L’asimmetria di due settori contigui, palestra e piscina, sta determinando un gap crescente fra chi ha futuro e richiama diverse categorie di clientela e chi è destinato ad estinguersi
Questo articolo è stato pubblicato su HA Wellbeing di settembre-ottobre 2024
Palestre e piscine: due settori sovente convergenti il cui percorso è una sorta di “lavori in corso”: italianamente ha un significato sinistro, perché certi processi in Italia non vedono mai la parola fine.
Assistiamo ad una divaricazione fra i due comparti che, al loro volta, vivono un’ulteriore asimmetria, fra chi sta progredendo e chi non si capacita di cosa significhi cambiare.
Nei “lavori in corso” assistiamo ad una divaricazione fra piscine e palestre che, a loro volta, vivono un’ulteriore asimmetria fra chi sta progredendo e chi non sa cambiare

LE PALESTRE. L’ avamposto ha la sua imprenditorialità matura, con leader veramente capaci, di cui raccontiamo idee e successi nel nostro magazine cartaceo e online (wbox). Il cambiamento non lo stanno interpretando, lo stanno determinando, facendo leva su innovazione e tecnologia secondo un disegno di impresa. Hanno obiettivi chiari, i più nitidi dei quali sono portare in palestra i sedentari e rafforzare il legame salute-esercizio fisico. Al loro fianco si affermano le catene, anche estere, forti di logiche industriali e di solidità finanziaria. Dietro, l’asimmetrico sottobosco di micro-palestre (non studi PT che stanno crescendo come funghi), di indipendenti fermi a qualche decennio fa come idee, servizi, attrezzature: dire che avranno futuro è un azzardo.
LE PISCINE. C’è un rapporto di 1:6 fra centri acquatici e palestre esistenti: è lo stesso rapporto che c’è fra chi sa innovare e chi no nelle piscine; spesso, quelle che stanno cambiando modelli, offerta e contenuti sono le vasche dei fitness club o dei grandi gruppi nazionali e stranieri di cui da tempo preconizziamo la loro affermazione. L’asimmetria: la maggioranza però sono piscine pubbliche gestite da società sportive che dell’impresa hanno le dimensioni e il numero di dipendenti, ma non certo la managerialità. Troppe non hanno espresso cambiamento alcuno, non sanno agire da aziende, non si dotano di software gestionali servendosi a malapena di un foglio di excel.

Che idea possono avere di qualità e di formazione costante delle risorse umane? Le piscine, a differenza delle palestre, hanno una dipendenza istituzionale: il legame con la FIN condiziona molte scelte, non limitate alla parte sportiva. Le elezioni della FIN hanno ribadito, a ragione, il primato e la leadership di Paolo Barelli. Se i successi azzurri e federali dipendono dalle piscine, c’è però il grave rischio che molte capitolino per i limiti testè evidenziati: il mondo delle gestioni deve imparare ad agire fedele ai principi FIN, ma con più attenzione alle regole di un mercato che sta decretando il successo imprenditoriale dei grandi gruppi votati al business elevando la penetrazione dal 9% al 15% della popolazione: un beneficio per la collettività e per la salute dei cittadini.
Il mondo delle gestioni delle piscine deve imparare ad agire fedele ai principi FIN, ma con più attenzione alle regole di un mercato
Le piscine italiane potrebbero avere il medesimo obiettivo di crescita, cambiando secondo un modello autenticamente manageriale-aziendale che le affranchi dalla condizione di cantiere infinito.
