
E qui non servono ulteriori leggi, ma la consapevolezza che il nostro silenzio e la nostra incapacità di reazione equivalgono ad uno stillicidio, piccolo, ma significativo della vita del Pianeta. E nell’ottavo centenario di San Francesco questo equivale ad una bestemmia.