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Sport dilettantistico e i rimborsi mensili ai volontari fino a 400 euro

Il rimborso mensile forfettario per i volontari e il restyling nomativo complessivo lasciano zone d'ombra da chiarire ph freepik

Un restyling normativo complicato da un nuovo adempimento che rischia un disallineamento poco opportuno con le previsioni del Codice del Terzo Settore – la nota critica di Diritto&Sport

beatrice.masserini@studiocassinis.com

Uno schema di Decreto-Legge, recante disposizioni urgenti in materia di sport, è stato approvato in Consiglio dei Ministri il 23 maggio 2024 e prevede un ulteriore restyling su volontariato e procedure elettorali degli Organismi nazionali.

Diverse le proposte di modifica: da un lato si conferma il divieto di remunerazione per i volontari, ma dall’altro si ammetterebbe la possibilità, per gli enti dilettantistici, di attribuire ai volontari rimborsi forfettari entro il limite di 400 euro mensili.

La nuova formulazione è, tuttavia, generica e nulla dice se tale limite di 400 euro mensili riguardi tutte le spese sostenute dai volontari o esclusivamente quelle autocertificate. Una disposizione che andrebbe meglio coordinata con le altre contenute nel D. Lgs. 36/2021 e con le previsioni del Codice del Terzo Settore con le quali si rischia un inutile disallineamento.

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Viene, inoltre, introdotto un nuovo adempimento a carico degli enti sportivi che si avvalgono di volontari. Anziché prevedere la tenuta di un registro ad hoc, come avviene nel Terzo Settore, è richiesto un nuovo obbligo di comunicazione al Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche, da assolversi entro la fine del mese successivo al trimestre di svolgimento dell’attività.

Altra misura contenuta nello schema di Decreto interessa la normativa sull’incompatibilità dei dipendenti pubblici. Questi possono svolgere prestazioni sportive a titolo volontario o di lavoro. Con la specifica che, in quest’ultima ipotesi, in caso di compensi entro la soglia dei 5.000 euro annui, è necessaria solo la comunicazione preventiva all’Amministrazione di appartenenza. Ciò in contrasto con quanto disposto dall’attuale articolo 25, comma 6, del D. Lgs. 36/2021 che richiede il rilascio di un’autorizzazione ad hoc. La previsione di un limite quantitativo sembrerebbe, invece, intendersi nell’ottica di inquadrare tale tipologia di rapporto di lavoro in un regime di neutralità fiscale e previdenziale.

Ulteriore novità da considerare riguarda, infine, il tema dei mandati dei Presidenti nazionali e regionali di FSN, DSA, EPS. Resta ferma la possibilità di svolgere più mandati ma, oltre il terzo, potranno essere eletti per il quarto a condizione che conseguano un numero di voti pari ad almeno due terzi del totale di quelli validamente espressi. Con la precisazione che, in caso di mancata elezione, non sarebbero più candidabili alle votazioni successive.

Rispetto alla formulazione originaria, scompare il rinvio della disciplina in parola agli altri membri degli organi direttivi per i quali non sembrerebbe operare il quorum rafforzato. Va infine precisato che quanto previsto non appare del tutto coordinato con i nuovi principi fondamentali degli statuti di FSN, DSA ed EPS che, in caso di approvazione di queste modifiche, dovranno subire una nuova revisione in seno al Coni.

A completare quanto mirabilmente esposto e documentato dalla dottoressa Masserini, un articolo di Vanessa Pallucchi pubblicato sulla newsletter settimanale Diritto&Sport di ItaliaOggi: le posizioni dell’organo di informazione economico-finanziario sono piuttosto critiche e trovano la nostra redazione allineata a quanto viene esposto. La Riforma dello Sport, al di là di quanto riporta la Pallucchi e della sua innegabile importanza, sta ingabbiando il comparto sportivo in un disarmante labirinto burocratico, complicato da ritardi, proroghe e poca chiarezza di cui è complice pure l’Agenzia delle Entrate. Il risultato finale forse è un quadro normativo più completo, ma sicuramente tempo, energie e risorse umane dedicate a fare fronte ad adempimenti e scadenze che faticano ad interpretare gli stessi grandi specialisti in materia della levatura di Beatrice Masserini. Figuriamoci come possano orientarsi gli operatori sportivi, costretti a sostenere costi crescenti che lo stesso lavoro sportivo ha già contribuito ad elevare.

Sport, terzo settore e armonizzazione

di Vanessa Pallucchi
portavoce del Forum del terzo settore

Con il nuovo decreto in materia di sport si rischia l’arretramento sul piano dell’armonizzazione, faticosamente raggiunta dopo anni, tra riforma del terzo settore e riforma dello sport, in particolare laddove si prevedono rimborsi forfettari per i volontari sportivi, fino a un limite di 400 euro mensili.
Il testo, infatti, cancella una norma che aveva come obiettivo, oltre che ridurre i possibili usi impropri dei rimborsi, anche quello di realizzare una maggiore convergenza normativa tra il Registro unico del terzo settore e il Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche, consentendo così alle Asd di condividere i principi sociali e il perimetro di azione con il terzo settore. Questa armonizzazione, a tutela in particolare delle realtà più piccole, pare ora disattesa.
Assistiamo a significativi passi indietro sul piano dell’inquadramento dell’attività volontaria. Se la ratio del legislatore è quella della comprensibile necessità di semplificare alcuni oneri burocratici per il rimborso delle spese sostenute dai volontari, riteniamo che possano e debbano essere trovati strumenti più adeguati, sui quali saremo lieti di confrontarci anche con il ministro Abodi.

Fonte del secondo articolo: newsletter di Diritto&Sport del 29 giugno 2024