Inutile sperare nelle istituzioni o nella politica per sensibilizzare sulla criticità idrica che, nonostante le piogge eccessive, resta un bene vitale scarso e sprecato. Meglio che gli addetti ai lavori sensibilizzino l’opinione pubblica e siano i paladini della risorsa fondamentale per la vita, anche quella di ogni piscina
Le recenti intense piogge connesse a perturbazioni di fine estate – inizio autunno hanno causato ingenti danni ai beni, alle persone ed alle cose di molte aree della Penisola. Contemporaneamente alcune regioni del sud e le due isole maggiori sono tutt’ora caratterizzate da una devastante siccità. Quindi viene confermata la regola che dell’acqua ci si ricorda solo quando arriva in quantità rilevanti al punto da causare esondazioni, frane e alluvioni oppure manca del tutto per molti mesi con gravi conseguenze sull’intera economia delle regioni colpite (che registrano peraltro perdite di vite umane).

Eppure, ancora molti, tra cui alcuni scienziati, negano il cambiamento del clima dovuto in gran parte a cause antropiche.
Tra una siccità e un’alluvione, superate bene o male le criticità, ci si dimentica dell’acqua tra mille altri problemi del nostro tempo. Piani strategici di prevenzione, il governo del sistema idrografico, la protezione dei bacini imbriferi, pur essendo oggetto di quotidiano lavoro da parte di decine di migliaia di addetti, sono condizionati da mille questioni fattoriali, tra cui manca una visione di insieme in cui spicca la carenza di risorse finanziarie. Manca la capacità di prevenire, ma non quella di prevedere. Il mondo dell’acquaticità sembra non accorgersi di questa evoluzione ormai in atto da molti anni. Forse che anche i successi di tanti nuotatori alle Olimpiadi parigine, atleti e paralimpici fanno supporre che tutto vada bene nel mondo non solo del nuoto agonistico, ma nell’insieme delle offerte di strutture acquatiche.
Probabilmente nessuno ha mai ipotizzato che un giorno qualcuna di queste strutture, piccole o grandi, più o meno gestite magistralmente, possa esporre all’ingresso della struttura acquatica il cartello “CHIUSO PER MANCANZA D’ACQUA!”. Le conseguenze sono facilmente immaginabili. Ma in quel momento non si potrà far nulla se non dare la colpa ai cambiamenti climatici e non alla carenza di prevenzione umana, all’incapacità di un radicale cambiamento della cultura del guardare solo all’oggi senza preoccuparsi del domani.

Abbiamo già presentato i dati relativi alle perdite strutturali da parte delle condotte idrauliche nella distribuzione dell’acqua potabile: trenta anni fa i censimenti al proposito davano una perdita percentuale inferiore di un paio di punti a quella attuale. Sgomento totale, ma senza risposte! O meglio, senza una risposta razionale.
Tutti gli attori dell’acquaticità, siano essi protagonisti o semplici utilizzatori, dovrebbe unirsi per promuovere concrete azioni di protezione e prevenzione, senza attendere i tempi della politica o della burocrazia, ma anche senza contenziosi, o manifesti interessi privati o rivendicativi sui contenuti delle azioni connesse. In una democrazia moderna i cittadini, siano essi imprenditori, fornitori gestori o utilizzatori delle piscine dovrebbero porre in evidenza che la piscina ha un valore socioeconomico strategico perché, direttamente o indirettamente, riguarda la salute di una parte rilevante della popolazione.

Non si può delegare ad altri questo complesso compito di sensibilizzazione dell’opinione pubblica come non si può demandare solo ai vertici delle varie associazioni di settore una riqualificazione dell’approccio al tema della piscina. Oltre il 75% dell’acqua sotterranea prelevata dai vari acquiferi dei nostri territori serve all’agricoltura: una gran parte della risorsa a volte vien sprecata, ma nessuno si muove per meglio regolare questo importante, ma non unico utilizzatore della risorsa naturale più preziosa. Ed è solo un esempio a cui facilmente si potrebbero aggiungere i criteri gestionali di tutti gli impianti acquatici (anche se i loro consumi sono una frazione di percentuale).
È venuto il tempo della riflessione, dell’analisi di un sistema di cui tanto si parla, ma poco ci si preoccupa se non quando manca o ne arriva troppa in poco tempo. La riscoperta dell’acqua, sia in termini quantitativi che qualitativi, rappresenta una questione irrisolta di civiltà.
Chi meglio dei vari attori dell’acquaticità potrebbe essere portatore di questa rinnovata necessità? Rimbocchiamoci le mani, parlando meno e progettando un futuro di buon senso, nel rispetto della natura e delle condizioni ambientali.
