Conversazione aperta con Michele Palmieri Development Director di GO fit
Ci sono progetti che, più di altri, diventano una linea di demarcazione. Un prima e un dopo.
Nel panorama italiano del fitness, il club GO fit di Torino, nell’area dell’ex Mercato dei Fiori, è stato percepito da molti come uno di questi punti di svolta. Non solo per il brand o per le dimensioni dell’intervento, ma per il modello di sviluppo che ha portato sul tavolo: un approccio strutturato, industriale, orientato alla sostenibilità, alla qualità costruttiva e a una visione di lungo periodo.

Proprio partendo da questo progetto ho voluto aprire un dialogo con Michele Palmieri, Development Director di GO fit, che oggi segue in modo diretto lo sviluppo dei principali progetti del gruppo. Dal club di Torino, che ha rappresentato un passaggio chiave per l’ingresso di questo modello nel mercato italiano, ai cantieri attualmente in corso come il Lido di Milano, fino al progetto di Bologna, che prevede la rivalutazione dell’ex CRB, con lavori avviati a novembre 2025.
Progetti diversi per scala e contesto, ma accomunati da un approccio coerente, in cui sostenibilità, qualità costruttiva e visione di lungo periodo non sono elementi accessori, ma parte integrante del metodo. Non a caso, proprio il progetto di Bologna porterà all’ottenimento di una certificazione LEED, uno standard internazionale che valuta la sostenibilità reale di un edificio sulla base di criteri misurabili, dall’efficienza energetica alla gestione delle risorse, fino alla qualità degli ambienti e al rapporto con il contesto urbano.
È da qui che prende forma il senso più profondo del confronto con Michele: una conversazione che va ben oltre il singolo edificio e diventa un dialogo sul metodo, sulle scelte e sulla visione che stanno guidando l’evoluzione di GO fit in Italia, offrendo spunti molto concreti su come il mercato italiano potrebbe, e forse dovrebbe, evolvere.

SOSTENIBILITÀ: DA REQUISITO NORMATIVO A POSTURA PROGETTUALE
Una delle prime cose che emerge parlando con Michele è una distinzione netta: la sostenibilità come adempimento normativo e la sostenibilità come atteggiamento progettuale.
Oggi le normative impongono impianti fotovoltaici, limiti prestazionali sull’involucro edilizio, predisposizioni per la mobilità elettrica. Tutto necessario. Ma fermarsi lì significa restare in superficie.
Nel modello GO fit la sostenibilità entra molto prima: nella scelta dell’area, nel rapporto con il quartiere, nell’accessibilità tramite mezzi pubblici, nella logica di prossimità. È una sostenibilità che incide sulle abitudini quotidiane delle persone, non solo sui consumi energetici dell’edificio.
TORINO: RICOSTRUZIONE E RIGENERAZIONE URBANA
Il progetto del Mercato dei Fiori di Torino viene spesso definito come una riqualificazione. In realtà, la struttura esistente non era utilizzabile dal punto di vista strutturale e impiantistico, rendendo necessario un intervento profondo che è stato, a tutti gli effetti, una ricostruzione, inserita però in una visione più ampia di rigenerazione urbana.
Non si è trattato semplicemente di rifare un edificio, ma di ripensare il rapporto tra il club, il quartiere e la città: flussi, accessibilità, integrazione urbana, impatto ambientale. La sostenibilità, in questo caso, non è stata un elemento di contorno, ma una responsabilità assunta fin dall’inizio.

PROGETTARE PARTENDO DALL’USO REALE DEGLI SPAZI
Piscine, sale fitness, sale bike, aree wellness: ogni ambiente ha esigenze completamente diverse in termini di carichi, impianti, consumi e gestione.
Da qui nasce un approccio non standardizzato, lontano dai format replicati in serie. Le soluzioni impiantistiche e costruttive vengono progettate in funzione dell’uso reale degli spazi, con l’obiettivo di garantire efficienza, affidabilità e sostenibilità nel tempo.
IMPIANTI, TECNOLOGIA E NUMERI: QUANDO LA SOSTENIBILITÀ DIVENTA MISURABILE
Nel progetto di Torino la sostenibilità non resta un concetto astratto, ma diventa misurabile.
Il club è un edificio completamente elettrico, senza utilizzo di fonti fossili. Gran parte dell’energia necessaria viene prodotta in loco grazie a un impianto fotovoltaico da 440 kWp. La produzione termica è affidata a pompe di calore polivalenti a 4 tubi, che permettono una gestione efficiente di fabbisogni energetici simultanei, tipici di una struttura complessa con piscine.
Il calore viene totalmente recuperato per il riscaldamento delle acque, mentre il trattamento e la disinfezione avvengono senza utilizzo di sostanze chimiche. Tutto è coordinato da un sistema BMS integrato, che consente controllo, monitoraggio e ottimizzazione continua dei consumi. L’energia residua viene acquistata esclusivamente da fornitori certificati da fonti rinnovabili.

LIDO DI MILANO: UN PROGETTO AMBIZIOSO PER SCALA E VISIONE
Se Torino oggi consente di osservare i risultati, il vero laboratorio aperto è il Lido di Milano.
Qui il modello GO fit è in piena fase di sviluppo attraverso un intervento di grande scala e complessità. L’area complessiva oggetto di rivalutazione si estende per circa 35.000 metri quadrati, includendo l’edificio principale di circa 13.000 metri quadrati, sviluppato su più livelli, di cui tre interrati destinati ai parcheggi, e un sistema articolato di spazi esterni.
Il progetto comprende infatti il laghetto artificiale, la piscina all’aperto, le aree sportive e ricreative, gli spazi di relazione e i percorsi che connettono il complesso al contesto urbano. Non si tratta quindi della realizzazione di un singolo edificio fitness, ma di un intervento di ridefinizione di un intero ambito urbano, in cui costruito, acqua, verde e funzioni sportive convivono in un equilibrio complesso.
Seguire un progetto in questa fase significa osservare le decisioni mentre vengono prese, non solo raccontarle a posteriori. Ed è probabilmente l’aspetto più interessante per chi opera nel settore fitness e vuole capire cosa significhi progettare oggi strutture pensate per durare nel tempo.

PERCHÉ QUESTO MODELLO È RILEVANTE PER IL MERCATO ITALIANO
Portare avanti progetti di questo tipo in Italia richiede investimenti, competenze trasversali e una visione industriale chiara. Il lavoro di Michele Palmieri e del team GO fit diventa quindi un benchmark, non un format da copiare, ma un riferimento utile per chi vuole leggere in anticipo l’evoluzione del mercato.
UNO SGUARDO AVANTI
La sostenibilità non è più un tema accessorio. È una leva strategica che incide su costi, posizionamento, reputazione e longevità dei club.
Torino ci mostra cosa è possibile fare. Milano ci sta mostrando come lo si fa, mentre accade. Bologna sarà il prossimo capitolo.
Ed è probabilmente lì che vale la pena continuare a guardare.