Se Confindustria paventa criticità ulteriori in divenire, il comparto fitness e piscina, facendo astrazione dai costi energetici insostenibili, sembra avere un domani ben più roseo
Assosport, con la sua newsletter, ha diffuso i dati industriali ed economici presi in esame da Confindustria: un quadro decisamente inquietante, alimentato dalle tensioni internazionali, dei mercati e, soprattutto, dalle guerre dissennate che stanno determinando una crisi di dimensioni storiche evocando un clima di austerity vissuto negli anni ’70.

In questo marasma di negatività e di previsioni poco confortanti, il comparto wellness, palestre e piscine, sembra invece destinato ad un percorso decisamente diverso, anche se dovrà fare i conti con costi crescenti non solo energetici, ma di logistica e forniture, perché se il fronte medio-orientale resterà così conflittuale a lungo, ne risentiranno tutti i settori.
La prima pesante contrazione la sta subendo il turismo, collegatissimo al wellness: l’incertezza blocca le prenotazioni e spinge ad escludere mete un tempo considerate come riferimenti da sogno di viaggi ed evasione. Ma contano sempre di più salute e stare bene e, in questo, l’offerta ben aggiornata di palestre e piscine resta ai primi posti nella spesa dei consumatori, fatto salvo il tasso di inflazione che non cresca in eccesso, perché la spesa della famiglia dovrà essere orientata su scelte di primissima necessità.
Questo quanto riporta Assosport:

ANALISI DI PREVISIONE DI CONFINDUTRIA: GUERRA, DAZI E INCERTEZZA. A RISCHIO LA CRESCITA
Presentato ieri il Rapporto di Previsione Primavera 2026 del Centro Studi di Confindustria, che fotografa uno scenario internazionale sempre più complesso per le imprese italiane.
Già prima dello scoppio del conflitto in Iran (28 febbraio 2026), il contesto economico globale era segnato da forte instabilità, alimentata in particolare dai dazi introdotti dagli Stati Uniti nel 2025, che hanno avviato una profonda revisione dei flussi commerciali tra le principali economie.
Su questo scenario in aggiustamento, si è innestato il conflitto in Medio Oriente, che aggiunge incertezza e avrà altri impatti negativi per le economie.
L’ipotesi di base della previsione CSC per il 2026 e 2027, che modella tutte le variabili esogene internazionali, è che il conflitto in Iran non si protragga oltre il mese di marzo. Tuttavia, dato che il quadro internazionale presenta un elevato grado di volatilità, sono stati disegnati anche due scenari alternativi, che ipotizzano un conflitto in Iran più lungo (4 mesi e 10 mesi) e con conseguenze peggiori per l’economia italiana e internazionale.