Sicuramente è un sistema perfettibile ma, pur con tanti margini di miglioramento, forse è reso così unico proprio dalle sue imprecisioni e incoerenze, che, in fondo, lo accomunano ad altri sistemi molto italiani
Questo articolo è stato pubblicato su HA Wellbeing di settembre-ottobre 2025: se non ricevi gratuitamente la rivista in versione cartacea o elettronica, puoi fare richiesta a info@wbox.it
Da cronista, giornalista, osservatore, facendo astrazione dal ruolo imprenditoriale che per parzialità potrebbe viziare giudizi e analisi, in questi decenni di percorso professionale ho colto tante indicazioni che il settore ha espresso e continua a evidenziare: nel bene e nel male.

LO SPORT – Non è un passaggio vincolante, anzi, talvolta è meglio avere un vissuto sportivamente “asettico”, ma lo sport di fatto è la base da cui muovono moltissimi che da giovani hanno praticato una disciplina, dalla quale hanno poi costruito il proprio cammino esperienziale-lavorativo: come dirigenti, tecnici, imprenditori, manager, impiegati, operatori in genere. È stato così anche per me e credo che, in fondo, sia un elemento facilitante per chi opera nel nostro comparto, fatta eccezione per eccessi o supponenze discutibili di alcuni, che tuttavia ritroviamo in qualsiasi ambito.
Il merito e i successi si conquistano professionalmente sul campo, senza scorciatoie: è uno dei primi insegnamenti dello sport
Di sicuro, non è un merito essere stati un atleta del passato o, ancor più, essere stato un campione: il merito e i successi si conquistano professionalmente sul campo, senza scorciatoie e in ragione di capacità, determinazione e azioni che aiutino nell’affermazione propria e dell’ambiente, della società, dell’azienda che rappresentiamo. È uno dei primi insegnamenti dello sport.
Non importa quindi se sei stato un campione, se lo sport ti abbia accompagnato durante la tua giovinezza o successivamente, quello che conta è averlo vissuto e viverlo “attivamente” in prima persona, per poter trasmettere ad altri i valori che proprio lo sport insegna, ma che non proprio tutti poi tesaurizzano.

ISTITUZIONI, ENTI, SIGLE – Il settore, come ogni contesto operativo finanche merceologico, dipende pure dalle istituzioni che lo rappresentano e conta su enti che aiutano a dare identità a certe categorie, comunità, realtà omologhe e affini per indirizzo o orientamento. È normale che sia così; meno normale è che questi aggregati di riferimento (federazioni, EPS, associazioni, confederazioni, network …) diventino solo meri centri di potere, edificati o governati per compiacere uno o pochi, spacciandosi per sostenitori della causa e della cosa (sportiva) comune, nonché delle istanze di un gruppo, di una categoria, di un “popolo”, quello sportivo.
E, paradossalmente, lo sport, disconosciuto come comparto economico, non valorizzato come colonna socio-culturale-educativa, con un peso determinante per la sanità e la salute, oggi vede prevalere “organismi” che si configurano come nuclei di comando – un comando-potere invero povero ed effimero, ideale per arrampicatori e conservatori dello status quo: penalizza ed esclude giovani, figure nuove e capaci, soprattutto donne, che non a caso preferiscono orientarsi su altri settori – o rendite di posizione dove conta avere una poltrona per costruire un proprio alveo di influenza, meglio se “per sempre” ancorchè circoscritto ad un perimetro limitato. Una sorta di supremazia dei poveri, dove si contendono briciole e miserie.
Non importa se sei stato un campione o abbia praticato lo sport nella tua giovinezza o successivamente, quello che conta è averlo vissuto e viverlo “attivamente” in prima persona
Mi pare di non dire nulla di nuovo e ognuno avrà sicuramente una propria idea dello sport system in chiave istituzionale, rappresentativa, progettuale, nazionale o territoriale. Di sicuro qualcosa funziona, alcune altre meno; italianamente prevalgono rassegnazione, passività e accettazione, complicità silenti o attive, financo omertose, dalle quali muove lo stile italianissimo del lamento comunque e sempre. Una lagnanza corroborata da attacchi, critiche, dileggio indistintamente riservati a chi occupi posizione di vertice. Bravo o meno che sia: chi è al comando o ha successo o si distingue per meriti, va osteggiato, biasimato, perché chiunque, al suo posto, sarebbe più bravo, capace, virtuoso. Siamo o no il popolo di onniscienti CT della nazionale di calcio? Quindi…

A parole siamo tutti dei giganti. Poi però si è pure inclini ad accettare situazioni cristallizzate, anacronistiche e immodificate da decenni, per comodità o per un pizzico di pavidità di chi preferisce criticare, ma restando nell’ombra – i social oggi aiutano parecchio – o lanciando il sasso per poi ritrarre la mano.
Non è normale che certi aggregati ed enti di riferimento diventino solo meri centri di potere, edificati o governati per compiacere uno o pochi
Una descrizione severa che è un po’ la fotografia dell’Italia. Non è un racconto che si attaglia solo al nostro settore – e alle sue istituzioni -, il quale conta comunque di grandissime individualità o di ammirevoli successi di squadra: nell’agonismo di vertice, nel fare impresa al netto delle incongruenze dell’associazionismo sportivo dilettantistico, nelle posizioni apicali societarie o sportive indiscutibilmente capaci, che valorizzano il comparto e rendono tanti operatori orgogliosi di farne parte. Perché, come dice un eccellente imprenditore che ha dedicato la sua vita al nostro mondo “Il settore sportivo in Italia lascia a desiderare, ma ci permette di svolgere il lavoro in assoluto più bello e appassionante” – … a proposito dello sport come passione costruita negli anni giovanili.

LE RELAZIONI – Per chi vive la propria professione come allenatore, dirigente, tecnico, gestore, imprenditore, consulente, operatore l’impegno è in genere totalizzante con pochi spazi per sé o per la propria famiglia: tempo infinito dedicato all’attività quotidiana e alle relazioni, ai rapporti, alle amicizie che l’ambiente sportivo alimenta e potenzia. Parliamo di relazioni autentiche, spesso profonde, che prescindono da legami istituzionali testé evocati, perché, salvo eccezioni abbastanza improbabili, quest’ultime di sincero hanno ben poco, condizionate da opportunismi e interessi. Per chi ha la fortuna di vivere il settore per la bellezza delle relazioni che consente di costruire e alimentare, non c’è spazio per legami dettati dalla convenienza, ma solo per porsi in modo assertivo, sincero e dialogante, sempre.
Il nostro ambiente, così interpretato senza perdere di vista la passione, è irresistibilmente attrattivo ed è difficile rinunciarvi. Certo, come nelle amicizie che costellano il nostro percorso esistenziale, non mancano le delusioni, ma se siamo animati da sentimenti profondi e da grandi valori, quelle relazioni sono il binario su cui costruire una vita di intese solide e leali rapporti rari, da realizzare nella vita “ordinaria” di tutti i giorni.
Per chi ha la fortuna di vivere il settore per la bellezza delle relazioni che consente di costruire e alimentare, non c’è spazio per legami dettati dalla convenienza
Ovvio, c’è chi abusa unidirezionalmente di questi legami, pensando di farne una leva falsamente relazionale, facendo prevalere invece l’ego, la grettezza d’animo intrisa di sterile cinismo – ben diverso dal pragmatismo- e la pochezza di valori: figure di cui diffidare, anche se spesso professionalmente necessarie. Parliamo di personaggini, i quali, più che colleghi vorrebbero avere al cospetto degli asserviti, più che fornitori vorrebbero degli zerbini da calpestare a piacimento, più che degli associati o affiliati vorrebbero dei sudditi.

Persone che depauperano e dequalificano il nostro ambiente, svuotandolo di contenuti profondi: pur nella loro pesante negatività, tuttavia, scalfiscono appena le relazioni belle e la magnificenza del nostro comparto, perché tanti (la maggioranza) sanno dare significato alto al settore, nel rispetto, nell’ascolto, nel dialogo, nelle condivisioni sincere, leali e trasparenti che lo sport insegna ad ogni età. I manipolatori velenosi e doppi o i mediocri comprimari che si ergono a protagonisti non potranno mai inficiare la potenza delle relazioni e delle amicizie sincere che il settore regala a chi è spontaneamente innamorato del proprio lavoro e del proprio ambiente.
Sappiamo sempre emozionarci per le sfide vinte o per i successi che lo sport system consegna al Paese
Perché, in fondo, noi che ogni giorno diamo vita a nuove idee e costruiamo progetti per l’evoluzione dell’atleta, dello sport, del benessere, della salute di ognuno, sappiamo sempre emozionarci per le sfide vinte o per i successi che lo sport system consegna al Paese: in nome dei principi che lo sport insegna, ma anche dello spirito identitario nel nostro settore, sappiamo essere riconoscenti a questo splendido comparto e a chiunque ne nobiliti il suo valore sociale, economico, educativo, formativo, relazionale.

Alle volte il nostro mondo claudica un po’ troppo, ma gli inciampi si superano e si dimenticano, per condividere, possibilmente con un pizzico in più di coesione, il piacere di affrontare nuove sfide volte al raggiungimento di stimolanti traguardi: per il bene del settore e pure di chiunque scelga, abbia scelto e sceglierà di esprimersi professionalmente in un “sistema” sì perfettibile, ma dal fascino poco eguagliabile.
