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Vertical Aquatic Activity fra falsi miti e realtà

Servono trainer capaci e manager consapevoli per offrire il meglio ad ogni persona che scelga di stare bene con l'attività in verticale in acqua

L’ambiente acquatico va valorizzato con esercizi idonei, considerando obiettivi raggiungibili e misurabili per condividerli con ogni singola persona che sceglie l’attività verticale in acqua per stare meglio

stefanocandidoni@gmail.com

In moltissimi siti dove si “vende” l’attività acquatica in verticale, ancora c’è chi la definisce AcquaGym, chi si spinge all’Acquafitness, chi ancora AcquaWellness tanto per non sbagliare.

Poi si declina tutto in tanti nomi differenti che dovrebbero avere lo scopo di attirare, colpire il neofita che si voglia affacciare a questa attività. Ed in mezzo a questa babele di nomi, emergono i vantaggi “incredibili” dell’attività fisica fatta in acqua, a mio parere mischiando un pochino sacro e profano.

Se vai in acqua è per migliorare qualcosa e se fai attività in acqua in verticale devi misurare qualcosa, perché vale sempre l’assioma “misurare per migliorare”

Ci sono delle domande che chi si occupa di far fare attività fisica alle persone dovrebbe porsi sempre:

Esercizi più dinamici in acqua, toccando il fondo, richiedono competenze e conoscenze fondamentali da parte di ogni aquatic trainer

Sempre giusto parlare di salute legata all’attività fisica in acqua? che cosa possiamo misurare perché l’obiettivo salute sia reale?

Se parliamo di target diversi, possiamo pensare di lavorare sulle stesse motivazioni? Se ciò che misuro è la frequenza cardiaca e questa può essere diversa tra persona e persona, come posso pensare che una stessa lezione vada bene per tutti i presenti in acqua?

Di che cosa hanno bisogno realmente le persone per fare attività fisica? Se facciamo fare movimenti fuori dall’acqua e poi predichiamo i vantaggi dell’acqua, quale messaggio arriva? 

Se una persona è ha un’età più matura ed è etichettata sedentaria, come possiamo modificare radicalmente questa situazione? Può l’attività in acqua aiutare un sedentario? e perché?

Quanta parte giocano le «mode» per far fallire gli obiettivi che le persone vorrebbero raggiungere con l’attività fisica? Se scriviamo che l’attività in acqua rassoda e snellisce il corpo, stiamo giocando sulle “mode” o abbiamo intenzione di misurare/controllare qualcosa?

Intanto dovremmo analizzare bene questa definizione: Pratica motoria in acqua, al di fuori delle discipline acquatiche tradizionali e codificate, che propone tipologie diverse di attività con l’obbiettivo di migliorare le capacità fisiologiche e l’efficienza fisica dei soggetti partecipanti attraverso gli effetti del movimento, sfruttando le proprietà e le caratteristiche dell’ambiente acquatico.

VAS (Vertical Aquatic Style): perché l’ambiente acqua chiede uno “stile” di lavoro ben preciso, un processo di servizio chiaro che dia concretezza agli obiettivi

Possiamo definirla Water Vertical Activity o, riprendendo un concetto a me più vicino, VAS (Vertical Aquatic Style), perché, per quello che penso io, l’ambiente acqua chiede uno “stile” di lavoro ben preciso, un processo di servizio chiaro che dia concretezza agli obiettivi che vengono dichiarati. In ogni caso, questo passaggio … l’obbiettivo di migliorare le capacità fisiologiche e l’efficienza fisica dei soggetti partecipanti attraverso gli effetti del movimento, sfruttando le proprietà e le caratteristiche dell’ambiente acquatico definisce in modo molto chiaro alcuni aspetti:

Una classe di Aquatic Wellness che, di fatto, rientra fra gli stili di Vertical Aquatic Styles – VAS
  • Che se vai in acqua è per migliorare qualcosa
  • Che se fai attività in acqua in verticale devi misurare qualcosa, perché vale sempre l’assioma “misurare per migliorare
  • Che le caratteristiche dell’ambiente acqua vanno sfruttate, affermazione che dà bene il senso della forzatura che dovremmo fare tutti nel valutare appieno che cosa accade in acqua per uno stesso esercizio a persone diverse. Esattamente al contrario della stessa cosa per tutti e nello stesso modo.

Verissimo che lo stare in acqua, da solo, porta benefici, soprattutto in acqua un pochino più calda. Ma qui stiamo parlando della possibilità e necessità di fare qualcosa che potenzi questi benefici, perché l’uomo si è evoluto con il movimento e perché la vera esortazione che la natura ci trasmette è che dobbiamo continuare a muoverci man mano che passano gli anni.

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Quindi, indipendentemente da come definiremo ciò che facciamo, il mio consiglio è quello di provare a utilizzare queste variabili:

Livello dell’acqua rispetto alla persona (creste iliache, ombelico, ascelle, braccio, ecc..)

– Genere

– Età dimostrata/reale

– Corporatura della persona (più o meno magra, dimensioni gambe, dimensioni mani, lunghezza leve, ecc.)

– Pavimento fondo vasca

per poter creare una banca dati che possa aiutarci, nei vari esercizi, a capire cosa far fare e quali saranno i risultati attesi, piuttosto che i suggerimenti che si dovranno dare in anticipo ai clienti. Questo, per me, è sfruttare e valorizzare l’ambiente acquatico.

Quando l’attività verticale in acqua è rivolta a persone meno giovani i parametri non sono assolutamente gli stessi di un ventenne, mentre i principi dell’esercizio in acqua sono i medesimi

Scritto da Stefano Candidoni