Il fuoriclasse quanto può dipendere dall’allenamento e dall’ambiente in cui cresce e quanto invece da fattori ereditari decisivi per essere un numero uno ineguagliabile. Senza trascurare testa e mental training
Una riflessione su come si forgi o cresca il Campione viene stimolata da un articolo di Ricardo de Moura, tecnico brasiliano di alto livello.
Nella circostanza, ovviamente, si parla di nuoto e nuotatori, ma quanto viene considerato è estendibile per qualsiasi disciplina dalla più nobile e storica in chiave olimpica, come l’atltetica leggera, a quelle meno collegate agli sport più comuni, come il bodybuilding o le emergenti Hyrox o calisthenics.

In ogni ambito, al di là delle capacità prestazionali, il talento “vincente” emerge e difficilmente è insidiabile da chi ha meno qualità agonistiche, molte della quali sono geneticamente ereditate. Ma contano molti altri elementi, perché troppo spesso rileviamo che il grande talento non si afferma per limiti mentali e caratteriali che impediscono di esprimere tutto il proprio potenziale.
Ne sanno qualcosa i tecnici che ogni giorno tentano di sostenere il processo di crescita dei propri atleti, sovente vanificando i propri sforzi, tempo e attensioni, perché la testa del talento depaupera le tante qualità dell’atleta, relegandolo ad un ruolo marginale, finanche negativo per altri atleti e per la squadra in cui il “talento” milita.
Non siamo allineatissimi a tutte le indicazioni che emergono dall’articolo: il vero talento, quindi vincente pure mentalmente, dipende meno dall’ambiente e da metodi di allenamento.
Il grande talento (alla Phelps, Spitz, Marchand), anche se allenato male, emerge.

Poi, magari, per fare un salto di qualità che lo stagli come fenomeno unico e storico, ha bisogno di altri fattori che contribuiscano alla sua affermazione piena.
Ma tutti gli elementi che de Moura riepiloga sono fondamentali per l’atleta talentuoso pur non potendo ambire alla prestazione che resterà la pietra miliare nella storia della disciplina che pratica.
Si sottovalutano troppo il training mentale e la forza che una mentalità vincente ha sul grande risultato: troppa fisiologia ancora oggi prevale su aspetti che, anche per comodità o costi, molti allenatori trascurano, sottoponendo gli atleti a carichi d’allenamento estremi, trascurando il fattore decisivo per superarsi e superare gli altri.

Qualche attenzione in più sugli aspetti mentali, in un’epoca dove l’allenamento estremo e l’iper tecnicismo prevalgono, sarebbe opportuna, dal momento che nemmeno il nostro DNA può tutto in chiave prestazionale, pur essendo un ottimo punto di partenza.
Di fatto, de Moura stesso sottolinea l’importanza di approcci multimediali e longitudinali nell’identificare e costruire dei talenti.
GENETICA NELLO SPORT: POTENZIALE O DESTINO?

Il ruolo della genetica nelle prestazioni sportive è reale, ma complesso.
Ho ricevuto dal mio amico Dr. Marcus Bernhoeft, studioso della materia, un testo di riflessione: “Crescita – sviluppo – maturazione e prestazione motoria“.
Stimola sempre la riflessione. Una riflessione che, da quello che vediamo, è lontana dalla volontà della maggior parte di coloro che gestiscono questo sport.
Mentre i nostri geni possono darci una predisposizione a determinate abilità (come il nuoto, il tipo di fibre muscolari o l’apertura alare), il talento è plasmato dall’interazione con l’ambiente: molto allenamento, nutrizione e dedizione.
La ricerca internazionale mostra che il mondo sta già studiando questi fattori nell’individuazione dei talenti, ma l’approccio è multiforme e non si limita alla genetica.
Come evidenziato da Ben-Zaken et al. (2022), “mentre un profilo genetico favorevole è necessario per l’eccellenza atletica, altri fattori tra cui metodi di allenamento avanzati, attrezzature e strutture; un’alimentazione adeguata; salute psicologica; alta motivazione; e il sostegno della famiglia sono importanti anche per l’eccellenza di alto livello nello sport“.
Il rilevamento dei talenti nel nuoto, ad esempio, comporta una combinazione di:
– Valutazione fisica e fisiologica: misurazioni antropometriche, capacità aerobica (VO2 max), forza, potenza e flessibilità.
– Competenze tecniche: Analisi della tecnica natatoria, efficienza in acqua.
– Fattori psicologici: resilienza, motivazione, disciplina, capacità di affrontare la pressione.
– Cronologia degli allenamenti e dei progressi:** Monitoraggio dello sviluppo dell’atleta nel tempo.
– Fattori ambientali: accesso a buoni allenatori, strutture, alimentazione adeguata e sostegno familiare.
Articoli come “Approcci multidimensionali e longitudinali nell’identificazione dei talenti” e “Uno studio descrittivo delle percezioni degli allenatori riguardo all’identificazione e allo sviluppo dei talenti nel nuoto” evidenziano l’importanza degli approcci multidimensionali e longitudinali.
Ciò significa che l’identificazione dei talenti è un processo continuo che considera più variabili nel tempo, piuttosto che un evento una tantum basato su un singolo fattore come la genetica.
La genetica offre senza dubbio un “punto di partenza” e può predisporre un individuo a determinate caratteristiche fisiche che sono vantaggiose in sport come il nuoto.
Tuttavia, è solo un pezzo del puzzle.
Lo sviluppo del talento sportivo è un processo complesso che richiede la continua interazione tra predisposizione genetica, un ambiente di allenamento ottimizzato, un’alimentazione adeguata, supporto psicologico e, soprattutto, dedizione e duro lavoro da parte dell’atleta.
È la combinazione di tutto questo che crea i campioni. Fonte: https://www.linkedin.com/posts/ricardo-de-moura-420218200_geneticaesportiva-nataaexaeto-detecaexaetodetalentos-activity-7362856058907766784-0wsa/?utm_source=share&utm_medium=member_ios&rcm=ACoAAAtP0GMB87YmxeKWQobbGaubgX260r6J5v8