Molto di quello che connota l’universo piscina, nel bene e nel male, lo ritroviamo nel Sistema Paese, considerando sociale e valori che andrebbero sempre anteposti, ma che sovente vengono calpestati
Premessa: l’introduzione, ampia, spazia su questioni di attualità planetarie e nostrane, per poi approdare al nostro contesto, ovvero a quello delle piscine, per buona parte speculare a quello che ci circonda, al nostro sistema sociale, di relazioni, al nostro sistema Paese che zoppica e che, inevitabilmente, ritroviamo anche nel comparto acquatico come fotografia dello spaccato sociale e relazionale: un sistema la cui deriva è sotto gli occhi di tutti.
Stiamo vivendo un periodo della nostra comune storia, ovunque, caratterizzato da molte incertezze, perplessità e sicuramente dalla perdita di orientamenti definiti e perseguibili. Siamo storditi dalle parole, dalle comunicazioni, dai modi di fare, dalle immagini e dai rapporti, sempre più tesi e sempre meno veri. I fatti giornalieri sono costellati da cronaca nera, da eventi catastrofici e da una marea fluttuante, ma sempre tempestosa di menzogne, rancori, guerre e sfide costanti. Una violenza costante alla realtà determinata dall’ambizione di apparire e non dall’essere, alla cultura, quella vera, quella basata sulla ragione e non sulle sfide fomentate da appartenenze, da falsi idoli, dal business a tutti i costi e dalla totale mancanza di umanità.

Cos’è l’umanità? Bisognerebbe chiederlo ai nostri politici, ai governanti o ai dittatori che costellano l’intero Pianeta: ognuno fornirebbe risposte frutto prevalentemente della propria appartenenza, delle proprie ambizioni e della posizione che occupa nella società, della propria arroganza e quindi spesso dimostrazione di una incredibile ignoranza. Ma bisognerebbe chiederlo anche a chi fa la fila per mangiare alla Caritas o presso le benemerite associazioni di volontariato e volgere la stessa domanda a chi si presta a porgere un pasto o una bevanda calda senza chiedere nulla in cambio se non un sorriso. Sorrisi difficili da ottenere da chi non ha nulla e vede intorno solo il buio: il buio delle affermazioni gratuite e ingiuriose, delle promesse mai mantenute, delle dispute che finiscono in conflitti (dall’ambito familiare a quello intercontinentale).
I contenziosi in cui i politici, i ricchi, gli affaristi o coloro che servono i predetti non pagano mai per lo scempio che generano ovunque e su tutto e mai hanno l’umiltà di ascoltare l’altro perché vogliono far credere che gli unici che possiedono la verità e la soluzione in tasca siano loro e non quelli che hanno davanti o che bussano disperatamente alla porta dei diritti quotidianamente calpestati. Questa deriva culturale sta portando a violentare continuamente la vita di tutti noi e la sopravvivenza del Pianeta che continuiamo a distruggere sistematicamente.
Tutti noi siamo disorientati: le informazioni che ci vengono fornite sono condizionate dal potere politico ed una gran parte del potere si schiera con il più forte, cioè quello che urla di più ed altera la lettura dei fatti secondo propria necessità o i bisogni di chi lo paga.
Non capiamo più cosa davvero stia accadendo e la paura ci assale: questo ci rende ancora più fragili, più predabili da false ideologie e da assurde e pretestuose promesse. Le buone maniere, la gentilezza, l’attenzione per l’altro sono fuori moda. Se non gridi e non insulti non sei nessuno…Chiunque osservi attentamente quello che accade, e non si faccia condizionare da quanto viene narrato in mille forme di comunicazione, si accorge che ogni azione umana manca sostanzialmente di un aspetto fondamentale della vita comune: il rispetto. Rispetto delle Leggi, rispetto delle persone, rispetto delle cose, rispetto per la religione e lo status degli altri. L’educazione l’abbiamo ricevuta tutti, ma forse ce ne siamo dimenticati. Oggi prevale l’arroganza e la strapotenza…

L’altro ieri stavo attraversando, sulle strisce pedonali, una strada rettilinea con ampia visibilità e poco traffico: ho controllato su entrambi i lati ed alla mia sinistra ho individuato un’auto scura che stava arrivando a modesta velocità e quindi mi sono avviato ad attraversare velocemente, stando bene attento a cosa sarebbe accaduto. In mezzo alla strada d’istinto mi sono allontanato dalle strisce perché quell’auto stava per investirmi. È arrivata a sfiorarmi prima di fermarsi: da questa auto di grossa cilindrata, costosissima, è uscita una giovane donna, affannata, che aveva in una mano una sigaretta e nell’altra lo smartphone e mi ha urlato: “pezzo di m… di vecchietto. Stai a casa a fare la calzetta…” Immediatamente è risalita a bordo auto ed io ho raggiunto la parte opposta della strada attraversata.
Ho avuto giusto il tempo di sentire gli pneumatici consumarsi sull’asfalto per la forte accelerazione dell’auto scura. Ho pensato: delirio di onnipotenza o problemi psichiatrici gravi?
Poi ho riflettuto: quella donna, se frequenta una piscina per mille motivi diversi, come si comporterà? Quello che accade in piscina spesso è lo specchio di quanto accade nella nostra società. Manca il rispetto: verso gli altri, specialmente verso i meno esperti, verso le cose e soprattutto verso le regole. Che non sono di “buona creanza”, ma semplicemente di buon senso.

Di rispetto verso la struttura che ti ospita e che accoglie persone, piccole e grandi, ognuna con le proprie necessità. Per decenni ho frequentato per lavoro il mondo dell’acquaticità (invero me ne occupo tutt’ora) ed un secolo fa ho anche frequentato le piscine a livello pre-agonistico. Con gli anni non mi sono ancora abituato al fatto che sistematicamente le vasche possono essere un luogo dei mancati o insufficienti rispetti.
Il mio primo nipote ha iniziato presto a nuotare ed a 13 anni era già avviato al nuoto agonistico. Ma si è ritrovato un allenatore che per ogni cosa urlava come un pazzo e alternava ogni parola a bestemmie, con una volgarità inimmaginabile. Nonostante i reclami, e non solo nostri, l’allenatore è rimasto ed ora ha avviato un club suo, dove continua ad urlare e bestemmiare.
Mio nipote si è rifiutato di continuare a frequentare le piscine! Ma questo esempio non è isolato.

Per molti anni ho seguito le necessità di una piscina olimpica, frequentata da squadre di atleti di tutte le età. Mi ha sempre colpito che i loro allenatori non entrassero mai nel merito di quello che questi ragazzi facevano fuori dall’acqua. Mangiavano e bevevano a bordo vasca, entravano con le loro scarpe e quando era finito il loro turno abbandonavano i loro rifiuti sulle panche o al di sotto di queste a bordo vasca.
Questo accade ogni giorno in centinaia di impianti. Totale mancanza di rispetto verso le persone (non solo verso gli altri utenti delle poche corsie libere, ma anche verso i gestori ed i manutentori), verso le cose ed in generale verso la struttura e l’ambiente che li accoglie e ospita quasi giornalmente (docce lasciate aperte sono diffusi atteggiamenti qualunquisti…).

E’ vero che il nuoto rappresenta in genere una scuola di vita, ma è anche vero che il rispetto verso gli altri e verso le cose non sono argomenti trattati nell’acquaticità. Credo che una riflessione in tal senso non farebbe sicuramente male a nessuno, anche se risulta pedante e difficile da intraprendere in un Paese in cui nemmeno le chiese rappresentano un ambito di rispetto.