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Ulteriori opportunità dalla Riforma dello Sport per l’affidamento degli impianti sportivi

Vasca riammodernata come soluzione per godere dei benefici previsti per ASD e SSD che gestiscono l'impianto - ph Commercial Aquatic Australia

La possibilità di rinegoziare i termini del proprio contratto per chi gestisce un impianto e avanzi la proposta di ammodernamento o riqualificazione

Questo articolo è stato pubblicato su HA Wellbeing di maggio-giugno 2024

lorenzo.bolognini@studiobolognini.com

Abstract

È utile un approfondimento sul c. 12 dell’art. 4, d.Lgs. n. 38/21 (facente parte del “pacchetto” della Riforma dello Sport) che sembra ammettere che una SSD o una ASD, utilizzatrice di un impianto sportivo pubblico, presenti una proposta di ammodernamento o riqualificazione dell’impianto e, a fronte di ciò, possa ottenere di rinegoziare in via diretta i termini del proprio contratto di gestione. Sembra che quella di cui all’art. 4, c. 12, potrebbe costituire una soluzione alternativa, a certe condizioni, rispetto alla proposta di cui al successivo art. 5.

All’indomani della sua entrata in vigore, abbiamo opportunamente analizzato il d.Lgs. 38/2021 (entrato in vigore nel gennaio 2023) per capire le novità che ne potevano derivarne in materia di affidamento di impianti sportivi pubblici.

Come noto, infatti, il d.Lgs. 38/2021 fa parte del “pacchetto” dei decreti che costituiscono la Riforma dello Sport e ha suscitato notevole interesse soprattutto per il suo art. 5 che, conformemente ai criteri stabiliti dalla Legge Delega n. 86/2019, ha introdotto la possibilità di ricorrere all’affidamento diretto della gestione degli impianti sportivi, ove una SSD o una ASD presenti un progetto per la relativa rigenerazione, riqualificazione o ammodernamento.

La riqualificazione di un impianto può essere operazione che permette di rinegoziare tempi e termini della concessione – ph Gale & Snowden Architects

L’art. 4 del d.Lgs. 38 è stato anch’esso ampiamente analizzato ancorché non si sono percepiti particolari elementi di novità rispetto alla normativa previgente della c.d. “Legge sugli Stadi” (commi dal 303 al 305 della Legge 147/2013), che è stata in larga parte riproposta con tale art. 4.

Inoltre, l’art. 4 è stato in genere percepito come una procedura non del tutto “vicina” alle SSD e ASD sia perché parrebbe riferirsi a grandi operazioni su grandi impianti sportivi (anche se ciò non è scontato) sia perché la proposta di cui al suo comma 1 si prevede possa essere avanzata da un soggetto non specificamente qualificato semplicemente “di intesa con una o più delle Associazioni o Società sportive dilettantistiche o professionistiche utilizzatrici dell’impianto”.

Tuttavia, nell’art. 4 del d.Lgs. 38/2021 si riscontra la presenza di norme che istituiscono delle prerogative espressamente e specificamente dedicate alle SSD e ASD e che offrono delle opportunità apparentemente di non poco conto. Occorre sottolineare l’avverbio “apparentemente” perché, purtroppo, è necessario fare sempre i conti con una formulazione del d.Lgs. 38/2021 non del tutto felice, cosicché rimangono comunque degli spazi interpretativi aperti.

Nell’art. 4 del d.Lgs. 38/2021 (in particolare c.12) si riscontrano punti espressamente e specificamente dedicati alle SSD e ASD che offrono delle opportunità apparentemente rilevanti

Ci si riferisce, in particolare, al c. 12 dell’art. 4 dove si dice che “Le misure di semplificazione e di incentivazione di cui al presente articolo si applicano anche nel caso in cui la proposta di ammodernamento e riqualificazione sia presentata dalla sola associazione o società sportiva dilettantistica o professionistica utilizzatrice dell’impianto”: fino a qui nulla di particolarmente interessante, nel senso che la norma sembra limitarsi a chiarire che la procedura di affidamento di cui ai commi dall’1 all’11 dell’art. 4 può essere adottata anche se la proposta viene presentata autonomamente dalla ASD o SSD anziché da un soggetto diverso “di intesa” con la SSD o ASD utilizzatrice dell’impianto.

Un esempio di ammodernamento di impianto vetusto, porta benefici per la collettività e per il soggetto gestore che coordina l’operazione ph Aquamore-Myrtha Pools

Il c. 12, poi, prosegue prevedendo la possibilità di riconoscere alcuni specifici diritti a favore della SSD o ASD proponente per contribuire al relativo “consolidamento patrimoniale” (diritto di superficie, diritto di usufrutto sull’impianto ma anche su altre aree, addirittura fino a 99 anni, o anche il diritto di proprietà): si tratta certamente di un’opportunità molto interessante che, tuttavia, è già prevista nella procedura “ordinaria” non riservata alle SSD e ASD, al precedente c. 2 dello stesso art. 4.

Il c.12 prevede alcuni specifici diritti a favore della SSD o ASD proponente per contribuire al relativo “consolidamento patrimoniale”

La parte più significativa del c. 12, a parere di chi scrive, è quella immediatamente successiva dove si dice che “Il documento di fattibilità può altresì contemplare la ridefinizione dei termini contrattuali in essere per l’utilizzo da parte della Società e Associazione sportiva proponente dell’impianto oggetto di intervento, ovvero di altro impianto pubblico esistente, in considerazione dell’intervento di ristrutturazione o nuova costruzione proposto”. Apparentemente, quindi, il c. 12 dell’art. 4 risulta offrire un’alternativa alla proposta di cui all’art. 5 attraverso la quale, sulla base di un DOCFAP (Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali”) è possibile proporre comunque un intervento per l’ammodernamento o la riqualificazione dell’impianto sportivo, come previsto al primo periodo del c. 12, ma, in questo caso, da parte della SSD o della ASD che siano già utilizzatrici dello stesso impianto e che, al contempo, possono chiedere “la ridefinizione dei termini contrattuali in essere”.

ph Swim

Peraltro, proseguendo nell’analisi del c. 12, esso prevede subito dopo che le SSD o ASD proponenti “possono procedere liberamente all’affidamento dei lavori” precisando che, nel “caso di lavori di importo inferiore a 1 milione di euro ovvero, per i lavori di importo superiore a 1 milione di euro, qualora le sovvenzioni pubbliche dirette non superino il 50% di detto importo, non trovano applicazione né le previsioni del codice dei contratti pubblici (…), né gli altri riferimenti al codice dei contratti pubblici di cui al presente decreto, e non si applica il comma 11”.

Le SSD o ASD proponenti “possono procedere liberamente all’affidamento dei lavori” sia per importo inferiore a 1 milione di euro sia superiore a 1 milione qualora le sovvenzioni pubbliche dirette non superino il 50% di tale importo

Peraltro, considerato che il c. 11 (che è espressamente previsto non si applichi alle condizioni indicate) è quello che prevede il ricorso alla disciplina in materia di finanza di progetto (e, quindi, alla relativa procedura di gara, ancorché con prelazione), pare potersi confermare l’interpretazione secondo la quale, se l’eventuale contributo pubblico (che, evidentemente, potrebbe essere richiesto) è inferiore al 50% dell’importo dei lavori, non occorre procedere con garaper l’affidamento dei lavori di ammodernamento o di riqualificazione ma neppure per l’affidamento della gestione dell’impianto sportivo da ammodernare e riqualificare.

Per concludere, pur con tutte le riserve che si sono già espresse rispetto all’ammissibilità degli affidamenti diretti e, in particolare, alla compatibilità delle norme che li prevedono rispetto alle previsioni dell’Ordinamento Giuridico Comunitario, sembra che il d.Lgs. n. 38/21, al c. 12 dell’art. 4, ammetta che una SSD o una ASD utilizzatrice di un impianto sportivo pubblico presenti una proposta di ammodernamento o riqualificazione dell’impianto e, a fronte di ciò, possa ottenere di rinegoziare in via diretta i termini del proprio contratto di gestione. Ciò, quantomeno, se il contributo pubblico eventualmente richiesto non supera il 50% dell’importo dei lavori.

Inoltre, tale SSD o ASD non dovrebbe ricorrere alla gara neppure per l’affidamento dei lavori di ammodernamento o riqualificazione dell’impianto sportivo se i lavori sono di importo inferiore al milione di euro o, in ogni caso, se il contributo pubblico eventualmente richiesto non supera il 50% dell’importo dei lavori stessi

Scritto da Lorenzo Bolognini