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Consiglio o Consulenza?

Un consiglio lo si dà al volo come parere personale, una consulenza sottende una preparazione rilevante che viene offerta in modalità diversa ph gpointstudio by freepik

Nel nostro settore capita spesso di avere richieste di intervento per consulenze, che, se professionalmente interpretate, escludono la figura improbabile del tuttologo. Ma, se si chiede una qualificata consulenza, è intuibile che sia a pagamento

Riportiamo per la prima volta un contributo dell’eccellente professionista ed esperta del comparto Piscina-Fitness, Simona Pergolesi, che si distingue per la credibilità che si è guadagnata nel corso degli anni, ma pure per la capacità di scrivere, prediligendo la qualificante modalità social su LinkedIn.

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Proprio perché Simona Pergolesi non parla mai di cose banali, attingiamo dalla su prolifica vena editoriale un contributo che, in materia di “consulenza”, vitale e determinante per molte aziende e società sportive che rispettivamente forniscono o guidano palestre e piscine, spiega la differenza fra la richiesta di un consiglio e una consulenza. Della seconda, noi che quotidianamente ci imbattiamo in realtà sportivo-gestionali di ogni tipo, ci sarebbe un fondamentale bisogno per crescere e per migliorare la cultura d’impresa che troppo spesso fa difetto a tante società o sedicenti imprenditori. Ma è bene precisare, come fa la nostra nel suo articolo, che una consulenza altamente professionale si paga, non può essere certo una regalia. Compreso tale non secondario aspetto, tutto sta a selezionare consulenti capaci, credibili, preparati, evitando i sedicenti esperti che, troppo spesso, si propongono come tuttologi, in un’epoca in cui è determinante solo l’elevata specializzazione che esclude proprio di essere onniscienti.

ph Simona Pergolesi (LinkedIn)

https://www.linkedin.com/in/simona-pergolesi/?originalSubdomain=it

Oggi ricordiamo la differenza sostanziale tra due parole che non hanno lo stesso significato, né rimandano, quando scritte o pronunciate, ad un medesimo messaggio:

CONSIGLIO
CONSULENZA

Il primo implica, generalmente, un (rapido) scambio di opinioni, la cui aspettativa è per lo più il capire se si sta facendo bene o male una cosa, se si sta intraprendendo una strada più o meno corretta, utile o sana, se si stanno prendendo decisioni buone o meno buone, sagge o meno sagge… e via dicendo.
Il consiglio si chiede spesso al telefono, chattando, parlando ad un aperitivo o in pausa caffè al lavoro…

La consulenza (sentite anche la fonetica di questa parola) conduce il pensiero a qualcosa di più approfondito, più analitico, più razionale e, spesso, anche più professionale.

Se io lavoro nel fitness come Business Consultant ma non sono laureata né in scienze motorie né in nulla che abbia a vedere con la nutrizione, non puoi chiedermi una consulenza per redigerti un programma di allenamento o alimentare.
Al limite – e mi capita più spesso di quanto si creda – mi si chiede un consiglio su questi ambiti: come se per osmosi avessi appreso da colleghi ciò che loro hanno studiato e praticato per anni, solo perché respiriamo la stessa aria nei fitness club.
Ed io rispondo di rivolgersi a qualcuno di più competente in materia.
Sarebbe un po’ come chiedere un consiglio medico a chi in ospedale fa contabilità.

Se però mi si chiede – sempre in qualità di Business Consultant – di “dare un occhio” al listino, di “suggerire qualche piccola miglioria nelle procedure”, di “dare qualche dritta con il personale”, ecc. ecc. ecc.
(e come si sanno dosare bene le parole quando si vuole!) allora ci sono due strade, semplici ma alternative:
1- se si vuole un suggerimento al volo, io dirò la prima cosa che davvero al volo mi viene in mente, senza spendere un minuto a ragionare su listini, processi, organizzazioni;
2- se invece mi si dice di volere un “piccolo consiglio” ma lo si chiede a me in quanto professionista, sviolinandomi qualità da super eroina che neanche io mi riconosco (tu che sei… bla bla bla), allora mi si sta dicendo che, in realtà, come risultato della veloce richiesta ci si aspetta una Consulenza, già, con la C maiuscola.
Tant’è che, subito dopo, il discorso continua con un “Ti mando questo documento, questa promo, questo listino, questo e quest’altro” e mentre siamo al telefono il mio whatsapp ha già ricevuto più allegati di quando si mandano meme tra amici.

C’è solo un piccolo, piccolissimo dettaglio:

  • il consiglio si dà gratis
  • la consulenza si paga

Volere una consulenza chiedendo un consiglio e quindi cercare di ottenere il magico succo del sapiente consulente (che tanto si acclama) a titolo gratuito è sminuente.
E non tanto per me che, alla fine, rifiuto – a meno di non chiamare le cose col loro vero nome e attribuire loro anche il corretto valore (anche economico) – quanto per chi, ai miei occhi, fa proprio una misera e meschina figura.

Scritto da redazione