Una priorità ancora trascurata in ambito professionale e personale
Questo articolo è stato pubblicato su HA Pool Construction di marzo-aprile 2024
La seconda parte dell’articolo verrà pubblicata domani 17 luglio
L’Intelligenza Emotiva rappresenta l’autoefficacia e l’eccellenza nel lavoro e non si tratta di una moda passeggera del momento; ma il frutto di osservazioni e ricerche di anni per stabilire che è una vera e propria “misura del successo”.
L’I.E (nota anche come Q.E. Quoziente Emozionale o E.Q. dall’inglese Emotional Quotient) è una componente dell’intelligenza che consiste nella capacità di percepire, valutare, comprendere, utilizzare e gestire le emozioni. Chi ha un’elevata I.E. è capace di riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri, distinguerle e utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni. L’I.E. è stata descritta la prima volta nel 1990 da Peter Salovey e John D. Mayer, nel loro articolo Emotional Intelligence e divulgata in tutto il mondo nel 1995 da Daniel Goleman, psicologo, scrittore e giornalista scientifico per il New York Times, nel libro Emotional Intelligence, tradotto in italiano nel 1997 come Intelligenza emotiva: che cos’è e perché può renderci felici. Ogni libro di Goleman diviene un best seller internazionale ed ogni volta amplia, attraverso molteplici argomentazioni scientifiche e casi concreti, il valore e l’importanza dell’I.E.

IL VALORE – ANCHE ECONOMICO – DELL’I.E. SULLE PERFORMANCE AUMENTA CON LA COMPLESSITÀ DEL LAVORO
Il 67% – vale a dire due su tre – delle capacità ritenute essenziali per una prestazione efficace è di natura emotiva. Rispetto al QI e all’expertise, la competenza emotiva conta due volte tanto. E questo vale per tutte le categorie di lavoro e in tutti i tipi di organizzazione. Per chi non ha ruoli di responsabilità, l’efficacia sopra la media dell’I. E. è due volte più determinante, a prescindere dalle mansioni. In altre parole, distingue i fuoriclasse dai mediocri. Il Q.I e le abilità tecniche sono le “capacità di soglia” di base.
L’impatto dell’I. E. aumenta notevolmente con la complessità del lavoro e risulta quindi indispensabile in chi riveste ruoli di potere gerarchico, come imprenditori e imprenditrici, figure dirigenziali e manageriali. La differenza di valore, in termini economici, tra individui capaci di prestazioni ai massimi livelli confrontata con i colleghi più mediocri o deludenti, aumenta con la complessità del lavoro: nel caso di lavori semplici (operatori su macchine ed impiegati) gli individui con valori di E.I. superiori all’un per cento della distribuzione media avevano un rendimento di tre volte maggiore rispetto a quelli con valori di E.I. inferiori dell’un per cento; nel caso di lavori di media difficoltà (commessi, meccanici) un individuo capace di prestazioni eccellenti era dodici volte più produttivo dei colleghi meno capaci; nel caso di lavori più complessi (agenti di assicurazione, medici) il confronto è stato effettuato in modo diverso, fra gli individui capaci di prestazioni eccellenti e quelli nella media; anche così un individuo appartenente ad una classe del un per cento superiore apportava un valore aggiunto del 127%. Il contributo all’eccellenza della competenza emotiva aumenta con la complessità. Così per i lavori più semplici il rendimento è tre volte di più, per i medi è dodici volte di più e per i complessi l’incremento del rendimento è pari a circa al 127%. Di conseguenza in posizioni altamente complesse l’I.E. diviene un fattore non solo semplicemente additivo, ma moltiplicativo.
Il nostro livello di I.E. non è fissato alla nascita, non si sviluppa solo durante la prima infanzia, ma la buona notizia è che continua a svilupparsi durante tutta la vita, via via che impariamo dall’esperienza.

L’I.E. PER GESTIRE L’ATTUALE COMPLESSITÀ E LA VELOCITÀ DEL CAMBIAMENTO
L’I.E. è la chiave per accelerare trasformazioni oggi indispensabili e vitali. Nel lavoro chi ha livelli alti di I.E. è un partner, un leader, un collaboratore ideale, che non cerca mai colpevoli o scuse, che si prende il merito dei propri successi e la responsabilità dei propri insuccessi, che si chiede sempre: cosa devo fare per migliorare e crescere? L’I.E. quindi non è importante solo per chi si occupa di vendite e customer care, dove è stata ampiamente dimostrata la sua rilevanza, ma è necessaria in ogni settore dell’azienda, dall’amministrazione alla produttività!
Una prima definizione semplice e pragmatica? L’I.E. è un “insieme di Competenze Comunicativo-Relazionali”, che usiamo quotidianamente nel lavoro e nella vita. In sintesi può essere descritta come la capacità di ben-comunicare con noi stessi e con gli altri, un variegato insieme di macro-competenze per ben-relazionarsi e ben-vivere con noi stessi e agire una comunicazione efficace e costruttiva con gli altri. Naturalmente esistono molteplici leggi tra cui la Logica “Inside-Out” <<se non sono forte dentro, non riuscirò ad ottenere risultati fuori, con gli altri!>>. Avete forse visto il film d’animazione della Pixar “Inside-Out”? Niente nella Pixar è lasciato al caso, dato che cerca di veicolare l’I.E. ai bambini e quindi anche a tutti noi.

LE SOFT SKILLS HANNO IMPATTI HARD! L’I.E. PUÒ SEMPRE ESSERE APPRESA!
Per tale motivo le Soft Skills sono a tutti gli effetti Strategic Skills, sinergiche e complementari alle Technical Skills, alle abilità tecniche tipiche di ogni lavoro.
Innumerevoli evidenze scientifiche, insieme a conferme di aziende di successo, attestano il valore, anche economico, dell’I. E. in ambito professionale, mentre l’ignoranza delle sue leggi e segreti costa decisamente troppo in termini di scarsi risultati/inefficacia/inefficienza, malessere, disagio, insoddisfazioni, lamentele e a diversi livelli (Produttività, Innovazione, Salute, Sicurezza, Benessere).
Innovare non è solo implementare sistemi e processi a elevato valore tecnologico, ma anche investire in formazione per colmare il gap di competenze e l’I.E. è imprescindibile e prioritaria per tutti. Non esistono più scuse, quali carattere, età, genere: l’I.E. come insieme di competenze – saper fare può sempre essere appresa grazie alla neuroplasticità del nostro cervello, la straordinaria capacità di creare sempre nuove connessioni. Chiunque – se adeguatamente aiutato – può significativamente migliorare la sua I.E. e sprigionare il suo e altrui potenziale.
Come indicato in testa a questo articolo, la seconda parte verrà pubblicata domani 17 luglio