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Tecnica o divertimento nel fitness acquatico verticale?

Se lo scopo è divertire, in piscina lo si faccia rispettando i fondamentali tecnici dell'acqua per evitare danni e disaffezione nei clienti ph wavebreak media-micro by freepik

Un’attività cosiddetta fun perché mai deve trascurare le basi tecniche specifiche dell’esercizio in acqua? Un’abitudine di diversi trainer che non porta più gente in piscina ma, al contrario, l’allontana

Non si capisce perché l’attività fun in piscina possa comportare trascuratezze dei fondamenti tecnici, ineludibili per il professionista preparato, soprattutto in un ambiente così particolare come è l’acqua, dove per tutti è semplice declinarne i vantaggi ma, all’atto pratico, si fa molto poco per goderne seriamente.

Il perfezionismo tecnico del nuoto è agli antipodo del pressapochismo aprofessionale che ritroviamo spesso nel fitness acquatico: poi ci domandiamo perchè l’attività non va…Servono professionisti capaci e consapevoli

Lasciamo per un attimo la vasca media o alta nello specifico o dell’utilizzo o meno di attrezzi in acqua e proviamo a fare una riflessione di più ampio respiro togliendo, spero, ogni dubbio su ciò che credo sia giusto modificare nel mondo Aquafitness.

Vedo da una parte persone in acqua medio-altina che a fatica toccano i piedi flettendosi, alle quali vengono proposti esercizi infattibili alla velocità mimata dal tecnico, o alternativamente “obbligate” dalla musica ad effettuare spinte verso il basso di attrezzi galleggianti (con il risultato che saranno sempre più in difficoltà per la mancanza degli appoggi).

Dall’altra, all’estremo opposto, gli sport acquatici che sono alla ricerca del minimo dettaglio e particolare tecnico, ricerca quasi maniacale a disposizione poi dei tecnici di settore.

Cosa hanno in comune le persone che fanno attività in entrambi i mondi? Stanno in acqua, in modo diverso, ma hanno a che fare con le stesse dinamiche che riguardano l’ambiente: resistenze di forma, galleggiamento, scie, pressione idrostatica; dovrebbero divertirsi; dovrebbero fare attività fisica corretta e funzionale al potenziamento della salute; hanno trainer che danno loro indicazioni; fanno una prestazione, di qualunque forma si tratti.

In certi esercizi svolti in acqua, non c’è nulla che assicuri i benefici che l’acqua stessa garantirebbe

In entrambe le situazioni, quando si parla di tecnica, l’obiettivo è rivolgersi, appunto, ai tecnici, agli esperti. Si cerca di condividere ricerca, letteratura scientifica, risultati di test, mettendosi (mi ci metto in prima persona) nelle condizioni di far fare le cose giuste.

Il divertimento degli allievi è il risultato di altri fattori, non c’entra nulla sul fare attività più o meno. Mi chiedo perché ancora nell’Aquafitness ci sia questa asimmetria, per cui uno esclude l’altro.

Come se ad un corso adulti di nuoto, non si mirasse a far nuotare meglio possibile in funzione di altro che diverta. Più passa il tempo e meno si riesce a trovare un allineamento tra l’essere tecnici e riuscire nello stesso momento a trascinare gli allievi, a farli divertire.

In verticale in acqua, come abbiamo visto negli articoli precedenti, in modo appena accennato, ci sono cose che si possono fare bene ad una certa velocità e ritmo, altre che non sono fattibili: non ritengo sia giusto proporle, almeno senza aver prima spiegato agli allievi un minimo di cosa fare per aggiustare il tiro.

Sarebbe auspicabile che l’ossessione tecnica, che da sempre guida le discipline natatorie, la ritrovassimo anche nel fitness acquatico, attraverso alte competenze e professionalità di trainer adeguatamente formati ed aggiornati

Insegnare alle persone in acqua a muoversi, correggere o, meglio, dare indicazioni prima su ciò che fare nei vari esercizi, che ha di noioso? Certo, se la bontà dell’Aquafitness, nel 2023, si valuta ancora dall’avere una vasca piena di persone, tutte donne, disperse per tutta l’ampiezza, dove il tecnico “dimostra” (ritmo e tecnica magari errate per quel contesto) e se va bene riesce a vedere/controllare cosa succede solo a poche di loro, credo che ci sia da riflettere seriamente.

È indiscutibilmente un momento di ricavo incredibile, che nuoce però alla qualità di una attività che ha un potenziale inimmaginabile.

Sempre per fare similitudini, sarebbe come trovarsi in attività di gruppo a secco nelle quali ci sono decine di persone che provano a fare qualcosa a venticinque metri di distanza dal tecnico.

Mah, forse questo può (ancora) accadere nelle convention, dove però il target non è quello che vorremo facesse davvero attività fisica per la salute.

Scritto da Stefano Candidoni